Le indagini del Tenente Roversi
di Gavino Zucca
Commento di Erika Basile

Recita un vecchio adagio “L’assassino torna sempre sul luogo del delitto” e anche io sono qui a scrivervi di nuovo del Tenente dei Carabinieri Giorgio Roversi, creato dallo scrittore Gavino Zucca.
Siamo nel 1961 a Sassari ed il Tenente Roversi è stato qui trasferito da Bologna per motivi disciplinari da appena quindici giorni. Sta piano piano imparando la lingua sassarese e le tradizioni del luogo; e chi sta in sua presenza si sforza di parlare in italiano. Ritroviamo Villa Flora e il suo proprietario Don Luigi Gualandi con la sua governante Caterina.
Manca una settimana a Natale e viene ritrovato in pieno centro storico il cadavere di un barbone, un certo Millomì, colpito con violenza alle spalle con un sasso. Una anziana signora, testimone oculare dell’accaduto, indica il colpevole perfetto, un certo Barrasò, un altro barbone.
Il caso è risolto in poco tempo, come sostiene anche il comandante della Caserma dei carabinieri, il capitano Armani.
Ma Roversi ha i primi dubbi. Le prove scientifiche dicono altro: la vittima è stata colpita alle spalle ma sul lato sinistro, ma Barrasò ha una grave menomazione proprio al braccio destro. Quindi come può essere stato lui?
Inoltre, Millomì giocava ogni settimana la schedina del Totocalcio: nella stessa tabaccheria e sempre le due solite colonne. Ma sulla vittima non è stata trovata alcuna schedina e in paese, propria quella domenica e proprio in quella tabaccheria, è stato fatto tredici.
Parlando con gli anziani del luogo, si scopre il vero nome del barbone: Leonardo Piga, un militare, tornato dalla Russia addirittura a piedi. Inoltre, Piga custodiva gelosamente da ben quindici anni un ciondolo che gli era stato affidato in sanatorio dal suo amato capitano Vittorio Pintus. Ma questo capitano, ora in procinto di candidarsi alle prossime elezioni per il partito monarchico, ritorna nella sua isola natìa dopo tantissimi anni e sembra non riconoscere nessuno, neanche il suo vecchio attendente Piga. Anzi il capitano Pintus sembra essere guarito dalla grave forma di allergia alle arachidi di cui soffriva: Piga ne è contento oltre che sorpreso.
Infine, altri misteri sconvolgono la vita dei nostri protagonisti: l’improvvisa invasione di gatti giallo-rossastri nelle ville della zona; la comparsa nel caffè dei Portici di lu pindacciu, lo iettatore del luogo per eccellenza: “tutto vestito di nero, ombrello nero, berretto nero, occhiali scuri, due sottili baffetti sotto un naso aquilino, magro e pallido come un cadavere”. Ma cosa vorrà dal proprietario di questo bar? Oppure avrà puntato qualcuno dei clienti abituali del bar?
Infine anche il colpevole perfetto Barrasò viene ritrovato ucciso.
Nonostante tutto e tutti Roversi continua ad indagare fino ad andare indietro nel tempo ad una vecchia strage di Pasqua del 1946.
Curiosi di sapere come va a finire? Buona lettura
