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ANNO NUOVO VITA VECCHIA: CONFUSIONE TANTA ED IDEE POCHE.

ALLA RICERCA DELLA FINTA CRISI PERDUTA.

Un nuovo anno è iniziato, ed inizia sostanzialmente ed esattamente laddove ci eravamo lasciati: un Italia sempre più lanciata come una nave impazzita verso il suo baratro con alla plancia di comando un capitano sempre più prigioniero di se stesso e del suo io, che fa pari solo alla codardia ed al gioco dei ruoli della sua fibrillante maggioranza. 

E’ così che, a dispetto di una crisi economica che morde senza precedenti e nel pieno svolgimento di una pandemia per la quale più che regolare si intende solo chiudere,  il balletto delle poltrone pare essere il solo  argomento della politica italiana.

Se ai più pare si stia assistendo ad un vero e proprio redde rationem all’ interno del Governo e delle forze che lo sostengono, la verità è che a meno di veri e propri colpi di scena, la resa dei conti appare molto più dichiarata che realmente voluta da tutti i teatranti in campo. E questo lo sa bene la truppa renziana sempre più ben decisa a passare al suo ultimo possibile incasso prima della sua inevitabile morte a fine legislatura e prima ancora che si entri nel cosiddetto “semestre bianco” del Presidente della Repubblica, ove non sarà più possibile sciogliere le Camere fino all’elezione del suo successore (verosimilmente tra gennaio e febbraio del 2022), e quindi prima ancora di entrare in quell’ arco di tempo, laddove ogni sua forza di ricatto risulterebbe di fatto spuntata.

Minacce alla prova dei fatti poco credibili in quanto pare che l’ avvocato del popolo potrebbe davvero raccogliere la sfida e presentarsi alla conta in parlamento, come già avvenne in occasione della crisi del governo gialloverde ed in tal caso il voto palese scongiurerebbe qualsiasi “crisi al buio”.  In tal caso, infatti, i nodi verrebbero al pettine: proprio lì dove molti dei principali attori di quest’ ultima messa in scena sono ben consapevoli di come alla luce di nuove elezioni molti di loro semplicemente sparirebbero dalla scena politica e nessuno più ricorderà sia mai esistito un movimento cinque stelle o Italia viva.

E se questo per un politico comune appare un rischio sempre presente e calcolabile, non così per gli attuali teatranti i quali, se restituiti alla vita di tutti i giorni, essendo per lo più soggetti senza arte ne parte, scarsi titoli di studio, e nessuna professione o lavoro alle loro spalle (si trattava per lo più di disoccupati o precari) davvero non saprebbero da dove ricominciare per sbarcare il lunario.

E’ per questo che l’ avvocato del popolo, ben forte nella sua debolezza data dalla consapevolezza della blindatura da parte di Pd e M5S, entrambi indisponibili a governi  senza Conte (e ci crediamo), si determinerà ad un via libera al pacchetto minimo voluto da Matteo Renzi, ossia il rafforzamento della squadra attraverso un rimpasto di governo che preveda la sua Maria Elena Boschi, e la riscrittura del Recovery plan nella direzione di farvi rientrare previsioni di spesa che gli permetta di foraggiare quelle attività delle quali gli sia possibile partecipare alla spartizione della torta prevista per i suoi ultimi sostenitori.

Questo con buona pace del suo sogno nel cassetto  di  un governo Draghi (indisponibile al momento l’ interessato) per mandare a casa Conte e Casalino.

Non sappiamo semmai se nella lista della spesa rientrerà da subito l’ assicurazione che si farà ricorso al Mes (cosa per il vero quasi certa visto che per il finanziamento sempre più in deficit occorrono soldi) o l’ auspicata delega sui Servizi segreti (che pure sarebbe la normalità in un Governo normale senza troppi scheletri nell’ armadio). Certo è che alla fine di questa pantomina il leader di Italia viva dovrà accontentarsi di un ministero (il terzo) e di un paio di sottosegretari in più.

Lo chiameranno ovviamente un “nuovo patto di governo o patto di legislatura”, tanto per far sembrare si tratti di una cosa seria e quasi a voler dire che vi sia alla base un valido progetto di riforme strutturali (che non sono affatto all’ orizzonte al di là di promesse fatte con dichiarazioni mendaci ben sapendo di mentire) ma che altro non sono alla fine che l’ assunzione di cospicui prestiti a ben precisi tassi di interesse e quindi con l’ accollo di un forte debito sul debito sulle spalle delle generazioni future.

E’ questa la reale portata per l’ Italia (ma non certo per Francia e Germania) del cosiddetto fondo Next generation fund: noi non avremo mai, e dico mai, quella parte di recovery fund costituiti da finanziamenti a fondo perduto molto semplicemente perché non soddisferemo mai i presupposti a cui essi sono legati: riforma della magistratura, riforma del mercato del lavoro, riforma della pubblica amministrazione e digitalizzazione del Paese ossia per noi vera e propria fantascienza.

Del resto pochi mesi (luglio), e la verità (con la bocciatura certa da parte dell’ UE) dovrà essere ammessa e non sarà certo il voto a maggioranza qualificata anziché all’ unanimità che salverà l’ Italia: chiedere ai Paesi cosiddetti frugali.

Quello che ancora non è comprensibile semmai, debito per debito,  è perché ci si voglia a tutti i costi indebitare così pesantemente con l’ estero senza ricorrere al mercato interno vista la fortissima crescita del risparmio. Interessi per interessi da pagare non sarebbe forse meglio pagarli agli italiani? Se non altro si potrebbe contribuire alla crescita della domanda interna lorda. Mistero.

Tralasciamo quindi per ora ogni sogno di serie riforme strutturali e grandi progetti scaturiti (ma chi li ha visti?) dalla inutile e costosissima sceneggiata di Villa Pamphili, dimentichiamo ogni forma di ricrescita economica al di là delle elemosine di Stato, dimentichiamo ogni investimento sulla sanità, sulla scuola, nello sviluppo e nella formazione, dimentichiamo ogni forma di meritocrazia e di sburocratizzazione della costosissima e lentissima macchina amministrativa o alleggerimento della pressione fiscale, così come dimentichiamo ogni forma di modernizzazione del Paese, rilancio degli investimenti e del sostegno a famiglie e alle piccole medie imprese. Dimentichiamo pure ogni forma di sostegno al nostro sistema produttivo, al nostro patrimonio artistico ed al turismo e cominciamo piuttosto a fare i conti con un Paese in vendita al migliore offerente. 

Vogliamo pertanto tranquillizzare e quindi rispondere da subito alla domanda che in questi giorni insistentemente sta ponendo in giro il ministro Bellanova: “Vogliamo sapere che idea di paese ha Conte”. Ebbene la accontentiamo e gli rispondiamo subito noi: nessuna.

Mauro Mancini Proietti

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