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La sfida del Lazio: analisi pre-elettorale

Le elezioni regionali del Lazio si avvicinano, il 12 e 13 febbraio 2023 i cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo consiglio regionale e il nuovo presidente dopo i dieci anni di guida Pd targata Zingaretti.
Ad oggi la sfida si gioca tra il candidato del centrodestra Francesco Rocca e quello del Pd Alessio Amato. I Cinquestelle gettano invece nella mischia Donatella Bianchi, volto noto di rai uno con il suo programma Linea Blu, che però non dovrebbe spostare di troppo gli equilibri della contesa.

Il centrodestra di governo sceglie ancora una volta di presentarsi unito e candida Francesco Rocca, ex presidente della Croce Rossa internazionale. Un profilo civico gradito a tutta la coalizione, con il quale il centrodestra proverà a ripetere il successo delle recenti elezioni politiche.
Partito Democratico e Terzo Polo convergono invece su Alessio Amato, assessore uscente alla Sanità della giunta Zingaretti. Un’alleanza abbastanza anomala considerando che entrambi i partiti, avversari alle recenti politiche, conducono in Parlamento un’opposizione disunita e soprattutto si scontreranno nello stesso momento alle regionali in Lombardia dove il Pd ha scelto di affiancarsi ai 5stelle e il Terzo Polo la corsa in solitaria. Un paradosso difficile da comprendere per l’elettore medio ma che non crea particolare scalpore negli addetti ai lavori, abituati alla promiscuità della politica italiana. Quel che è certo è che per D’Amato non sarà una campagna all’insegna dell’unità.
Da segnalare anche la scissione dell’atomo su base regionale da parte di Sinistra Italiana e Verdi. Mentre la compagine di Fratoianni ha dichiarato l’impossibilità di collaborare con il partito di Calenda, prospettando una possibile alleanza con i Cinquestelle, i Verdi di Bonelli hanno garantito la loro fedeltà al Pd insieme al quale sosterranno Amato, o con una lista propria o all’interno della civica a supporto dell’assessore uscente. In questo caso sarà interessate osservare in che modo verrà trattato il tema rifiuti all’interno del programma elettorale, con le visioni diametralmente opposte dei Verdi e del Terzo Polo.
Per quanto riguarda i grillini, dopo i rifiuti di Bianca Berlinguer, Luisella Costamagna e Sabrina Ferilli, pescano Donatella Bianchi dal mazzo del mondo dello spettacolo che accetta una campagna elettorale impegnativa e dallo scontato esito negativo ma che le garantirà comunque un posto sicuro in consiglio regionale. Correndo in solitaria o quasi, il partito di Conte non ha alcuna possibilità di successo. D’altra parte, un nome come quello della conduttrice di Linea Blu può suscitare simpatie nel mondo di sinistra e potrebbe togliere elettori a D’Amato garantendo il successo del centrodestra.
La certezza è che il tema centrale della campagna elettorale sarà la sanità. Avremo da una parte D’Amato, assessore uscente alla sanità e dall’altra Rocca presidente della Corce Rossa internazionale: il tema dello scontro non potrà che essere la gestione ospedaliera e la loro visione del modello sanitario da attuare. Settore che, tra l’altro, è tra i più rilevanti per quanto concerne le competenze regionali.

Prevedere l’esito di un’elezione non è mai scontato. In questo caso ci vengono in aiuto i dati delle recenti elezioni politiche che, su base regionale, vedevano un centrodestra avanti con quasi il 45%, Pd al 26%, Cinquestelle al 15% e Terzo Polo al 8,5%. Una condizione del genere porterebbe all’elezione di Rocca ma, mentre da una parte i consensi elettorali non dovrebbero subire variazioni rispetto alla tornata di due mesi fa, quello che potrebbe cambiare drasticamente è l’affluenza. L’astensionismo potrebbe infatti essere l’avversario più insidioso del centrodestra che, a differenza del Partito Democratico, non gode di un elettorato ciecamente fedele e delle immancabili truppe cammellate, schierate in prima linea ad ogni apertura delle urne. Un candidato civico come Rocca d’altra parte non può avere la stessa capacità di condurre il cittadino al seggio che ha un politico ma, nonostante ciò, il rischio di un fallimento alla Michetti dovrebbe essere scongiurato dalla legge elettorale che prevede un turno unico. Non serviranno maggioranze assolute ma solo prendere un voto in più dell’avversario.

Francesco Silveri

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