LA GRANDE DECISIONE: DIVENTARE IMPRENDITORE
A cura di Fabrizio Bernardini

La rubrica “Piccole Imprese, Grandi Scelte” nasce con l’obiettivo di offrire, ogni mese, uno sguardo concreto e operativo sul mondo delle micro e piccole imprese italiane, analizzandone criticità, opportunità e strategie di rilancio. Un appuntamento fisso per chi vuole comprendere e migliorare la gestione della propria attività, attraverso esperienze, dati e strumenti professionali.
Nell’appuntamento odierno: la DECISIONE: di DIVENTARE IMPRENDITORE
Cerchiamo subito di chiarire la differenza tra aprire una Partita IVA e cercare di diventare un vero Imprenditore.
Aprire una P.IVA significa il più delle volte aver maturato l’idea di “giocarsela da solo” per raggiungere un lavoro più gratificante e una posizione economica più soddisfacente, recandosi da un Professionista per avviare le pratiche burocratiche, investire il necessario e aspettare che i Clienti si facciano avanti (questa aspettativa viene per lo più fomentata dal riscontro ottenuto con qualche amico e parente). Qui iniziano le scelte dopo la prima consulenza professionale ottenuta, ossia la forma giuridica, la Banca più predisposta, il regime fiscale, il capitale iniziale, ecc. Poi incontri qualcuno, navigando in rete, che ti promette di diventare un Imprenditore RICCO risparmiando imposte e qui nascono i primi dubbi: il Professionista scelto è all’altezza di tutto ciò? Che ci rimetto a interpellare uno di questi GURU del fisco che ne sanno una più dei 120.000 Dottori Commercialisti abilitati in Italia?
Il problema è diverso, le domande giuste da porsi sono prima di tutto altre: ho analizzato bene la domanda e l’offerta di ciò che mi voglio occupare? Gli investimenti che mi appresto a fare, sono giusti e correttamente finanziati? Ho idea delle criticità di produzione, commercializzazione, comunicazione e gestione che dovrò affrontare? Di quali strumenti mi dovrei dotare per gestire e dirigere al meglio l’attività? E altro ancora.
Decidere di diventare IMPRENDITORE significa invece votarsi al business passando dal problem solving alla capacità di gestire e dirigere un sistema complesso col sostegno di Collaboratori all’altezza. Occorre quindi formazione, metodo e strumenti per dirigere un’azienda e compiere giuste strategie. Soprattutto occorre partire col conoscere se stessi prima del business, per poi passare a studiare il mercato e il problema che si vuole risolvere per il mercato stesso, individuare i Professionisti e gli strumenti gestionali giusti, costruire una rete di persone giuste, imparare a gestire il denaro, investire solo in ciò che fa crescere il valore, saper comunicare coi propri clienti e col proprio mercato, apprendere continuamente; chiaramente non esiste una ricetta univoca e valida per ogni business, ma le basi rimangono comunque queste.
Oggi, i migliori ambiti in cui osare per riuscire in una buona impresa imprenditoriale, sono quelli caratterizzati da una forte componente tecnologica e qui giocano un ruolo importante per la nostra economia le Startup Innovative, rappresentando loro uno dei motori propulsivi della crescita.
Tale tipologia di attività economica è soggetta a discipline agevolative particolari che vanno dalla finanza agevolata alle deroghe al diritto societario ordinario, a forme di occupazione incentivali, a una serie di agevolazioni di natura fiscale contributiva e amministrativa, che puntano a favorire queste attività che contribuiscono ad inserire innovazione nel tessuto economico più tradizionale.
Creare un ecosistema formato da specialisti, aziendalisti, apportatori di capitale di rischio e imprenditori innovativi, improntato a supportare chi ha ancora voglia di mettersi in gioco, è la nuova sfida per il futuro del Paese che non dobbiamo perdere.
In 25 anni, l’Italia ha visto un aumento del 16% nel numero di imprenditori, passati da 3,7 milioni nel 2001 a quasi 5 milioni oggi. Con 21 imprenditori ogni 1.000 lavoratori, rispetto ai 19 del 2000, il Paese domina la classifica europea per tasso di imprenditorialità. Lo rivela una ricerca di Verum Partners, società di consulenza per piccole e medie imprese e startup. Il dato sottolinea un’economia dinamica, che non può essere lasciata da sola con una formazione mediocre. E’ il motore del Paese.
Nel campo delle imprese innovative, l’Italia registra 234 startup per milione di abitanti, un dato superiore alla media europea (180), ma inferiore a Gran Bretagna (406), Germania (386) e Francia (253). L’Estonia, con 865 startup, resta irraggiungibile.
Gli Imprenditori sono una risorsa straordinaria per il nostro Paese, che purtroppo spesso viene sottovalutata; sono persone volenterose e determinate ma vanno accompagnate nel compito di creare valore e ricchezza.
