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Nell’estate del covid era proprio necessario andare in vacanza all’estero?

Era chiaro che, vista la pandemia, quest’estate sarebbe stata diversa dalle altre. Per chi ha voluto e potuto andare ugualmente in vacanza, c’erano, come al solito, due alternative: scegliere una meta nostrana, oppure recarsi all’estero. Da più parti, considerata la complessa e drammatica situazione, si era auspicato che gli italiani optassero per rimanere in patria, anche per dare ossigeno ad un settore in grave affanno, ma diversi hanno, viceversa, deciso di valicare ugualmente i confini nazionali.

Al loro ritorno, esclusivamente quelli che erano stati in alcuni Paesi più a rischio, hanno trovato la sorpresa di doversi sottoporre a tampone per evitare che un eventuale contagio si potesse poi espandere. Magari, senza limitare assolutamente alcuna scelta individuale, si potevano però informare preventivamente i nostri connazionali che, qualora fossero partiti per una vacanza in un luogo potenzialmente o realmente a rischio, al loro ritorno avrebbero dovuto fare il tampone ed un successivo, qualora risultati positivi, periodo di quarantena. Sinceramente, considerato il particolare periodo, sarebbe stato, a nostro avviso, decisamente meglio scegliere qualche lido o località di lago, oppure montana italiana, visto che la scelta non manca sicuramente e vi sono solitamente offerte per tutte le tasche. Non è infatti, almeno per noi, così valida l’equazione, come qualcuno vorrebbe, che vede più conveniente trascorrere periodi di relax lontani dall’Italia, perchè, lo ribadiamo, le proposte economicamente interessanti e forse mai come quest’anno ci sono in buona quantità anche da noi. Ad ogni modo, l’estate è ormai agli sgoccioli e l’importante è che il Covid-19 non riprenda piede. Un’ultima considerazione, a proposito di regioni particolarmente gettonate per il turismo, la vogliamo dedicare alla splendida Sardegna. A suo tempo, il Governatore Solinas, suscitando proteste diffuse ed indignazione varia, visto che l’isola era “Covid free” aveva chiesto che coloro i quali avessero scelto il territorio sardo per le loro vacanze dovessero avere una sorta di passaporto sanitario, a garanzia di tutti. Ebbene, ora la Sardegna è quotidianamente attenzionata per i vari casi di positività riscontrati; la granparte sono d’importazione o di ritorno, quindi sarebbe ingiusto ed un macroscopico errore, imputare ai sardi questo insolito aumento dei casi. Non deve assolutamente passare, a nostro parere, il concetto che l’isola, da praticamente immune o quasi dal Coronavirus, ora sia diventata terra di untori…

Maurizio Filippini