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Over 70 non indispensabili allo “sforzo produttivo del Paese”? Non è così.

Quello che avrebbe voluto dire, Giovanni Toti lo ha spiegato a poche ore dal tweet che ha fatto infuriare l’Italia intera (“…persone per lo più in pensione non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese che vanno però tutelate”).

Trincerandosi, tra l’altro, dietro ad una “forma maldestra”, così ha detto in diverse interviste pubblicate sulla stampa, ma confermando la sostanza di quelle parole. Parole che hanno suscitato non poche polemiche e riflessioni, alla luce, poi, di un’ipotetica limitazione agli spostamenti per gli over 70 che il Governo potrebbe inserire come ulteriore misura restrittiva nel prossimo DPCM. Una misura cautelativa, certo. Sia chiaro, i nostri ‘anziani’ non devono essere trattati come fossero un peso sociale per la nostra comunità. E il motivo è semplicissimo: non lo sono affatto.

Chi dice che gli over 70 non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese commette un duplice errore. Primo, c’è una larga fetta che ancora oggi è costretta a lavorare per garantire il sostentamento della sua famiglia, non riuscendo a vivere con la pensione maturata negli anni. Secondo, è innegabile l’aiuto economico e sociale che gli over 70 garantiscono a figli e nipoti, costretti, spesso, ad andare avanti con stipendi ridicoli che a malapena consentono di far fronte alle spese che una vita dignitosa richiede.

Chi dice che gli over 70 non sono indispensabili allo sforzo produttivo del Paese ha già deciso che sarebbe più giusto sacrificare chi fino ad oggi ha portato sulle proprie spalle il peso di una comunità che a fatica, spesso, riesce ad andare avanti e a produrre lavoro, piuttosto che prendere coscienza in maniera responsabile della realtà in cui viviamo.

Detto ciò, l’ipotesi di uno stop agli spostamenti per gli over 70 si fa sempre più concreta. Rilanciata la scorsa primavera da Vittorio Colao, chiamato dal Governo a predisporre un piano per la gestione della Fase 2 dell’emergenza sanitaria, e ripresa a livello europeo e internazionale. Dalla Francia, ad esempio. Con Emanuel Macron che ha raccomandato questa fascia di popolazione a restare a casa. Mentre Mosca si è già spinta oltre, bloccando gli abbonamenti gratuiti degli over 65 per i mezzi pubblici. O ancora l’Argentina, che lo scorso aprile aveva disposto l’isolamento obbligatorio per le persone con oltre 70 anni di età, salvo poi fare un passo indietro dopo che il giudice del tribunale amministrativo di Buenos Aires ne dichiarò l’incostituzionalità. E proprio su questo aspetto si consuma un dibattito destinato ad infiammare lo scontro politico e non solo. Perché se è vero che questa pandemia ci obbliga a tutelare le fasce più deboli, è anche vero che non possiamo ignorare l’articolo 3 della Costituzione che ci ricorda come “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Irma Annaloro