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Giustizia: oramai improcrastinabile una sua riforma organica.

Campeggia all’entrata del Tribunale di Firenze una frase contenuta in uno scritto dell’insigne giurista ed avvocato Piero Calamandrei, “Per trovare la giustizia, bisogna esserle fedele: essa, come tutte le divinità, si manifesta soltanto a chi ci crede”. E’un’affermazione dal significato profondo, ricordata spesso dagli avvocati a loro stessi nonché ai propri assistiti in quei casi in cui entrambi patiscono come denegata giustizia una sentenza di primo grado loro sfavorevole.

La giustizia, per come oggi la osserviamo, è frutto del cosiddetto “secolo educatore” (Leonardo Sciascia), traendo origine dal periodo dell’Illuminismo che avvertiva la necessità improcrastinabile di creare una giustizia più equa, cioè uguale per tutti, caratterizzata altresì da una profonda riforma della pena, frutto anche e principalmente del pensiero italiano, rappresentato degnamente  dalla prestigiosa rivista Il Caffè, con nomi che hanno segnato la storia della giustizia appunto, quali Cesare Beccaria ed i fratelli Verri. Segno tangibile delle riflessioni di detto gruppo di intellettuali, la decisione del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di abolire nel 1786 la pena di morte, decisione che pose la Toscana all’avanguardia sul tema della giustizia. Oggi parlare di giustizia significa, purtroppo, parlare principalmente delle sue oggettive disfunzioni, perché così la giustizia è vissuta – e difficilmente potrebbe essere altrimenti – dal cittadino italiano, tant’è che la stessa Unione Europea più volte è intervenuta sul tema sollecitandone la riforma, ciò in relazione alla giustizia civile così come a quella penale, quest’ultima destinata ad incidere sui cosiddetti beni prima dei cittadini e, ci sia consentito dirlo, troppo spesso utilizzata in maniera strumentale come purtroppo in maniera evidente risultante dal cosiddetto caso “Palamara”. Solitamente l’attenzione della politica  e dell’informazione  è rivolta più alla giustizia penale che a quella civile, ma trattasi di una visione miope del problema e di un grave errore perché la giustizia civile è quella che incide quotidianamente sui rapporti personali e patrimoniali dei cittadini (di noi cittadini), e sulle  attività imprenditoriali, queste ultime il cuore pulsante della nostra economia, – che come tale dovrebbero essere avvertite, ricordandolo a quelle forze politiche che sempre più sembrano concentrarsi su forme di assistenzialismo nei confronti del singolo, incompatibili con la crescita di una Paese e della persona – dissuadendo gli imprenditori anche esteri dal fare investimenti nel nostro Paese. Tale patologia della giustizia civile, unitamente alle disfunzioni del sistema penale, allontana sempre più il cittadino dalla giustizia, indotto a rinunciare a fare valere un proprio legittimo diritto pur di restare lontano dalle aule dei Tribunali. Tale situazione è stata chiaramente descritta dal dott. Carlo Nordio:“ Il collasso del sistema è ben rappresentato dal paradosso per cui mentre un tempo il creditore minacciava il debitore inadempiente con l’espressione ”Ti faccio causa!”, oggi le parti si sono invertite, ed è quest’ultimo a provocare il creditore con la battuta “Fammi causa!”, sottintendendo, in modo beffardo, che tanto non caverà un ragno dal buco”.

La politica  è pertanto chiamata a dare risposte concrete ed immediate al bisogno di Giustizia dei cittadini, che hanno il diritto di poter confidare nella stessa (da ciò la delega all’esercizio dei propri diritti rilasciata dal singolo allo Stato nell’ambito del contratto sociale) pretendendo che davvero si manifesti come una vera Dea, possibilmente anche in tempi celeri, senza che siano necessari lustri perché, anche in relazione ad un contenzioso semplice, si addivenga ad una sentenza che accerti, per quanto sia processualmente possibile, chi ha ragione e chi ha torto. Dovremo ovviamente snellire le procedure, velocizzandole, senza peraltro limitare, e penso principalmente al campo penale, le garanzie del singolo, come da alcuni partiti oggi al governo erroneamente prospettato, ma soprattutto avere una visione organica dei problemi e della loro soluzione, ponendo fine ad interventi sgangherati, inidonei a produrre effetti positivi definitivi. Sarà un percorso impegnativo, pieno di insidie, ma al termine del quale il miglioramento del nostro Paese sarà certamente evidente.

Avv. Silvio Pittori