CAMBIARE IL CALENDARIO SCOLASTICO

Vacanze estive troppo lunghe? Quando la scuola chiusa diventa un lusso ed un’emergenza sociale di Erika Basile

Della scuola si parla tanto ad inizio e a fine anno scolastico, ma la scuola coinvolge

milioni di famiglie italiane, direttamente o indirettamente, e forse sarebbe opportuno parlarne diffusamente anche durante l’intero anno.

Oggi affrontiamo, tra i tanti problemi della scuola, quello sulla lunghezza delle vacanze estive: tre lunghi, lunghissimi, mesi! E dopo? La scuola inizia quassi sempre a singhiozzo, tra insegnanti che mancano e orario ridotto, tra servizi mense non funzionanti e tempo pieno rinviato.

Quasi 100 giorni senza scuola che costringono molte famiglie a soluzioni di emergenza: chi può, coinvolge i nonni come baby-sitter “obbligati”; chi non ha questa possibilità si trova a dover sostenere costi elevatissimi per centri estivi privati, salvo rare e lodevoli iniziative di oratori e associazioni di volontariato.

In base all’attuale normativa (D.lgs 297/94 e D.P.R. 275/99), grande autonomia viene data alle Regioni circa le date di avvio e di conclusione dell’anno scolastico, purchè siano garantiti almeno 200 giorni di lezione effettivi, salvo ulteriori chiusure per eventi eccezionali. Inoltre, i collegi dei docenti, con l’approvazione del Consiglio di Istituto, l’inizio o inserire pause aggiuntive, sempre nel rispetto del limite minimo.

Storicamente, fino agli anni Sessanta, la lunga pausa estiva affonda le radici in un’Italia agricola: la scuola terminava a maggio per permettere anche ai figli dei contadini di aiutare nei campi, specie durante la mietitura del grano. Ma oggi la società è profondamente cambiata. Le madri lavorano, le famiglie sono spesso mononucleari o con reti di supporto limitate, e la lunga chiusura delle scuole rappresenta per molti più un problema che un’opportunità.
Il paradosso è evidente: mentre pochi possono permettersi tre mesi di ferie, molte madri sono costrette a rinunciare al lavoro o a ridurre l’orario pur di stare con i figli, in assenza di aiuti concreti.

Diverse proposte sono state depositate in Senato per cambiare il calendario scolastico, per distribuire le 14 settimane, ora previste per le vacanze di fine anno, in periodi più lunghi di vacanza durante il resto dell’anno (vacanze di primavera o di autunno), sul modello di altri paesi europei.

Anche sul piano educativo la questione è cruciale: una pausa estiva troppo lunga provoca una regressione negli apprendimenti, con studenti che a settembre faticano a riprendere il ritmo e recuperare le competenze acquisite nei mesi precedenti. E i compiti per le vacanze, spesso inefficaci, non bastano certo a colmare il vuoto e, a settembre, si perde tempo per riportare alla memoria quanto imparato qualche mese prima. Sono arrivate anche proposte concrete al Ministero: tenere aperte le scuole d’estate, ma con un piano serio di investimenti. Servono climatizzatori, laboratori, attività ricreative a prezzi accessibili, spazi per il recupero scolastico, lo sport e la socializzazione. Una scuola che non si limiti a “chiudere i battenti”, ma che resti un punto di riferimento vivo e attivo anche nei mesi caldi.
La scuola, oggi più che mai, deve uscire dai vecchi schemi e rispondere alle esigenze reali delle famiglie, senza dimenticare il benessere di studenti, insegnanti e comunità.
Perché una scuola chiusa troppo a lungo è un problema aperto per tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *