La salute del lavoratore autonomo: la falla nel sistema di welfare che nessuno racconta ai piccoli imprenditori

A CURA DEL DOTT. FABRIZIO BERNARDINI
La rubrica “Piccole Imprese, Grandi Scelte” nasce con l’obiettivo di offrire, ogni mese, uno sguardo concreto e operativo sul mondo delle micro e piccole imprese italiane, analizzandone criticità, opportunità e strategie di rilancio. Un appuntamento fisso per chi vuole comprendere e migliorare la gestione della propria attività, attraverso esperienze, dati e strumenti professionali
Questo mese si parlerà de “La salute del lavoratore autonomo: la falla nel sistema di welfare che nessuno racconta ai piccoli imprenditori“
C’è un momento, nella vita di chi ha un’attività in proprio, in cui ci si accorge di una cosa che nessuno aveva spiegato bene all’inizio: se ti ammali, lo Stato ti lascia sostanzialmente da solo. Non è un’impressione soggettiva né un’esagerazione polemica: è la fotografia di un sistema previdenziale costruito, negli anni, attorno al lavoro dipendente, e che per artigiani, commercianti e piccoli imprenditori continua a presentare un vuoto di tutela strutturale.
Un artigiano o un commerciante iscritto alla relativa Gestione INPS, non ha alcuna indennità di malattia: i contributi versati finanziano pensione, maternità e alcune altre prestazioni, ma non coprono il rischio più banale e più frequente in assoluto, quello di ammalarsi e non poter lavorare per settimane o mesi. L’INAIL interviene solo in caso di infortunio o malattia professionale, non per una patologia comune, per un intervento chirurgico o per una diagnosi oncologica che richieda un lungo percorso di cure.
Il paradosso è che, mentre l’imprenditore è a casa in cura, i contributi previdenziali restano comunque dovuti, calcolati su un reddito minimo presunto, indipendentemente dal fatturato reale di quel periodo.
Per di più, un periodo di malattia è un problema personale e familiare. Per chi ha una piccola impresa, spesso coincide con una crisi aziendale vera e propria. Senza titolare, molte micro e piccole attività non riescono a garantire continuità: un negozio che chiude per settimane perde clientela che non torna facilmente, un artigiano che non può seguire i cantieri rischia di perdere commesse già acquisite, una microimpresa di servizi rischia di vedere sciogliersi il rapporto di fiducia costruito con i clienti in anni di lavoro.
A questo si aggiunge un problema che raramente viene messo in relazione con la salute del titolare: la difficoltà di trovare, in tempi rapidi, personale che possa sostituirlo. Le piccole imprese italiane faticano da anni a reperire manodopera qualificata anche in condizioni ordinarie; farlo in emergenza, per coprire un’assenza improvvisa e di durata incerta, è quasi impossibile per chi non ha margini economici per permettersi personale di riserva. Il risultato è che la malattia del titolare si trasforma, in tempi molto brevi, in un problema di sopravvivenza dell’impresa stessa: mancati incassi, contratti non rispettati, dipendenti che restano senza indicazioni, fornitori da pagare comunque.
Il sistema di protezione sociale italiano nasce, in larga parte, in un’epoca in cui il lavoro autonomo e quello imprenditoriale erano percepiti come scelte di maggiore autonomia e, implicitamente, di maggiore capacità di autotutela economica. È un impianto che oggi non riflette la realtà di centinaia di migliaia di partite IVA, artigiani e piccoli commercianti che, dal punto di vista del reddito e della fragilità economica, non sono affatto più “protetti” di un lavoratore dipendente. Anzi, a differenza del dipendente, l’imprenditore non ha un datore di lavoro che continua a versare contributi né un fondo di garanzia a cui rivolgersi.
Non è un caso che negli ultimi anni siano state presentate diverse proposte di legge per introdurre anche per artigiani e commercianti una qualche forma di indennità di malattia, sul modello di quanto già avviene, seppur con criteri diversi, per i lavoratori della Gestione separata INPS titolari di partita IVA. Si tratta, per ora, di proposte in discussione: la tutela reale, oggi, per chi ha un’impresa artigiana o commerciale, resta quella che ciascuno riesce a procurarsi privatamente, tramite polizze assicurative facoltative, quando se lo può permettere e quando ci ha pensato in tempo.
Il punto non è soltanto l’assenza di un’indennità economica durante la malattia, per quanto sia la lacuna più evidente. Il punto è l’assenza di una visione complessiva che trascura profondamente il valore reale dell’imprenditore per l’intera società
Chiedere una tutela pubblica più solida per i piccoli imprenditori non significa chiedere un privilegio, ma correggere una disparità di trattamento che oggi penalizza chi, con la propria attività, contribuisce comunque al sistema attraverso i contributi previdenziali e la fiscalità generale. Un artigiano o un piccolo commerciante malato non smette di essere un cittadino con diritto alla salute e a un minimo di sicurezza economica; ma nel sistema attuale rischia di pagare, oltre al prezzo della malattia, anche quello della chiusura della propria attività, costruita magari in anni di sacrifici.
Quello che manca, finora, è la volontà politica di considerare la salute dei piccoli imprenditori una priorità di sistema, e non un rischio che ciascuno deve gestire da solo.

