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Immigrazione clandestina e dintorni: l’ assurdo caso italiano tra debiti e demagogia

L’ autorizzazione a procedere nei confronti dell’ ex ministro dell’ interno che con un atto politico a torto o a ragione ha deciso con fermezza la chiusura dei porti all’ immigrazione clandestina ed al relativo business ed una medaglia d’ oro a colei che ha speronato una nostra vedetta militare che stava eseguendo un ordine legittimo dello Stato, è la fotografia cruda di uno Stato alla completa deriva che sola può dar senso a quel “calpesti e derisi” che si ritrova nel suo stesso inno nazionale.

Appaia chiaro che l’ autorizzazione a procedere in parola è a sua volta una legittima scelta di carattere politico assunta dalla camera di appartenenza del ministro in parola in perfetto ossequio alla procedura a tal uopo prevista dalla novellata previsione normativa della nostra Carta Costituzionale che ne ha stabilito il relativo iter. Il punto è semmai un altro. Ed è che le immunità e le prerogative parlamentari che presiedono il meccanismo dell’ autorizzazione a procedere non ha a riguardo la presunta fondatezza o meno nel merito dei capi di imputazione del parlamentare, bensì, come voluto dalla Carta Costituzionale e dalla dottrina la sola verifica della sussistenza o meno nei suoi confronti del fumus persecutionis. Norma voluta a sua volta dal Costituente dell’ epoca non tanto a salvaguardia del singolo quanto piuttosto del Parlamento nella sua interezza al fine di tutelare l’ autonomia  a salvaguardia di questo a presidio dello Stato di diritto e della richiesta separazione dei poteri e del loro democratico equilibrio.

Se questo è vero ci sarebbe semmai da chiedersi, specie dopo quanto emerso dalle famose intercettazioni   telefoniche che hanno riguardato alcuni influenti magistrati, se quel leggerissimo sospetto poteva e doveva essere considerato quando, expressis verbis, veniva palesemente detto tra di loro che quel ministro andava attaccato a prescindere.

Ci si chiede allora se ancora una volta la logica del diritto in astratto si sia piegata alla logica della lotta politica in concreto  come avvenne a suo tempo per l’ onorevole Berlusconi a prescindere dalle sue responsabilità al solo e semplice scopo di impedire il futuro ruolo politico di questi.

Per venire infine al merito delle cose, ci si chiede anche qui ed ancora una volta se quel che accade in chiave di immigrazione clandestina ed il suo modo di gestirla corrisponda davvero  alla volontà della maggioranza democratica dei cittadini italiani ovvero rappresenti la sola volontà e gli interessi di pochi, ossia di quelli che effettivamente da questo sistema abbiano da lucrare.

Ma cerchiamo di andare con ordine partendo da una premessa indispensabile: il fenomeno migratorio è sempre esistito nella storia dell’ Umanità che da sempre è stato uno scontro ed un incontro di civiltà e delle loro culture da cui abbiamo tutti tratto innumerevoli benefici. Ma è altrettanto vero che il fenomeno migratorio di oggi non può in alcun modo essere paragonato a quello che da sempre è accaduto nella storia dell’ uomo. Il movimento di popoli era all’ epoca fondato sulla esigenza di trovare terre e pascoli fertili, ricchezze e dominio dei commerci. Era cioè un fenomeno collettivo. Oggi il fenomeno migrante, migrante si badi bene eminentemente economico, è un fenomeno si di massa, ma che sostanzialmente riguarda il singolo in un contesto di di Stati di diritto, prevalentemente a vocazione sociale, con i relativi diritti in termini di rimozione delle diseguaglianze sociali, estremamente più complessi. Si pensi su tutto il diritto alla salute di ciascuno, la previdenza e l’ assistenza sociale e altrettanti diritti tutti fiscalmente finanziati. L’ ingresso e l’ arrivo di un nuovo soggetto non può in nulla corrispondere e paragonarsi a quelli che erano gli effetti dell’ arrivo e la sovrapposizione di genti che ha caratterizzato la nostra storia almeno fino alla caduta dell’ impero romano d’ occidente e la stagione delle invasioni barbariche.

Ad ogni nuovo individuo corrisponde automaticamente un incremento della relativa spesa pubblica a carico di tutti i cittadini chiamati a finanziarla. Di qui la necessità in tutti gli Stati moderni di procedere a regolamentare detti flussi che,a prescindere dai motivi turistici, devono essere fondati su esigenze economiche di lavoro, di commercio, famigliari o di studio.

Scavalcare o aggirare a piacimento queste regole interne agli Stati significa inevitabilmente arrecare un nocumento alla loro economia ed al relativo ordine pubblico interno visti i dati del ministero dell’ Interno in relazione all’ aumento dei reati, soprattutto predatori, senza considerare il cosiddetto stress culturale quale uno dei tre fattori che determinano l’ insicurezza urbana e delle nostre periferie letteralmente preda di incivilities, spaccio e prostituzione senza considerare il rischio terroristico sempre presente e da non sottovalutare.

Unico legittimo aggiramento delle regole di cui sopra in termini di diritto può essere rappresentato da motivi di solidarietà internazionale allorchè ci si trovi di fronte a motivi umanitari di soggetti che hanno nella fuga il solo modo di salvaguardare la loro incolumità personale laddove è dimostrato che permanendo nel Paese d’ origine sarebbe in concreto pericolo di vita o sottoposti a tortura o prigionia per motivi politici.

Cosa quest’ ultima che soltanto in minima parte, quasi inesistente, riguarda le migliaia di persone che invadono il nostro Paese con la complicità di organizzazioni che sul loro flusso lucrano cospicui guadagni a fronte delle “sceneggiate” che mettono in campo attraverso pericolose recite in quattro atti: atto primo concentramento sulle coste africane di tutti i soggetti in grado di pagarsi il viaggio con denaro contante frutto dei loro miseri risparmi o della vendita delle loro donne e dei loro bambini ovvero attraverso l’ impegno vincolato dei futuri guadagni previo preventivi precisi contatti con i reclutatori di mano d’ opera criminale per attività di spaccio o prostituzione. Atto secondo contatti con le Ong per concordare luoghi e orari degli appuntamenti in mare. Atto terzo stabilito il contatto al segnale convenuto gettarsi tutti in mare con i loro giubbotti di salvataggio (gommoni ovviamente quasi sgonfi o con poco carburante trascinati dalle navi in mare aperto). Atto terzo la scena madre della loro deriva ed il loro eroico salvataggio. Atto quarto divisione dei dividendi tra gli organizzatori e quindi, sbarcati “i profughi” riprendere il largo per il prossimo trasporto.

Quello che sconcerta è che nonostante il collaudato meccanismo sia a tutti noto e dimostrato anche dagli atti di  indagine rimane che per buona pace di tutti the show must go on.

Sappiamo quanto costa tenere in mare una imbarcazione della stazza di quelle delle ONG anche in termini di solo carburante così come sappiamo con quanti milioni di euro la finanza speculativa finanzia simili organizzazioni che essendo tra l’ altro anche ONLUS beneficiano pure di finanziamento indiretto attraverso la loro detassazione. Così come pure sappiamo con quanti milioni di euro furono finanziati e si stanno tornando a finanziare gli SPRAR a beneficio degli enti locali che decidono di entrare nel business dell’ accoglienza così come ancora cosa vuol dire sulla manodopera locale soprattutto, guarda caso soprattutto al sud, l’ allestimento dei vari centri di accoglienza ove trovano lavoro giovani medici, volontari, commercianti, un indotto su cui vive l’ intera comunità locale.

Senza contare il reddito pro capite con cui viene finanziato ogni singolo migrante dal telefonino alla  carta telefonica pre pagata oltre  tutto il resto con costi in questi giorni sempre più insostenibili a partire dai costi per l’ ordine pubblico garantito dall’ impiego di numerose forze dell’ ordine quasi tutte in  trasferta a cui va garantito spese di albergo, pasti e trattamento economico di missione oltre la loro sottrazione al loro impiego nelle attività di controllo del territorio e contrasto alla criminalità nell’ ambito  degli uffici di provenienza a cui vengono sistematicamente sottratti con buona pace dei cittadini delle rispettive comunità.

Ordine pubblico, anche sanitario, ovviamente sempre più compromesso come stanno a dimostrare i recenti episodi di fuga dai centri di accoglienza, di soggetti per giunta anche positivi al Covid così che la stessa emergenza coronavirus sta costringendo le autorità ad autentici dissanguamenti finanziari. Si pensi solo alla gestione dell’ idea delle navi ove far trascorrere la quarantena dei migranti.

Si tratta di procedimenti ad evidenza pubblica per acquisto o noleggio di grosse imbarcazioni provenienti da uso civile di trasporto e ora relegate a svolgere funzioni alberghiere con costi che si aggirano intorno al  milione di Euro mensili. E’ di questi giorni poi la pubblicazione di altro bando a cura dei ministeri dei Trasporti, Protezione Civile e Ministero dell’Interno per due nuove navi da usare per le quarantene dei migranti con costi a base di gara pari a decine di milioni di euro. E questo nonostante gli esperimenti non siano certo stati dei più positivi, sia per i costi e sia anche gli sbarchi incessanti che sono destinati a durare senza sosta e senza via d’ uscita fino a quando l’ intero Paese non sarà stato consegnato nelle loro mani visti anche i nostri basi livelli demografici secondo la migliore vulgata meglio nota come Eurabia.  

Quindi costi esorbitanti a fondo perduto per non arrivare a nessuna soluzione. Qualcuno è in grado di farsi un rapido calcolo con milioni di euro mensili di costi quante famiglie sarebbe possibile aiutare? Corrisponde questo alla volontà sovrana degli italiani, o sono scelte scellerate di pochi destinate a ricadere sulle spalle di tutti e per le generazioni a venire. E tutto questo  come se quello che sta avvenendo nelle periferie di Parigi e di altre realtà a forte presenza di immigrati messe a letteralmente ferro e fuoco non abbiano nulla da insegnare.

Eppure l’ allora ministro che ora l’ Italia ha deciso di mandare a processo una mezza vittoria l’ aveva ottenuta. Il blocco radicale degli sbarchi, il quasi azzeramento delle vittime in mare e, e soprattutto, l’ Europa costretta a sedersi davvero al tavolo delle trattative e pronta a rivedere le modifiche al trattato di Dublino che vuole sia il Paese di sbarco e solo quello a doversi gestire il clandestino nella più perfetta solitudine.

Ma i nemici come nelle migliori tradizioni erano in casa e le varie resistenze interne, la disapplicazione di atti se non il vero e proprio boicottaggio di una parte del governo contro l’ altra parte portò alla rottura e alla formazione di altro Governo sotto l’ attenta regia europea pronta a barattare qualche commissario ed un occhio più flessibile ai conti pubblici in cambio della riapertura dei porti. Dublino può rimanere li dov’ è come tutti i migranti con buona pace di tutti . Parigi poteva ben valere una messa. Non ci sarà pure stata la strage degli Ugonotti, ma le stragi in mare quelle si possono pure continuare. La grande recita può andare avanti e peccato per il prezzo sempre più salato del biglietto. Ma questo per ora a Roma poco interessa: avanti  così …pecunia non olet ….tantomeno un posto in prima fila anche perché si sa…il potere alla fin fine logora soltanto chi non ce l’ ha.  E chi ce l’ ha al momento non pare sia intenzionato a cederlo..alla fine tanto ci sarà sempre qualcuno che pagherà il costo dei vari debiti…ma non saranno certo loro.

Mauro Mancini Proietti