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GREEN PASS E DINTORNI Di Mauro Mancini Proietti

Mentre ferve in questi giorni il dibattito in Parlamento e nelle sedi governative sui contenuti della manovra economica e del bilancio 2022 anche alla luce di quei fondi resi disponibili dall’ Unione Europea e collegati ai Recovery Fund ed al relativo Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza, non poco allarme sta suscitando la prevedibile quarta ondata della pandemia da corona virus accompagnata dall’ altrettanto prevedibile coda di polemiche intorno all’ utilizzo e ai contenuti del Green pass.

Una polemica per il vero non propria ed esclusiva dell’ Italia in quanto alle manifestazioni di protesta assai spesso violente dei no vax, si accompagnano analoghe manifestazioni altrettanto violente in altri Paesi dell’ Unione come in Germania ma anche in Austria Olanda ecc.

Ciò che viene messo in discussione è la validità e l’ utilità dei vaccini da una parte e i diritti di libertà, soprattutto in termini di trattamenti sanitari con le corrispondenti polemiche in ordine alla bontà stessa delle misure amministrative che si sono messe e che si vogliono mettere in campo, dall’ altra.

Per quanto riguarda il primo aspetto (l’ efficacia dei vaccini),  avevo già avuto modo di esprimermi proprio su queste pagine, concludendo che contro l’ antiscienza dei terrapiattisti e la montagna di fake news, come delle idiozie messe in rete ben poco vi è da dire in quanto contro la demenza non c’ è ragione che tenga.

Sugli altri punti invece avevo già avuto modo di dire come il discorso si facesse ben più profondo in quanto ci si pone in effetti di fronte a diritti costituzionalmente tutelati come il diritto alla libera scelta in materia di trattamenti sanitari da un lato ed il diritto alla pubblica incolumità e liberta  di movimento dall’ altra.

Lo avevo fatto concludendo come nel doveroso equo contemperamento dei diritti e degli interessi pubblici e privati primari si dovesse alla fin fine fare una valutazione  ponderata  lasciando prevalere il bene collettivo rispetto al bene egoistico e privatistico del singolo in quanto il diritto di libertà del singolo non poteva tradursi in un nocumento irreversibile dei diritti di tutti.

In poche parole  si trattava di non vanificare il sacrificio anche economico dell’ intera collettività di fronte a scelte irresponsabili e ben poco solidali dei pochi che per libera scelta non decidono di mettere in pericolo solamente la propria salute, ma di mettere in tal modo in pericolo la salute di tutti soprattutto in relazione a quelle fasce sociali più deboli e più a rischio come gli anziani e gli immunodepressi. Questo senza contare le conseguenze anche economiche per l’ economia generale che potrebbero scaturire da quelle medesime condotte nel momento in cui come dati statistici alla mano è dimostrato, si sia costretti a ipotizzare gradi più o meno estesi di chiusure senza per questo al momento  ipotizzare lockdown generalizzati.

Ma se l’ efficacia dei vaccini in generale (e non del singolo vaccino che magari potrebbe avere delle controindicazioni importanti) e la necessità di far prevalere l’ interesse (anche economico) collettivo rispetto al diritto egoistico del singolo non dovrebbe offrire spazio a discussioni, ben altro discorso risulterebbe da farsi per quanto concerne la bontà e le modalità di uso e dei contenuti del green pass.  Qui per il vero la logica vorrebbe sia resa necessaria qualche riflessione in più.

In primis bisognerà ragionare sul fatto che se è vero che il completamento della vaccinazione implica per il soggetto generalizzato una quasi totale possibilità che resti immune al corona virus o, qualora contagiato, le relative conseguenze sarebbero di molto ridotte contribuendo a deflazionare l’ accesso negli ospedali e, e soprattutto, nelle terapie intensive, è altrettanto vero che il medesimo soggetto possa comunque appunto venire contagiato e divenire positivo sia pure nella stragrande maggioranza dei casi in maniera asintomatica e quindi ai fini del contagio in una situazione assai più pericolosa per la collettività.

Aumenterebbero pertanto i casi di soggetti vaccinati, per avventura positivi e contagiosi i quali essendone inconsapevoli in quanto asintomatici possono essi stessi divenire un formidabile veicolo di contagio. Non a caso soprattutto per i viaggi ed altre situazioni delicati o a rischio viene richiesto altresì un tampone negativo nelle 48 ore antecedenti. Come dire il solo green pass, giustamente, non è certificazione di non contagiosità.

Ne deriva che la valenza del green pass più che costituire una certificazione di garanzia  per gli altri costituisce semmai una certificazione che quel medesimo soggetto in caso di contagio non dovrebbe risentire di conseguenze fatali o talmente gravi da richiedere il ricovero in ospedale e nelle terapie intensive. Il che a ben guardare non è poco….anzi è fondamentale per non ritrovarsi nelle medesime situazioni di mortalità ed emergenza che sono state proprie dell’ insorgere della pandemia ad inizio 2020.

Ma questo vuole anche dire che se vi è da percorrere senza indugio senza se e senza ma la strada delle vaccinazioni contrastando con ogni modo possibile la disinformazione e la circolazione di fandonie in rete soprattutto ad opera di esponenti della comunità scientifica che a mio modesto avviso andrebbero addirittura radiati dai relativi albi, è altrettanto vero che il green pass dal punto di vista di garanzie per la collettività in termini di abbassamento del rischio di contagio sono assai poche mentre resta del tutto impraticabile pensare a nuove chiusure ovvero a forme di prescrizione obbligatoria di tamponi a go go.

L’ ideale, sarebbe in termini fantascientifici avere una sorta di termo scanner nei luoghi di accesso al pubblico o di affollamento per rilevare non i sintomi febbrili quanto piuttosto la stessa situazione di positività. Una forma di rilevazione che ad oggi non esiste se non per il tramite del poco pratico e costoso tampone per lo più molto limitato nel tempo.

In attesa di scoperte avveniristiche vi è quindi da riflettere sull’ esistente ma, e soprattutto vi è da riflettere, e l’ ho detto più volte che non è uccidendo l’ economia che l’ umanità potrà salvarsi e tantomeno nei casi in cui si abbiano velleità di ripresa e resilienza.

Non esiste al momento una soluzione a mio modo di vedere se non sulla constatazione che dovrebbe realmente pensarsi come male estremo, e sono consapevole dei mal di pancia di una simile affermazione in termini di diritti della persona come singolo, a forme di vaccinazione obbligatoria che non impediranno la circolazione del virus ma ne impedirebbero la relativa letalità e le dirette ricadute sugli ospedali, sugli operatori sanitari e sulle attività economiche che è assolutamente pazzesco ed impensabile da chiudere.

Sono circa quattro milioni di anni che i virus hanno accompagnato e accompagneranno la vita dell’ uomo. Su questo ce ne dovremmo fare una ragione senza immaginare un mondo delle favole senza virus.

Giusto sicuramente ridurre i rischi per la vita ma per il resto a mio giudizio si tratta soltanto di avventurarsi in lotte tanto velleitarie quanto inutili.

Un vecchio saggio ed esperto della guerra giustamente affermava di astenersene e di non iniziarla nemmeno nella misura in cui non si fosse sicuri di poterla vincere.

Il contesto attuale appare pressoché identico e ciò che rimane semmai auspicabile, piaccia o non piaccia, è allora proprio quello della vaccinazione obbligatoria senza false ipocrisie in termini di diritto e senza introduzione surrettizia della stessa.

Non si vincerà la guerra ma almeno se ne potrà sopravvivere. Non sarà poco.

Mauro Mancini Proietti

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