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Miglioramento della salute e del benessere tra costi e prestazioni.

Il miglioramento della salute e del benessere di ogni persona rappresenta da sempre un obiettivo fondamentale del nostro Paese, e non soltanto del nostro – maggiormente avvertito di recente a causa delle conseguenze collegate alla diffusione del Covid 19 –, miglioramento strettamente connesso al rafforzamento del sistema sanitario pubblico in funzione della maggior tutela possibile del singolo individuo. Oltretutto il benessere psicofisico del singolo contribuisce allo sviluppo economico e sociale di un Paese, determinando una maggiore capacità produttiva dell’individuo ed una drastica riduzione delle spese per malattia.

La realizzazione di detto miglioramento passa certamente dalla educazione alla salute, mediante il ricorso ad una forma di istruzione al benessere che dovrebbe coinvolgere ognuno di noi sino dalla giovane età, sia sotto il profilo di una corretta alimentazione che di un sano modo di vivere (vòlti alla cosiddetta prevenzione), con l’effetto di un migliore invecchiamento della popolazione. Fondamentale risulterebbe pertanto l’insegnamento di detto sano vivere e di detta corretta alimentazione all’interno delle scuole, con un serio coinvolgimento degli insegnanti e delle associazioni sportive. E’ peraltro noto il problema della incidenza dei costi sanitari sulla economia di un Paese, con la conseguente sempre più avvertita necessità di un intervento finalizzato ad una seria previsione di spesa, pregiudiziale al cosiddetto risparmio di spesa, che non incida negativamente sulle prestazioni, portando al contrario ad una razionalizzazione della spesa stessa: sotto questo profilo la realizzazione della Repubblica federale – Stati Uniti d’Italia – con una forte spinta verso le autonomie locali, ed una limitazione nel campo impositivo, potrebbe rendere più facilmente realizzabile (rectius, doverosamente applicabile) detta imprescindibile razionalizzazione.

In detta ottica di previsione di spesa e di conseguente risparmio di spesa, risulterebbe opportuna una sempre maggiore informatizzazione del sistema, così da facilitare anche l’accesso dei cittadini al servizio sanitario , gestendo al meglio prenotazioni ed appuntamenti e creando, come già previsto in alcune Regioni, un fascicolo sanitario elettronico che se da un lato consentirebbe a ciascun individuo di poter in ogni momento controllare le proprie condizioni di salute, dall’altro agevolerebbe i medici che di detto individuo dovessero anche improvvisamente occuparsi. Auspicabile inoltre una riduzione di tutti quei passaggi burocratici, a titolo esemplificativo la gestione delle cartelle o le procedure di esenzione, che permetterebbe ai medici specialisti o territoriali di finalizzare il tempo alla cura dell’individuo e all’aggiornamento professionale.

Di estrema attualità l’esigenza di tornare anche ad un rafforzamento dei presidi cosiddetti intermedi, con contestuale implementazione del servizio farmaceutico territoriale, caldeggiato anche di recente da molte forze politiche, che avrebbero potuto incidere positivamente nel corso della pandemia determinata dal Covid 19: in altri termini è necessario ripensare, quantomeno in parte, il sistema così come venutosi a realizzare negli anni. Non si può sul tema dimenticare l’importanza che hanno oramai molte organizzazioni presenti sui territori, che compongono il cosiddetto Terzo Settore, le quali hanno di fatto nel tempo sostituito il sistema sanitario nella prestazione quotidiana di quei servizi che il il sistema stesso, spesso per difetti nella gestione, non era più in grado di offrire, organizzazioni cui dovrebbe andare non soltanto il plauso delle forze politiche, ma anche un reale aiuto economico.

Avv. Silvio Pittori