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La maturità sta restituendo un po’ di normalità. Ma che scuola avremo a settembre?

Il vero banco di prova sarà a settembre, quando i nostri ragazzi torneranno, si spera, in aula. Perché dopo 15 mesi di lezioni con la didattica a distanza, la voglia di normalità c’è e si fa sentire anche per loro. Normalità che gli esami di maturità 2021 stanno restituendo a piccole dosi, anche con la modalità, per così dire, più leggera.

La seconda maturità dell’era Covid, quando gli studenti tornano a vedersi dopo mesi e mesi di lezioni dietro ad uno schermo e rapporti sociali completamente azzerati. Senza dimenticare, poi, tutte le attività extra scolastiche di cui solo in pochi parlano. Ma che hanno un profilo educativo altissimo, specie sui più piccoli.

Ma cosa succederà a settembre? La verità è che nessuno lo sa. I problemi incombono, esattamente come lo scorso anno. Il numero di studenti delle nuove classi non è stato ancora ridotto e mancano all’appello migliaia di aule di dimensioni adeguate ad accogliere tutti. C’è poi l’incognita vaccini. Perché è vero che gran parte degli studenti sarà già vaccinata (soprattutto i più grandi) e anche i docenti, ma cosa ne sarà dei più piccoli? Saranno effettuati i tamponi salivari così come si sta pensando? E il trasporto locale? Riuscirà a garantire migliaia di spostamenti in totale sicurezza e nel rispetto delle disposizioni anti Covid?

Insomma, domande che sembrano ripetersi. Proprio come lo scorso anno, quando si ragionava sui banchi a rotelle e sulle disposizioni delle aule, quando forse i problemi da risolvere erano altri. Ma siamo sicuri che si tornerà a fare lezione in presenza? Anche su questo c’è una grande incertezza. In realtà, il ministro Patrizio Bianchi si è già espresso su questo, ma senza chiarire troppo in che modo. Ha parlato, il ministro, di una scuola “che sarà in presenza, ma che sa usare la Dad e non ne ha paura.

Al di là delle decisioni che saranno prese dal Governo per il prossimo anno scolastico, una cosa è certa. La didattica a distanza funziona se fatta bene. Funzione se gestita da remoto in modo da permettere a tutti una frequenza minima che possa garantire apprendimento e studio. Funziona se lascia liberi i genitori dal dover controllare che tutto proceda secondo i programmi. Certo, la didattica a distanza non potrà mai sostituire la scuola vissuta in presenza. Deve pur esserci un motivo se il 78,4% dei laureandi (secondo l’ultimo rapporto di AlmaLaurea sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati) preferisce la didattica in presenza. Deve esserci.

Irma Annaloro

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