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Una possibile evoluzione della Nato

Dopo la 2′ Guerra Mondiale, gli USA decidono di dare stabilità all’Europa occidentale sia con misure economiche di sostegno, il “Piano Marshall” ,sia con un’alleanza permanente a tutela dei Paesi membri tanto da un eventuale risorgere della Germania quanto, soprattutto, da eventuali ‘incursioni’ dell’URSS verso occidente.

La NATO, North Atlantic Treaty Organization, nasce nel 1949 come alleanza militare allo scopo di proteggere i Paesi partner da minacce all’integrità territoriale, all’indipendenza politica e alla sicurezza.

L’Alleanza dunque nasce in un periodo di insicurezza globale, derivante dal confronto con un attore, l’Unione Sovietica, posto ai confini orientali d’Europa ma che, anche per mezzo dell’ideologia comunista, può destabilizzare e influenzare Paesi in qualsiasi parte del mondo.

Finita la Guerra Fredda e dissolta l’Unione Sovietica la NATO si è allargata in Europa orientale, e molti ex membri del Patto di Varsavia sono ora membri dell’Alleanza Atlantica.

L’odierno contesto geopolitico è estremamente fluido: al posto di un confronto ‘bipolare’ troviamo una super potenza globale, gli USA, ma anche molti Paesi che aspirano a una revisione del quadro geopolitico tentando di espandere la propria sfera di influenza.

Flags wave in front of the European Parliament in Strasbourg

 Le Potenze che attualmente costituiscono una sfida sono la Russia e la Cina.

La Russia, dopo essersi ripresa dalla grave crisi economica e istituzionale degli anni’90, ha assistito a una notevole riduzione del proprio spazio di manovra in Europa: a titolo di esempio Polonia e Paesi Baltici confinano direttamente col territorio russo e sono membri della NATO

E’ evidente che la Russia non possa tollerare di buon grado la presenza delle truppe dell’Alleanza atlantica ai propri confini; infatti la minaccia di un nemico alle porte richiama le 2 invasioni, nel XIX secolo da parte della Francia napoleonica e nel XX secolo da parte della Germania di Hitler: questa memoria storica costituisce un fattore importantissimo nelle scelte politico-militari della Russia di oggi, supportata da un notevole arsenale nucleare ma limitata da una situazione economica non all’altezza delle ambizioni strategiche.

La Cina rappresenta una sfida ancor più complessa: innanzitutto la forza economica cinese è di raggio globale, con investimenti in molti Paesi dell’Eurasia e dell’Africa; inoltre il governo cinese persegue esplicitamente una strategia di sviluppo di fusione civile – militare[1] per ottenere l’integrazione delle industrie, know-how e tecnologie civili con quelle militari ma anche allo scopo di ottenere, in prospettiva, una mobilitazione totale delle risorse del Paese allo scopo di vincere la competizione, ed eventualmente una guerra, fra Potenze su scala globale.

In questo contesto risulta evidente che la NATO debba adeguarsi alla realtà mutata già 2 volte dal 1949: la prima con la fine della Guerra Fredda e l’affermazione di una sola Super Potenza globale e una seconda volta nel XXI secolo con l’emergere di Potenze revisioniste che, almeno nel caso della Cina, competono  su scala globale.

E’ necessario che l’Alleanza atlantica (e ciascun Paese alleato) non dimentichi che il proprio confine occidentale è sul Pacifico e che gli Stati Uniti già da circa un decennio hanno espresso la strategia del “Pivot to Asia” e quindi della precedenza (e urgenza) del quadrante Asia – Pacifico rispetto a quello Euro- Mediterraneo.

Dunque si impone una riflessione: la postura geopolitica degli USA e della Cina impone tanto un cambio di mentalità quanto maggiori investimenti nella difesa.

Per l’Italia si apre un periodo difficile: deve affrontare sia la situazione determinata dal vuoto lasciato dagli USA nel Mediterraneo sia, allo stesso tempo, confrontarsi con la sfida globale cinese.

Sen. Massimo Candura,

Vicepresidente Commissione Difesa Senato


[1]US Department of Defense- Office of Secretary of Defense: “Military and Security Developments

Involving the People’s Republic of China

2020 Annual Report to Congress”