BENVENUTI SU STATI UNITI D'ITALIA

Questa è la nostra visione del futuro. Tu che visione hai per il futuro del nostro Paese?

Nuove possibili architetture del nostro Ordinamento dello Stato.

E’ con grande entusiasmo che inizia con questo articolo la mia collaborazione con la rivista online Stati Uniti d’ Italia che non a caso fa ingresso nel panorama dell’ informazione in una data più che mai simbolica, il 4 luglio, in cui ricorre la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’ America che con quell’ atto solenne vennero ad affrancarsi dalla allora dominazione coloniale inglese.

Una collaborazione questa che nasce grazie all’ invito dell’ onorevole Senatore Manuel Vescovi con il quale mi trovai in occasione della presentazione del suo ultimo libro, OSA, a ragionare di nuove possibili architetture del nostro Ordinamento dello Stato e la sua  evoluzione in termini di governabilità, libertà di iniziativa anche economica, efficienza ed efficacia della macchina amministrativa e, non da ultimo, attraverso il riconoscimento della meritocrazia come valore non disgiunto da quell’ indispensabile esigenza di costante raccordo che deve legare i rappresentanti ai rispettivi  rappresentati.

E lo facevamo nel prendere atto come mai come in questo momento storico fosse sotto gli occhi di tutti una frattura insanabile tra il Paese reale ed il Governo attualmente in carica soprattutto in relazione ad un’ azione governativa lontana anni luce dalle reali esigenze anche solo in termini di fattibilità economica delle risorse messe in campo per far ripartire il Paese; somme ad oggi nella disponibilità di terzi (leggasi le Banche) e non negli asfittici bilanci dello Stato.

Di qui l’ entusiasmo di affrontare questa nuova avventura e questo invito a “ragionare” sulla nostra Costituzione, sul nostro ordinamento e la nostra economia a partire dalle possibili forme di Governo per scendere poi ad affrontare di volta in volta i  vari temi che accompagnano la nostra vita quotidiana sia in termini di sicurezza che in termini di libertà i cui principi sono o dovrebbero essere chiamati a precedere i principi di autorità.

Argomenti che spero di trattare a partire dal nostro appuntamento settimanale sperando di poter offrire nel mio piccolo un contributo alla riflessione e al libero dibattito che deve animare ogni sana democrazia nella quale mai come oggi, soprattutto in Italia si avverte sempre più la necessità di una rifondazione sia politica che ideale, mediante il ricorso ad una nuova forma di solidarietà democratica proprio come propugnò  in piena epoca risorgimentale Carlo Cattaneo allorchè pubblico il suo celebre saggio non a caso intitolato “Stati Uniti d’ Italia” che torna ad oggi di straordinaria attualità.

Se infatti l’ Italia di allora che si accingeva a riunificarsi era all’ epoca un crogiolo di idee  allorchè si dibatteva prima ancora che di problemi contingenti (che pur non mancavano leggasi tra tutte la questione meridionale) quanto di possibili forme di governo e di possibili forme di Stato che avrebbero potuto guidare la rotta, l’ Italia di oggi parimenti con i suoi enormi problemi di carattere economico e di arretratezza in termini di ricerca, innovazione e sviluppo e così come condizionata da un apparato burocratico amministrativo di stampo ottocentesco non al passo dei tempi nonostante alcune significative riforme, prima ancora di una rotta necessiterebbe di costruire un efficace mezzo di trasporto che permetta la navigazione.

Ecco perché non appare sterile mentre vi è l’ urgenza di adottare comunque tempestivamente delle misure economiche realmente efficaci ad impattare sull’ economia reale, si affronti anche il problema di andare a modernizzare il Paese  dotandolo di forme di Governo che permettano allo stesso tempo di rafforzare i poteri del Premier, salvaguardare l’ unità nazionale nella pluralità delle singole autonomie che possano adottare in una reale sussidiarietà anche finanziaria  le proprie politiche e, da ultimo, che permettano di addivenire ad un sistema di rappresentanza politica improntata a criteri realmente selettivi piuttosto che solo nominalmente rappresentativi mediante meccanismi di reale ricambio della classe politica che premi il merito.

Di qui l’ attualità di quell’ idea federalista che accompagnò il dibattito intellettuale dell’ epoca risorgimentale ove al disegno del Gioberti che vedeva il futuro dell’ Italia in una federazione di Stati sotto la guida del Pontefice, si contrapponeva il Cattaneo che guardava piuttosto ad una forma federale con a capo il Re. Qualunque fosse tuttavia la formula finale oggi non attuale, vi era invece l’ attualità di entrambi nella misura in cui vedevano nelle singole autonomie  l’ unica reale garanzia delle libertà, o meglio della pluralità nell’ unità.  Un federalismo pertanto tanto solidale quanto profondamente riformatore che nelle idee del Cattaneo, così come ce lo ha raccontato Norberto Bobbio,  passava appunto attraverso la raccolta di tutte le componenti territoriali di quella identità nazionale che stava sorgendo.

Eppure quando si ragiona di forme di Stato, ossia delle possibile forme dei rapporti che potremmo definire verticali che legano i governanti e le istituzioni rispetto ai cittadini, così come quando si ragiona di forme di Governo ossia quei medesimi rapporti questa volta di natura orizzontale che legano i rapporti delle istituzioni tra loro nelle possibili relazioni intersoggettive prima, ed interorganiche poi, di fondo rimane la domanda delle domande che è proprio quella fondata sulla stessa esigenza di esistenza di uno Stato preordinato rispetto all’ uomo e del perché anche in questa epoca antipolitica, anti statalista, anti sovranista (dando a questa un idea deteriore) ed anti tutto (l’ Italia del no) avremmo quanto mai bisogno di uno Stato forte caratterizzato da azioni politiche decisioniste con il cittadino posto nella condizione di essere un giudice reale che possa decidere su chi resta e chi no.

E’ allora importante in questo percorso che vorrei affrontare nei nostri appuntamenti futuri muovere proprio dalle ragioni di esistenza dello Stato e quindi di uno Stato forte e sovrano che non significhi necessariamente chiuso agli altri stati e alla solidarietà internazionale, ma che sappia ben curare dapprima i propri interessi per poi poter aiutare gli altri come nella metafora del buon padre di famiglia che ha cura di sfamare dapprima i propri figli prima ancora di vedere quel che resta da poter offrire agli altri. Diversamente, oltre che immorale nel breve periodo, sarebbe velleitario nel lungo periodo quando così continuando non si avrà più nulla da offrire.

Lo Stato come noto nasce in epoca moderna ed assai relativamente recente allorchè entrano in crisi i massimi poteri secolari e temporali dell’ epoca identificati nel Re e nel Papa nelle loro sovranità tra loro indipendenti altrimenti definiti in una celebre frase del giurista Durante: “Rex in regnum suum est imperator” ergo “superiorem non recognoscens”. Ma se la sovranità era indispensabile al governo degli uomini, lo stesso Stato ne diveniva una indispensabile conseguenza proprio per uscire da quello status di “Homini hominis lupus”  che Hobbs teorizzava come l’ unica via possibile attraverso la quale l’ uomo, cedendo parte delle sue libertà e dei propri beni, esigeva in cambio dallo Stato la tutela della propria persona dei propri famigliari e delle sue attività. Si trattava di quel “contratto sociale” che appunto andava a giustificare l’ esigenza dello Stato e della stessa sovranità.

Ma lo Stato e chi lo governa nella sua sovranità deve altrimenti trovare forme di legittimazione che non potevano più essere la divina investitura quanto piuttosto il riconoscimento da parte dei governati (leggasi cittadini) che attraverso il meccanismo della fiducia (leggasi il voto)  attribuiva a questi i relativi poteri nelle forme e nei modi in cui questi venivano loro assegnati  nelle singole carte costituenti e nei limiti della legge affinché non vi siano forme di governo legibus solutus.

Di qui la supremazia della legge che, Locke prima e Montequieu poi, affermavano quale suprema forma di garanzia anche attraverso la separazione dei poteri,  riaffermando per tal via il potere dei cittadini ed il loro diritto di scegliere e di rimuovere i loro governanti aprendo addirittura la via alla rivolta qualora questo non fosse stato reso possibile quale estrema risposta alla tirannia.

E’ la Carta Costituzionale allora il vero potere costituente dello Stato moderno e di diritto da cui lo Stato trae origine. Ma non è più una carta  concessa dal Sovrano alla nobiltà in un presunto rapporto bilaterale che portava in se implicito il potere di revoca, bensì, con l’ emergere e l’ irrompere di nuove classi e del pluralismo sociale, un potere costituente ex se che si esaurisce nella stessa comunità dei cittadini da cui la Costituzione trae forza materiale prima che formale.

E’ nel popolo che si origina la sovranità e non nello Stato che la riceve attraverso la Costituzione. Non è una querelle puramente accademica in quanto è partendo da questo assunto che noi potremmo parlare di Costituzione tradita nella misura in cui la volontà del popolo e dei cittadini viene così arbitrariamente disattesa tutte le volte in cui il c.d. “Palazzo” è lontano anni luce dalle reali esigenze dei cittadini a cui viene addirittura impedito di esprimersi attraverso il legittimo ricorso al diritto di voto.

In un celebre discorso di Polibio altrimenti definito dei tre Re che discettavano sulla migliore forma di governo essi si determinarono a distinguere i casi in cui il Re governava per se stesso, (la Tirannia),  per pochi (l’ aristocrazia) o per tutti (la Democrazia), soffermandosi in quest’ ultima forma di buon governo la migliore forma possibile, avendo bene ferma l’ idea che la stesa democrazia non degenerasse nella sua peggior forma della oclocrazia ove l’ interesse egoistico dei singoli prevalesse sull’ interesse generale di tutti.

E se così è,  è da qui che vorrei partire in questo ipotetico percorso che parta dalle origini della nostra Costituzione, le sue ragioni dell’ epoca, l’ esame comparato con le altre costituzioni, per arrivare a dimostrare come le ragioni di forza o di necessità da cui nacque la nostra Carta,  così tanto bilanciata da essere sbilanciata nel reale gioco dei rapporti tra i poteri, finisca oggi per mostrare tutta la sua forza ma anche i suoi forti limiti rispetto alle altre democrazie maggiormente in grado di avere i giusti strumenti per Governare permettendo allo stesso tempo ai propri cittadini di giudicare se il reale bene di tutti sia stato raggiunto o meno.

Diversamente mantenendo lo status quo, come stiamo assistendo in questi giorni, mentre il Paese muore pare non si possa fare altro che rimanere a guardare tra una dichiarazione di oggi che smentisce quella di ieri in un balletto di cifre senza senso e, e soprattutto, ad oggi senza alcuna copertura finanziaria.

Ma i tempi dell’ economia andrebbe da tutti ricordato non sono quelli della politica,,,,cosi continuando,  solo nelle favole di Zenone le tartarughe corrono più veloci delle lepri.

Mauro Mancini Proietti