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LA PANDEMIA E’ ANCHE SINONIMO DI POVERTA’

Oltre che ad intaccare la nostra salute, il Covid-19 si sta dimostrando particolarmente nefasto anche per le nostre tasche. Sono sempre, infatti, più preoccupanti ed emotivamente forti le immagini delle lunghe file di nostri connazionali in attesa di ricevere del cibo che la Tv quasi quotidianamente ci propone, a testimonianza di come la pandemia sia stata e lo sia tuttora particolarmente devastante dal punto di vista delle nostre finanze. Sono, quindi, aumentati sensibilmente i poveri ed anche intere fasce della popolazione che prima del virus non erano conteggiabili fra gli indigenti, purtroppo si ritrovano in condizioni molto vicine alla miseria. Se, poi, ci mettiamo i palesi ritardi nei cosiddetti ristori, ecco che la situazione appare, col passare del tempo, sempre più drammatica. Le Istituzioni non possono minimizzare la grave problematica e bisognerebbe centuplicare, dunque, gli sforzi per evitare che sempre più italiani si debbano recare, giorno dopo giorno, presso le sedi delle varie associazioni caritatevoli, a cui va il nostro incondizionato plauso, come, ad esempio, la Caritas. Non riuscire più a pagare l’affitto, le bollette, i farmaci, oppure non avere addirittura la possibilità di fare i tre canonici pasti giornalieri è veramente una condizione inaccettabile e svilente per l’essere umano. I nuovi poveri sono in aumento esponenziale e non è ammissibile fare finta di niente, poichè quando il Covid verrà debellato o quantomeno ridotto ai minimi termini, per lungo tempo, molto probabilmente, dovremo fare i conti con le macerie economico-finanziarie lasciateci in triste eredità da questo terribile tsunami che ha travolto tutto il mondo. Anche a livello psicologico, tutti noi siamo molto provati da questo lungo periodo di difficoltà che pare non avere fine, nonostante il vaccino. Tante incognite sono ancora presenti nel nostro futuro e pensiamo che gli strascichi della pandemia si protrarranno per ancora diversi anni. Ecco perchè è fondamentale che lo Stato sia sempre più concretamente vicino ai cittadini, puntando a rilanciare il comparto lavorativo; quindi non solo assistenzialismo che può andare bene per un ristretto periodo collegato alla prima emergenza, ma pianificare serie idee e qualificati progetti che possano supportare adeguatamente e veramente la vita di tutti noi. La crescente povertà è, dunque, un segnale altamente preoccupante che non deve essere, lo ribadiamo, assolutamente sottovalutato da chi di dovere. Ripartire si può, ma principalmente si deve per scongiurare che il Covid, oltre che tanti lutti, ci lasci un’eredità pesante, tale da portare tante persone pericolosamente sull’orlo del baratro.

Maurizio Filippini

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