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Questa è la nostra visione del futuro. Tu che visione hai per il futuro del nostro Paese?

Carte segretate, desegretate solo in parte, verità nascoste e reati che emergono

Viviamo, mutuando le parole dal compianto Sergio Zavoli, la “Notte del diritto e della democrazia”.

Il mio intendimento è far capire a tutti, nessuno escluso, quello che sta accadendo in questi giorni a seguito della parziale desegretazione dei verbali degli incontri del Comitato tecnico scientifico voluto da Conte e dal suo Governo.

Andrò per punti affinché tutti possano capire al meglio la gravità delle azioni compiute dall’Esecutivo e dal sui Capo in termini di vite umane, di inenarrabili danni economici e finanziari di cui ancora non se ne ha appieno contezza, di tragedie sociali e psicologiche e di trasformazione di uno Stato parlamentare e democratico in un ordinamento feudale.

  1. Il Decreto del Presidente del Consiglio (DPCM) è un provvedimento amministrativo (di tipo generale e programmatorio) monocratico, ossia adottato dal solo Premier, non necessitante di alcun passaggio al Consiglio dei Ministri e nei due rami del Parlamento, privo, pertanto, della promulgazione o emanazione ad opera del Presidente della Repubblica.
  2. Il DPCM, in quanto provvedimento amministrativo, rientra nell’ambito di applicazione della legge 241/1990 che disciplina nel dettaglio il procedimento amministrativo.
  3. In particolare la legge 241/1990 prevede il diritto di accesso – ossia di visionare ed, eventualmente, estrarne copia –  ai provvedimenti ed atti amministrativi; va da se che, laddove il provvedimento amministrativo richiami in premessa o nella motivazione o nel suo dispositivo un altro provvedimento o, anche, un atto amministrativo interno al procedimento stesso (ad esempio, un parere), anche i provvedimenti e gli atti amministrativi richiamati debbono essere “ostensibili”, ossia messi a disposizione per la consultazione previa istanza.
  4.  La segretazione può essere ammessa per ragioni varie, fra cui la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico. Inspiegabile come il DPCM sia “ostensibile” a tutti (e non potrebbe essere altrimenti per la sua necessaria attuazione), mentre è segretato un atto (un parere di un organo tecnico voluto dal Governo) fondamentale per l’adozione della decisione conclusiva; su tale punto la stessa Corte di giustizia della Unione europea è chiara: se richiesti devono essere resi pubblici i documenti ove sono riportati i giudizi, i pensieri, le posizioni e le idee dei consulenti, a maggior ragione se confliggenti fra di loro o con la decisione finale espressa dall’organo decidente.
  5. Come già detto il Comitato tecnico scientifico emanava (ed emana tutt’ora) pareri e, così come previsto nella citata legge 241/1990, questi ultimi potevano essere accolti o non accolti ma, se non accolti, se ne doveva dar ragione in motivazione (del DPCM) di siffatta contrarietà;
  6. Il parere del Comitato tecnico scientifico del 7 marzo – solo parzialmente desegretato (cosa gravissima perché ci si chiede cosa il Governo stia nascondendo) –   è  richiamato dal DPCM del 9 marzo che ha messo agli “arresti domiciliari”, con qualche eccezione, l’intero Popolo italiano (violando gravemente la libertà personale, di mobilità, di lavoro, di iniziativa  economica privata, di insegnamento, di studio, di scienza, di professare liberamente la propria  fede, nonché qualche altra cosella garantita costituzionalmente): il  DPCM, però, non precisa affatto (obbligo cui Conte era tenuto per legge) che il parere aveva chiesto esplicitamente  il c.d. lockdown unicamente per alcune zone specifiche della Lombardia, della Emilia-Romagna e del Veneto, raccomandando per le restanti zone d’Italia solo alcune misure prudenziali.
  7. Desegretati a forza e solo parzialmente questi pareri (“nascosti” in totale violazione della legge 241/1990 e dei principi di trasparenza e democraticità, pietre angolari di uno Stato che per Turati doveva essere “una Casa di Carta”), si evince con chiarezza che il Comitato tecnico scientifico era contrario al lockdown dell’intera Nazione, tanto che in prima battuta, l’8 marzo, Conte adotta un DPCM che “chiude” quelle aree indicate dal Comitato; dopo un giorno,  il 9 marzo, in modo inspiegabile e non sorretto da alcuna spiegazione scientifica, da alcun parere o accertamento, Conte “confina” l’intero Popolo italiano. Qui siamo di fronte ad una c.d. discrezionalità amministrativa tecnica che, per essere legittimamente esercitata, necessita di essere corredata da supporti di ordine scientifico: nella decisione di Conte del 9 marzo siffatto supporto manca del tutto.
  8. Le conseguenze sono ben visibili a tutti: danni sociali, psicologici (pensiamo ai bambini “sequestrati” in casa), lavorativi, economici, finanziari, commerciali, industriali e turistici di cui ancora non se ne ha piena contezza.
  9. Ultima annotazione: il Comitato tecnico scientifico lo scorso 3 marzo invitò il Governo (e non poteva essere altrimenti essendo competenza esclusiva dello Stato) a dichiarare “zone rosse” i territori dei Comuni bergamaschi Nembro e Alzano: nulla fu fatto con le drammatiche conseguenze di cui i ricordi sono ancora vividi.

Null’altro da aggiungere Vostro Onore!

Prof. Fabrizio Giulimondi