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IRRAZIONALITA’ NORMATIVA IN TEMPI PANDEMICI

Il diritto è una risposta al reale di cui analizza la composizione e ne disciplina i tasselli, al fine di conservare al meglio la convivenza civile tentando eventualmente di migliorarla, fornendo, se del caso, soluzioni alle controversie scaturenti potenzialmente da esso. La norma, una delle filiazioni del diritto, è susseguente al fatto e, constatandone l’esistenza, interviene su di esso nel momento in cui interferisce con le vicende umane. Il fatto interessa l’ordinamento giuridico in quanto incidente sulla esistenza degli esseri umani in veste di cittadini di uno Stato.

Questi tempi pandemici hanno originato una nuova forma di diritto non più susseguente al fatto ma a questo antecedente, ossia un diritto che costituisce il fatto, normandolo contestualmente. Il diritto non è successivo al fatto ma lo precede creandolo e dettando le condizioni che i soggetti devono rispettare nel relazionarsi con esso. Il diritto, pertanto, plasma esso stesso il fatto soffiandovi dentro il comportamento che occorre tenere, modellando una psicologia di massa uni direzionale grazie alla conformazione dell’irrazionalità su un piano di apparente razionalità.

Prendiamo due esempi del vivere quotidiano. Persone ammassate dentro un autobus e individui lontani anche svariati metri all’interno di un ampio ristorante: il primo gruppo non necessita dell’utilizzo del c.d. Green Pass, il secondo sì; nel primo si percepisce la normalizzazione dell’utente che è diffusamente tranquillo, mentre nel secondo ambiente chi si presenta senza certificato verde è percepito come una minaccia; le persone inzeppate dentro un mezzo pubblico sono maggiormente a rischio contagio da Covid-19, rischio azzerato fra i clienti seduti a distanza in un locale spazioso, eppure gli sguardi e gli atteggiamenti delle persone  risultano essere opposti. Raziocinio vorrebbe un atteggiamento di accettazione dell’individuo privo del certificato in un luogo di ristorazione, invocandone invece l’introduzione sui mezzi pubblici dove, non infrequentemente, si sta pigiati l’uno all’altro.

Il raziocinio, appunto. Il raziocino muta e si depotenzia sempre quando la paura (reale o avvertita o imposta) si affaccia, cresce e si ingigantisce. La razionalità diviene inversamente proporzionale al timore, razionalità e ragionevolezza che, per giurisprudenza consolidata della Consulta, devono informare ogni tratto di penna che compone la legislazione che è stata, è e sarà.

Rodolfo Sacco coniò il concetto di formante del diritto, base giuridica su cui si sviluppa ogni sistema ordinamentale. Il formante può essere legislativo (se il sistema si sviluppa lungo la dorsale legislativa, come in Italia), giurisprudenziale (se si rifà a quanto stabilito dalle sentenze, come negli ordinamenti di common law) o dottrinale (se le fondamenta sono costruite intorno al pensiero dei giuristi e degli accademici).

Esistono anche formanti definiti “crittotipi”, ossia “quelle regole implicite,” – così qualificate dalla prof.ssa Diurni – “cui ci si conforma senza averne piena consapevolezza. Essi sono il risultato del contesto storico, culturale e sociale di un dato ordinamento giuridico e concorrono a formare la mentalità del giurista autoctono.”.

La paura è stato il formante nascosto del sistema normativo prodotto a far data dal 31 gennaio 2020, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza. Il nocciolo della paura è l’irrazionalità che ne costituisce il nucleo essenziale ed ha permeato ogni atto disciplinante l’epidemia, dai DPCM (che non sono affatto una fonte di diritto ma, come ha recentemente ritenuto la decisione della Corte costituzionale 198/2021,  atti amministrativi monocratici necessitati), alle ordinanze del Ministro della Salute e del Capo Dipartimento della Protezione Civile, alle circolari del Ministro dell’Interno e, infine,  alla decretazione d’urgenza, unico autentico mezzo di produzione giuridica.

L’irrazionalità è la negazione del diritto che si fonda sulla ragionevolezza e sulla attinenza alla realtà di una disposizione di legge, necessariamente congruente, coerente e proporzionale al sistema nella sua interezza.

Il diritto è pensiero razionale che “si interessa” di ciò che esiste, non di ciò che non esiste. Stiamo assistendo, viceversa, alla creazione di molteplici realtà cangianti a seconda delle norme immaginate e approvate dal Legislatore, norme parametrate su una confusione decisionale ben lontana dai criteri razionalistici invocati dai giudici costituzionali. Come possiamo valutare la situazione che vede persone senza Green Pass in piedi lungo il bancone di un bar a pochi centimetri di distanza da persone sedute titolari del medesimo? Persone in piedi e persone sedute in presenza (o assenza) di un egual rischio di contagio, ma trattate in maniera difforme, se non opposta, in marchiana violazione dell’art. 3 Cost.

La normazione in questi mesi ha dato forma giuridica all’irrazionalità sorta dalla paura, quotidianamente insufflata in ognuno di noi, conferendole una legittimazione ed una dignità in palese contrasto con la Carta ed i suoi principi fondamentali. L’irrazionalità riempie sì di contenuto una parte della legislazione più recente,  ma acquisita anche un peculiare aspetto estetico, laddove assistiamo ai vertici dello Stato che interloquiscono con i giornalisti senza mascherina per rimetterla una volta smesso di parlare, assumendo persino una propria  dinamica sociale, o ogniqualvolta  osserviamo una dipendente del supermercato priva del “titolo”  – e per tale ragione sospesa dal servizio e dalla retribuzione –  entrare (come cliente e, quindi, senza Green Pass) nel medesimo (ex) luogo di lavoro e conversare amabilmente con le colleghe e – meno amabilmente – con il responsabile della propria sospensione.

Il brocardo ossessivamente ricorrente risulta essere: “Nulla sarà come prima”.

Speriamo invece che qualche cosa sia come prima, come il pieno ripristino della Costituzione, ordito armonico, equilibrato e razionale di diritti, libertà e doveri, nel quale nessuno di costoro tiranneggia sull’altro e nel quale i nostri saggi Padri costituenti non hanno voluto affatto prevedere uno “stato di eccezione”, salvo in caso di dichiarazione di guerra.

Mi auguro si torni quanto prima ad una democrazia pienamente liberale, ove il diritto al lavoro, la libertà personale ed il principio di eguaglianza, baluardi di qualunque Stato occidentale, si espandano di nuovo, procedendo alla rimozione di tutti quegli strumenti surrettizi che li stanno limitando ed arginando in maniera sempre più visibile e stringente.

Fabrizio Giulimondi

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