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LA RISTORAZIONE RIPARTE, MA RIAPRIRANNO MENO DELLA META’ DEI LOCALI

L’Italia, finalmente, riparte. E riparte anche il settore della ristorazione, tra i più colpiti dalla pandemia e dalla crisi economica che ne è scaturita. Peccato, però, che la voce della categoria non è stata ascoltata fino in fondo. Dopo due manifestazioni in piazza, a Roma, per protestare contro disposizioni troppo restrittive e per chiedere di poter tornare a lavorare, in sicurezza, le richieste di migliaia di operatori sono state accolte. Il Governo, con il nuovo decreto, ha dato il via libera alle riaperture di bar e ristoranti, sia a pranzo che a cena, ma soltanto all’aperto.

Insomma, una buona notizia. Eppure succede che, nel nostro Paese, meno di un ristorante o pub su due potranno registrare un allentamento delle restrizioni, perché dotati di uno spazio all’aperto per poter servire al tavolo. In media, gli spazi all’aperto valgono appena il 20% della capienza complessiva dei locali. Una percentuale che, in realtà, si abbassa ancora di più se parliamo dei bar. Praticamente, la possibilità di poter tornare a servire la cena, dopo sei mesi di chiusura forzata, non sarà colta da tutti i gestori di un locale. Con il rischio che un provvedimento del genere può generare tensioni tra gli stessi ristoratori.

Ma la parzialità del provvedimento appena approvato dal Consiglio dei ministri sta tutta in quel coprifuoco che il Governo ha voluto mantenere invariato. Nonostante le Regioni abbiano chiesto esplicitamente di poter spostare l’orario di inizio del coprifuoco dalle 22 alle 23. Una decisione di “buon senso”, probabilmente, che avrebbe consentito, almeno, il servizio della cena in condizioni non ottimali ma quasi. Perché, diciamocelo chiaramente, chi è che da lunedì prossimo andrà a cenare fuori sapendo che alle 21:30 deve essere già fuori dal locale per non violare le disposizioni governative?

Intanto, segnali positivi per la categoria sembrano arrivare da chi, a partire da adesso, si prenderà cura delle istanze di imprenditori e ristoratori seriamente in difficoltà. E’ il caso dell’Associazione Ristoratori Romani, nata per volontà di Mirko Benetti e Stefano Cocco. L’obiettivo? Dare voce all’intera categoria, “uno dei vanti della Capitale che ha una forte vocazione turistica”, promuovendo azioni di supporto, non soltanto a livello comunicativo ma anche sul fronte dell’assistenza legale.

Irma Annaloro

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