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DOBBIAMO AVERE FIDUCIA DI TORNARE AL PIU’ PRESTO “A RIVEDER LE STELLE”

Da quasi un anno siamo costretti a vivere una vita diversa da quella che avevamo conosciuto, fondata sul contatto sociale, sull’esercizio libero delle libertà individuali anche di natura imprenditoriale. Ci siamo trovati immersi in una situazione inaspettata, che ha influenzato la sfera psichica e psicologica di molti di noi, terrorizzati anche in forza di una voluta pressione mediatica che ogni giorno riservava e riserva al numero dei morti da coronavirus (asseritamente da coronavirus, ma anche su ciò dovrebbero essere offerti dei chiarimenti non secondari) le prime pagine di numerosi  giornali e l’apertura dei telegiornali principali.

Per adesso di ciò non si vede neanche la fine, tra proibizioni, precetti, ammaestramenti, censure, castighi minacciati quasi fossimo dei minus habentes, controlli più o meno effettivi ma prospettati in maniera rigorosa, lasciatemi dire di orweliana memoria: a fronte di tutto ciò, l’unica speranza che viene evidenziata è il vaccino, e probabilmente lo è e lo sarà davvero, con condanna a priori di chiunque sia anche soltanto un minimo scettico sulle conseguenze dello stesso sulla salute del singolo, stante la brevità del periodo in cui il vaccino medesimo è stato testato, e di chiunque si limiti a chiedere semplici chiarimenti di natura scientifica, qualificabile il richiedente come un pericoloso sovversivo. Assistiamo infatti ad una  sorta di imposizione di un pensiero unico che non lascia spazio alcuno al dubbio, nonostante che alcuni dubbi siano sollevati da scienziati che non è dato di comprendere per quale motivo meriterebbero minore attenzione rispetto a quelli facenti parte dell’apparato governativo: stessi percorsi di studi e stessi diplomi di laurea, ma all’evidenza con un diverso peso specifico finale in forza non si sa di quale recondito motivo. Perché non creare contraddittori pubblici tra studiosi delle medesime questioni, così da dare la possibilità agli ascoltatori di farsi una opinione al di fuori di ogni costrizione? Da un lato la necessità di tutelare la salute pubblica, dall’altro la dimenticanza di salvaguardare seriamente e concretamente anche la salute economica del Paese, che apparirà in tutta la sua fragilità una volta che saranno venute meno le alterazioni artificiali del mercato dettate dai provvedimenti governativi. Nel frattempo siamo stati tutti quanti per mesi condizionati nel nostro agire dai famosi dpcm, sino a marzo scorso pressoché sconosciuti a chi non fosse del mestiere, che, quali atti amministrativi, avrebbero potuto essere impugnati davanti ai tribunali amministrativi  regionali,  così come disapplicati, a determinate condizioni, dal giudice ordinario, ma che di fatto hanno spogliato il Parlamento dei poteri, anche di controllo, conferitigli dai cittadini, così da lasciare per mesi e mesi, una sorta di oligarchia tecnica al comando del nostro Paese tuttora presente, con assunzione di provvedimenti talvolta di difficile interpretazione anche logica, capaci di affossare intere fasce imprenditoriali, chiamate precedentemente ad investire in attività di prevenzione e lotta contro il Covid 19  (palestre, estetiste et cetera), e costrette successivamente quanto improvvisamente alla chiusura totale. Una situazione davvero preoccupante che lascerà segni indelebili nella coscienza di molti di noi. Ma chiudiamo con una nota di speranza: nel settembre 1321 ci lasciava Dante Alighieri, il Sommo Poeta, pertanto siamo entrati nell’anno dei sette secoli trascorsi dalla sua morte: prendiamo  a prestito l’ultimo verso dell’ultimo canto della Cantica dell’Inferno e auguriamoci che presto, il più presto possibile si possa uscire da questa condizione e si possa tornare “ a riveder le stelle”.

Silvio Pittori

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