CRISI IN FRANCIA

Un altro governo cade, proteste in piazza”

A cura di Federico Liberi

Un altro governo caduto e un sistema che non regge più: i dati e i numeri della crisi in Francia 8 mesi e 26 giorni: tanto è durato l’esecutivo di François Bayrou, sfiduciato dall’Assemblea Nazionale sulla legge di bilancio lunedì 8 settembre, lasciando la Francia in un clima di caos e proteste.

Il presidente Emmanuel Macron, nel tentativo di risolvere nel minor tempo possibile il problema, ha nominato – in fretta, chiudendo le orecchie e girando lo sguardo davanti a chi chiedeva di tornare alle urne – Sébastien Lecornu, quinto capo di governo dall’inizio del suo secondo mandato. Ma la crisi dei primi ministri non è l’unico problema degno di nota nel Paese.

Alla chiusura del primo trimestre 2025, infatti, il debito pubblico francese ha toccato quota 3.345 miliardi di euro, pari al 116% del PIL. Un livello mai registrato prima nella storia recente del Paese.

E non è nemmeno questo il dato che più preoccupa i mercati. L’attenzione, infatti, è rivolta soprattutto al deficit; nel 2024 il disavanzo ha raggiunto 168,6 miliardi di euro, ovvero il 5,8% della produzione nazionale, quasi il doppio della soglia del 3% fissata dai trattati europei. Si tratta del risultato peggiore – e di gran lunga – dai tempi della Seconda guerra mondiale.

Il buco di bilancio si concentra in particolare sul finanziamento del welfare, della sanità e delle amministrazioni locali, settori che assorbono la quota maggiore della spesa pubblica. Un quadro che ha riacceso l’attenzione delle istituzioni europee e aumentato la vulnerabilità dei titoli di Stato francesi alle oscillazioni dei mercati finanziari.

Dati e numeri che fotografano la fragilità politica francese, il segnale di un sistema che sembra non reggere più.

Ma il simbolo più evidente della crisi che attraversa la Francia resta lo scontento sociale, esploso con forza dopo la caduta del governo. Il 10 settembre il Paese si è svegliato con strade paralizzate, negozi serrati e scuole e uffici chiusi sotto la spinta del movimento “Blocchiamo Tutto”, che ha portato in piazza migliaia di manifestanti in numerose città.

La Quinta Repubblica si sta sgretolando sotto gli occhi dei francesi. I vecchi pilastri – gollisti e socialisti – non sono più in grado di tenere il passo e di conquistare la piena fiducia dei cittadini, e stanno lasciando spazio al “nuovo” – ma non troppo – che avanza: l’ascesa di figure come Le Pen e Mélenchon sembra ormai inarrestabile.

In questo vuoto di fiducia, Macron ha tentato di ergersi a garante dello “spirito repubblicano”, ma il risultato, per ora, è l’opposto. La sua figura suscita malumore e frustrazione e la sua popolarità scivola sempre più ai minimi storici.

Sul piano internazionale, il presidente ha spinto la Francia ad assumere un ruolo di “guida”, dalla difesa dell’Ucraina all’idea di un’Europa più integrata. Ma sul fronte interno resta un leader isolato, incapace di stabilizzare un sistema pronto a esplodere.

In Francia, quindi, è di nuovo caos politico. La vera notizia, però, è che tutto ciò non fa più notizia; i francesi non si rassegnano, ma la cruda realtà è che, ormai da anni, si ritrovano a dover convivere con l’instabilità.

Un déjà vu – per dirlo alla francese – in piena regola: con Macron all’Eliseo (quindi dal 2017) i cugini d’oltralpe hanno assistito alla nascita di ben sette governi.

Mai, nella storia della Quinta Repubblica, gli esecutivi erano stati così fragili. Un record amaro che racconta – più di mille analisi – la crisi del potere a Parigi. Una crisi a cui, al momento, il capo dell’Eliseo non sembra aver trovato una soluzione.

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