
A cura di Maurizio Filippini
Il salto in alto è una delle discipline più affascinanti dell’atletica leggera: semplice nell’obiettivo – superare un’asticella senza farla cadere – ma estremamente complessa nell’esecuzione. Richiede velocità, coordinazione, potenza esplosiva, controllo del corpo e una grande padronanza tecnica. È una sfida contro la gravità e, allo stesso tempo, contro i propri limiti fisici e mentali.
Le origini del salto in alto risalgono a pratiche antiche, ma la sua forma moderna si sviluppò tra il XIX e il XX secolo. Le prime tecniche erano molto diverse da quelle attuali: lo stile a forbice prevedeva il superamento frontale dell’asticella con un movimento semplice ma, per l’epoca, efficace. In seguito si affermarono tecniche più evolute, come il western roll e lo straddle, che permisero un progressivo miglioramento delle prestazioni.
La vera rivoluzione arrivò ai Giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, quando Dick Fosbury introdusse il celebre Fosbury flop. Essa prevede una rincorsa curva, uno stacco esplosivo e il superamento dell’asticella con la schiena rivolta verso il basso.
Nel Fosbury flop la rincorsa è fondamentale: serve a generare velocità e a preparare la rotazione del corpo. Lo stacco rappresenta il momento decisivo, in cui la velocità orizzontale viene trasformata in spinta verticale. Durante la fase di volo il corpo si inarca per consentire il superamento dell’asticella, mentre il baricentro passa al di sotto di essa.
Dal punto di vista biomeccanico, il salto in alto rappresenta un perfetto equilibrio tra velocità, forza ed elasticità.
Le regole della gara sono semplici: ogni atleta dispone di tre tentativi per superare una determinata altezza.
Tra i grandi protagonisti spiccano Javier Sotomayor, Mutaz Essa Barshim, Gianmarco Tamberi e, nel settore femminile, Stefka Kostadinova.
Il salto in alto è una delle discipline simbolo dei Giochi Olimpici.
L’allenamento comprende velocità, forza esplosiva, tecnica, mobilità articolare e preparazione mentale.
Il fascino del salto in alto risiede nella sua essenzialità: pochi secondi di corsa, un istante di stacco e la sospensione in aria.
In conclusione, il salto in alto è una delle espressioni più pure dell’atletica leggera.



