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Oggi come un anno fa. Cos’è cambiato?

Scorrendo velocemente le prime pagine dei giornali nazionali di un anno fa, la sensazione non può che essere una sola: siamo sicuri che stiamo andando nella giusta direzione? No, perché sembra che non siano veramente trascorsi 365 giorni. Per il semplice fatto che, se ci pensiamo, nulla è cambiato. Oggi, come ieri, la movida notturna e gli assembramenti di tantissimi giovani nelle principali piazze italiane fanno discutere e alimentano il dibattito pubblico su quanto di giusto possa esserci nelle misure restrittive volute dal Governo Conte, prima, e in parte confermate dall’esecutivo guidato da Mario Draghi.

Un anno fa l’ex ministro Boccia lanciava il suo ultimatum nel primo fine settimana dopo il lockdown generale che ha costretto tutti gli italiani a chiudersi in casa, intimando ancora chiusure di fronte a caos e assembramenti. Parliamo di quel momento in cui il Governo aveva pensato di arruolare ben 60 mila volontari, i controllori civici, che avrebbero dovuto monitorare piace e luoghi frequentati dai giovani. E di controlli se ne parla ancora oggi. Ancora troppo pochi e inefficaci? Ma quello che veramente la storia ci insegna, è che, probabilmente, la soluzione non è il coprifuoco. E forse nemmeno le misure troppo restrittive che adesso hanno creato un effetto che nessuno avrebbe ai voluto. Come quando digiuni una settimana per perdere peso, ma quando riassapori il gusto di una pizza il tuo corpo ti chiede ancora di più. Fino a vanificare tutti quegli sforzi inutili.

Ecco, se non vogliamo perdere i sacrifici fatti in tutti questi mesi di chiusure a singhiozzo e limitazioni che hanno messo in discussione persino la possibilità di poter prendere un caffè al bancone senza la paura di essere multati da un momento all’altro, forse è il caso di iniziare a riflettere sugli errori commessi e sulle decisioni che evidentemente no hanno portato a nessun risultato. E verrebbe da pensare che la misura del coprifuoco sia da interpretare in questo senso. È vero che, se tutto va come deve andare, dal 21 giugno non saremo più vincolati da nessun orario. Ma è anche giusto che la politica e i tecnici soprattutto si dotino di quel pizzico di coraggio in più che serve per decidere che è arrivato il momento di invertire la rotta e affidare il timone al senso di responsabilità di ognuno di noi. Perché soltanto tornando a vivere, ma con coscienza e senso civico, è possibile imboccare la strada di un timido ritorno alla normalità.

Irma Annaloro

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