Aumentano fra i giovani i casi di ansia e depressione
A cura di Erika Basile

Oggi nella nostra società, molto competitiva e iperperformante, l’errore è visto come un vero e proprio fallimento, perchè bisogna arrivare al successo a tutti i costi.
In realtà lo sbaglio, in un compito o in un’interrogazione orale o in un esame universitario, è soltanto una caduta, la fotografia di quel dato momento o la deviazione del percorso della propria vita. E’ come andare in bicicletta: si cade, ma bisogna subito rimettersi in sella a pedalare.
Samuel Beckett, premio nobel per la letteratura, ha scritto: ”Ho provato, ho fallito. Non importa. Riproverò. Fallirò meglio.”
Noi esseri umani, in quanto tali, non siamo perfetti; anzi proprio dalla nostra imperfezione nasce la nostra capacità di adattamento e di miglioramento, oltre che di cambiamento e di evoluzione. Bisogna avere la capacità di trasformare i propri difetti in pregi; anzi, in alcuni casi, proprio dall’errore sono state fatte per caso delle grandi scoperte: come la penicilina, il pacemaker, il post-it.
Ma soprattutto non bisogna avere paura di sbagliare: l’errore è una ferita al proprio orgoglio, ma non indica il proprio valore. Bisogna accettare lo sbaglio: accettare di provare delusioni e di soffrire, soltanto in questo modo si può affrontare la difficoltà. Non bisogna rimuginare in maniera astratta sull’errore, ma bisogna elaborarlo, avendo la capacità di cadere e di sapersi rialzare senza troppi avvitamenti mentali. Bisogna prendersi la libertà di sbagliare senza aver paura di deludere i propri genitori o i propri maestri.
Dobbiamo essere noi educatori, genitori e insegnanti, a non drammatizzare troppo l’errore nei giovani: non bisogna però insegnare loro di provare in maniera ostinata a tutti i costi, ma di accettare i propri limiti e quindi di saper valorizzare i propri talenti, che ci rendono unici e diversi. Soltanto in questo modo noi adulti possiamo evitare che giovani studenti abbandonino i propri studi perchè la strada sembra tutta in salita ed insormontabile; perchè non riusciamo noi a dar loro gli strumenti giusti per continuare a credere nelle proprie capacità e nei propri sogni, senza abbattersi alla prima caduta. Bisogna altresì smettere di fare continui confronti con chi ha raggiunto il successo, anche perchè il successo è un concetto astratto ed ognuno merita di raggiungere il personale successo con i propri tempi e con le proprie eccellenze.
Come suole ripetere Renzo Piano ai suoi studenti:”Ognuno di noi deve trovare la propria bussola interna”, per capire infatti quale sia la strada giusta per ciascuno di noi.
