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Le restrizioni non sono finite. Ma la pazienza, sì!

Il partito di Matteo Salvini non si arrende. Ma, purtroppo, pare che la decisione del Governo Draghi di non allentare le restrizioni delle ultime settimane non ammetta altro tipo di valutazioni. Il mese di aprile si preannuncia difficile. Senza possibilità alcuna di avere zone gialle sul territorio nazionale. E l’unica certezza che il nostro Paese sarà ancora una volta diviso, tra regioni in cui resterà ancora tutto chiuso e regioni in cui almeno potranno riaprire tutte le attività commerciali, comprese quelle non essenziali.

MARIO DRAGHI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Insomma, i sacrifici chiesti agli italiani non sono finiti proprio per niente. Ma la pazienza, quella sì invece. Perché adesso la paura e le preoccupazioni per un virus che ha colpito il mondo intero hanno lasciato spazio all’esaurimento più totale. Non solo fisico ma anche mentale. Hanno lasciato spazio ad un altro tipo di paura: non quella per la propria salute, ma per l’impossibilità a vivere una vita senza certezze economiche. Hanno lasciato spazio, insomma, alla resa. Perché se non ci ucciderà un virus, a farlo saranno sfratti, conti in rosso e tasse da pagare (chissà con quali soldi, poi).

E questo, molto probabilmente, è quello che in tanti stanno iniziando a pensare. Non ultimo il mondo delle palestre. Allo stremo. Non solo perché quei voucher tanto annunciati dal Governo Conte non sarebbero ancora arrivati nella maggior parte dei casi. Ma anche perché le strutture continuano a vedersi rinviate le riaperture. E così la rivolta è assicurata. O almeno a sentire le parole del presidente dell’Anpals, l’associazione nazionale delle palestre e strutture private sportive, Giampiero Guglielmi, che a Il Messaggero ha dichiarato: “Sono certo che alla scadenza del Dpcm del 7 aprile le palestre riapriranno: non hanno più niente da perdere, anche contro le norme. Dei verbali non frega più niente a nessuno, ora è questione di sopravvivenza”. Aggiungendo: “Una situazione inspiegabile e ora c’è aria di rivolta. Conosco chi ha perso 150.000 euro e ne ha ricevuti 5.000: ma di che stiamo parlando? Riapriranno dal 7 aprile, verbali o no”.

In realtà, si tratta della stessa presa di posizione che qualche giorno prima era stata annunciata dai piccoli imprenditori del comparto dell’ospitalità a tavola (Horeca) associati a MIO Italia, decisi nel voler aprire sia a pranzo che a cena immediatamente dopo lo stop della Pasqua. Non una provocazione, ma una questione di sopravvivenza. Almeno questo è quello che avevano fatto sapere. E in fondo, di questo si tratta. Siamo arrivati al punto di dover rischiare una multa pur di andare avanti e tirare a campare. La pazienza è finita, sì. Ma la voglia di provarci, quella no.

Irma Annaloro

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