Storia personale a lieto fine

Commento a cura di Erika Basile
Mi approprio di questa pagina per parlare della Sanità Pubblica in Italia: settore tanto bistrattato sia da chi governa sia da chi ne fruisce ogni giorno.
Io invece ne parlerò bene e perchè attraverso il racconto della mia esperienza personale molti si possano riconoscere e rendersi conto che qualcosa di buono nel tempo è stato costruito, coltivato ed è rimasto, nonostante tutto. E smettiamola di guardare sempre il bicchiere mezzo vuoto: soltanto partendo da quello che funziona si può migliorare il servizio sanitario pubblico.
Mio figlio più piccolo ogni anno deve fare delle analisi del sangue molto specifiche ed ogni anno aspettiamo noi genitori la fine della scuola perchè lui così è più tranquillo.
Ma i risultati questa volta non sono stati incoraggianti e dopo neanche dieci giorni si deve rifare tutto da capo andando però alla ricerca di qualcosa. E di nuovo le analisi sono preoccupanti: da genitori quel tardo pomeriggio non sapevamo se portare immediatamente nostro figlio in ospedale (pur sapendo che non avendo sintomi gravi al pronto soccorso saremo costretti ad aspettare tanto tanto tempo) o almeno provare a contattare il medico di base per avere rassicurazioni (sconsiglio di affidarsi a Dottor Google: non è un medico vero)
La dottoressa, il nostro medico di base, invece di continuare a messaggiarmi, mi chiama direttamente al telefono, di sera verso le 21, per fare domande precise, per sapere come sta il paziente, per tranquillizzarci che non è niente di grave; dovranno essere rifatte altre analisi e poi capire come comportarsi.
Solo al termine della telefonata la dottoressa mi precisa che non si trova a Roma, anzi che quella sarebbe la sua settimana di ferie: ma non ha ignorato i miei messaggi e non mi ha disumanamente scritto di essere in orario non di servizio e di rivolgersi a qualcunaltro.
Ho apprezzato la sua umanità, il suo essere come il vecchio medico di famiglia di una volta che si lascia coinvolgere e che rassicura pur indicando varie ipotesi non piacevoli.
Spesso si sentono racconti da amici e parenti che bisogna evitare di stare male dal venerdì pomeriggio fino al lunedì mattina, perchè i medici di base staccano i loro telefoni e non sono mai raggiungibili, come se facessero un semplice lavoro impiegatizio di ufficio. Pertanto, anche i giovani medici di base sono in grado di empatizzare con i loro pazienti, non trattandoli da semplici numeri; sono in grado di svolgere con coscienza una professione che è alla base del tessuto sociale e alla quale bisogna ridare credibilità.




