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Covid-19. Il balletto dei numeri e la paura di un nuovo lockdown.

Nuovo lockdown? Sembrano lontani i tempi dell’inizio epidemia. Quando da un giorno all’altro ci siamo ritrovati chiusi in casa, tra la paura di un contagio e la voglia di libertà. E invece no. Oggi, il rischio di ripiombare nello stesso incubo di sette mesi fa ci trascina prepotentemente verso l’incertezza più assoluta. Con il balletto dei numeri che torna a monopolizzare le nostre vite e la paura di un nuovo lockdown che diventa sempre più concreta.

Cosa sta succedendo? Se è vero che di seconda ondata si tratta, è pur sempre vero che la sensazione è quella di ripercorrere una strada per certi versi già conosciuta, ma al contrario. Cioè, se a marzo abbiamo assistito ad un isolamento forzato che, nel corso del tempo, si è ammorbidito fino a permetterci un quasi ritorno alla vita normale, la situazione oggi sembra letteralmente capovolta. E l’idea di molti è che da piccole restrizioni e chiusure del territorio si possa tornare ad un lockdown generale. Sia chiaro. Nessun dato attuale fa prevedere una situazione simile. Nè tantomeno le ultime dichiarazioni del Governo. A partire dal premier Giuseppe Conte, che fin da subito ha escluso l’eventualità di richiudere gli italiani tra le mura delle proprie case. Anche se si rincorrono voci e ipotesi di ulteriori misure, sulla falsariga delle norme adottate in Francia, che potrebbero essere prese in considerazione anche nel nostro Paese. A partire da un coprifuoco a partire dalle 22, con le saracinesche di bar e ristoranti abbassate e il divieto per i cittadini di uscire dalle proprie case.

Nonostante il Governo continui a smentire ricadute catastrofiche e gli esperti di sanità pubblica rassicurino sul fatto che si tratta di una situazione certamente diversa da quella che ci siamo trovati a vivere lo scorso marzo. E in effetti basta dare uno sguardo veloce agli ultimi numeri. Parliamo di 8.804 positivi a fronte di 163mila tamponi (a marzo, in uno dei giorni peggiori dell’epidemia, erano 6557 su 26mila tamponi), con un tasso di positività che si attesta su una percentuale del 5,4% contro il 25% di sette mesi fa e il numero dei ricoverati causa Covid che nelle ultime ore ha raggiunto quota 5.796 contro i 17.708 di metà marzo.

Tre sono le cose certe. Le cifre che segnano contagi, decessi e numero di tamponi processati sono tornate a condizionare le nostre vite. Immunologi, virologi, infettivologi alimenteranno il dibattito politico, verosimilmente, fino a quando l’emergenza Covid-19 non rientrerà del tutto, con il rischio di essere travolti da un vortice di informazioni spesso contrastanti che non fanno altro che confondere i cittadini. Non ultima, la paura di Dpcm sempre più restrittivi e spesso difficili da interpretare.

Irma Annaloro