Un saggio intenso sul potere e l’arte di persuadere

La verità non si vota. Dialoghi sul bene comune e sull’opinione pubblica. Il libro di Emanuela Fancelli e Llorenç Lluell
Commento a cura di Erika Basile
Che cosa accade quando due persone semplicemente complesse e che si conoscono profondamente decidono di aprire al mondo le proprie conversazioni? È proprio ciò che accade leggendo La verità non si vota. Gli autori spalancano la porta di un dialogo privato e sincero, permettendo al lettore di coglierne le parole, le riflessioni, i dubbi e le intuizioni. Non impongono risposte né offrono verità preconfezionate: lasciano volutamente aperto il percorso del ragionamento, affinché sia il lettore stesso a portarlo a compimento, diventando, in qualche modo, coautore del pensiero che prende forma pagina dopo pagina.
Nasce così un breve ma intenso saggio, filosofico e pratico al tempo stesso, capace di accompagnare il lettore in una riflessione che richiama inevitabilmente i dialoghi platonici, dove il confronto tra visioni diverse diventa il motore della ricerca della verità. Come osservano l’avv. Emanuela Fancelli e l’imprenditore Llorenç Lluell, «questo è un libro-dialogo che nasce dall’ascolto», dove dialogare significa confrontarsi senza cercare di prevalere l’uno sull’altro, ma utilizzando la parola come un ponte capace di unire e di accompagnare verso una comprensione più autentica della realtà.
Queste pagine rappresentano un invito concreto a recuperare ciò che oggi sembra mancare: la capacità di ascoltare, informarsi con spirito critico e diventare protagonisti consapevoli del nostro tempo. Comprendere dove sta andando la società significa anche interrogarsi sul contributo che ciascuno di noi può offrire per costruire un futuro diverso.
Nel corso del dialogo vengono affrontate alcune delle questioni più decisive del nostro tempo: il rapporto tra nazionalismo e identità nazionale, il populismo e la ricerca del consenso, il cambiamento climatico, l’intelligenza artificiale, il significato dell’informazione e dell’educazione, il delicato confine tra giustizia e giustizialismo, la libertà, la dignità e il bene comune. Ogni tema viene affrontato con rigore, ma soprattutto con la volontà di aprire nuove domande, evitando risposte semplicistiche e lasciando al lettore lo spazio per una riflessione personale.
Tra i numerosi spunti offerti dal volume, e con l’intenzione di tornare nei prossimi appuntamenti sugli altri capitoli, ho scelto di soffermarmi, in questo primo commento, su quello dedicato all’opinione pubblica. È una scelta che nasce anche dalla mia esperienza di scrittura e dal rapporto quotidiano con la stampa, strumenti privilegiati di informazione, ma anche di confronto e di formazione del pensiero.
Che cos’è, oggi, l’opinione pubblica? Come si forma davvero un’opinione? Quanto delle nostre convinzioni nasce da una riflessione personale e quanto, invece, è il risultato di un flusso continuo di informazioni filtrate, selezionate e riproposte dagli algoritmi?
Viviamo nell’epoca della sovrabbondanza informativa: ogni giorno veniamo travolti da notizie, interpretazioni e contenuti prodotti dagli algoritmi. In questo scenario diventa indispensabile sviluppare gli strumenti per distinguere i fatti dalle opinioni.
Gli autori non si limitano a denunciare il problema: indicano anche una strada concreta, fondata su tre pilastri: educazione critica, giornalismo responsabile e partecipazione consapevole. Tre principi che non rappresentano soltanto un metodo per orientarsi nell’informazione, ma una vera e propria educazione alla cittadinanza.
“La verità non si vota” , edito dalla Armando Editore ( https://www.armandoeditore.it/catalogo/la-verita-non-si-vota )
non è soltanto il titolo di questo libro: è una provocazione intellettuale e, insieme, un invito alla responsabilità. In un tempo in cui il consenso sembra spesso sostituire la ricerca del vero e le opinioni rischiano di prevalere sui fatti, queste pagine ci ricordano che il dialogo, l’ascolto e il pensiero critico non sono semplici esercizi culturali, ma strumenti indispensabili per comprendere la realtà e costruire una cittadinanza autenticamente consapevole.
Perché la verità, prima ancora di essere condivisa, deve essere cercata.




