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Agricoltura ed ambiente: la rivalutazione dei ruoli e la tutela delle aree paesaggistiche.

Negli ultimi anni è stato oggetto di una costante rivalutazione il ruolo dell’attività agricola, anche per la tutela di aree paesaggistiche legate ad aspetti tradizionali e culturali di un territorio. Tant’è che detta rivalutazione ha dato origine alla nascita di numerose attività agrituristiche, legate appunto in maniera indissolubile alla promozione di siffatto tipo di attività, che si riflette in un miglioramento anche estetico dell’ambiente, con aree un tempo incolte o comunque poco curate sotto il profilo estetico, trasformate in vere e proprie bellezze naturali anche in forza del lavoro dell’uomo: si parla a tale proposito della capacità dell’attività agricola di plasmare il paesaggio, migliorandolo. Lo si vede bene, ad esempio, nella Regione in cui risiedo, la Toscana, nella quale nel corso degli anni numerose fattorie, riconducibili spesso a storiche famiglie, hanno profuso un sempre maggiore impegno nell’attività agricola trasformando il territorio, migliorandolo esteticamente, eliminando aree incolte, adesso appunto coltivate, dando quindi opportunità anche di sviluppo turistico ai territori influenzati da detto miglioramento.

Nello specifico, l’attività agricola è mutata fortemente negli ultimi anni, trasformandosi da un’agricoltura diretta soltanto ad una intensa produttività, in un’agricoltura sempre più rispettosa dell’ambiente, in ossequio anche alle politiche agricole comunitarie. È sorta infatti l’agricoltura sostenibile, che ha come obiettivo quello di soddisfare il bisogno attuale di alimenti e di tessuti, garantendo però alle generazioni future di soddisfare a loro volta il loro futuro fabbisogno. Pertanto si assiste alla creazione di un forte legame tra attività agricola e tutela dell’ambiente, che si traduce in un maggiore rispetto dei suoli e delle falde acquifere, evitando la distruzione di ambienti faunistici. Tale forma di agricoltura richiede un impegno costante nella applicazione delle innovazioni industriali (si parla comunemente di agricoltura 4.0), idonee a massimizzare la produzione eliminando o riducendo al minimo gli sprechi anche sotto il profilo del consumo di acqua a scopo irriguo. Ed in questo ambito il nostro Paese è certamente all’avanguardia, tant’è che la nostra agricoltura è da molti giudicata la più “green” in Europa, stanti non soltanto gli ettari convertiti negli anni nella produzione biologica, ma anche la massima attenzione riposta dai nostri agricoltori alla qualità dei prodotti, per garantire la salute dei consumatori, con l’effetto che a più riprese i produttori e gli esponenti delle varie associazioni di categoria hanno rivendicato e tuttora rivendicano da parte del
nostro Paese una sempre maggiore attenzione alla tutela dei marchi italiani contro le contraffazioni. Non possiamo inoltre dimenticare come sempre più aziende agricole stiano adottando politiche di economia circolare (persino in funzione della produzione di gioielli), come modello di produzione e consumo che comporta il riutilizzo ed il riciclo di materiali e di prodotti esistenti, il più a lungo possibile, con reintroduzione dei materiali che compongono un singolo prodotto nel ciclo economico: trattasi peraltro di un diverso argomento, un ulteriore tema rispetto a quello che oggi ci vede impegnati. Ovviamente, stante l’assoluta importanza anche in chiave ambientale, dei produttori agricoli, sarebbe necessario tenere nella debita considerazione le esigenze economiche quantomeno dei piccoli agricoltori, troppo spesso impossibilitati a proseguire nelle proprie attività a causa dei costi assai ingenti, stante anche la necessità di applicare le innovazioni dell’industria in funzione di una migliore produttività nel rispetto dell’ambiente.


Avv. Silvio Pittori