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IL DIAVOLO BERLICCHE E LA VITA NON VISSUTA: IN VISTA DEL PROSSIMO DECRETO TRA RASSEGNAZIONE E COSTERNAZIONE.

Più che la pandemia potè la follia e l’ isteria collettiva. Quel che è certo è che a fronte della impennata dei contagiati siamo quasi sicuramente alle porte di un terzo decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che nel giro di poche ore se non porterà alla chiusura totale poco ci manca.

Poco importa che l’ economia sta morendo, che il dibattito in Europa sui famigerati recovery found come avevo troppo facilmente previsto langue,   poco importa che la scalata ad “autostrade” ancora come previsto si sia mostrata tutt’ altro che una vittoria e che il famoso decreto sblocca Italia, di sbloccato, al di là dei porti aperti e di migliaia di clandestini che stanno invadendo le nostre coste ed un rallentamento dell’ economia generale ha prodotto poco o nulla. Quello che importa è che avremo ovviamente una proroga della cassa integrazione, una proroga dei sussidi in ordine sparso e confusionario e ovviamente una proroga di decreti uno più assurdo ed incoerente dell’ altro,ma di soluzioni diciamocelo pure nessuna. Unica risposta possibile, starsene chiusi in casa e manovre in deficit come mai nessun governo nella Storia di Italia dal 1861 ad oggi si è mai potuto permettere e questa volta con il placet (mica tanto disinteressato) dell’ Europa che non è ancora in grado di trovare un minimo di accordo nemmeno sul prossimo bilancio dell’ Unione. A distanza di mesi dal sorgere della pandemia, nel 2020, l’ unica risposta fornita da un esercito di scienziati, è stata quella di chiudere tutto. Non credo che nel medio evo riuscissero a fare qualcosa di diverso nei confronti delle varie ondate di peste che si sono susseguite. E così  qualche secolo dopo ancora: ricordate i famosi untori di manzoniana memoria? Solo che oggi saremmo nel terzo millennio e ci saremmo aspettati qualcosa di diverso. Non tanto sul fronte del vaccino,ci vuole tempo e lo si sa, non tanto e non troppo sul fronte di valide terapie di contrasto, quanto piuttosto almeno nel minimo sindacale di quella necessaria ed elementare semplice organizzazione che a fronte di una più che annunciata fisiologica seconda ondata avrebbe quantomeno permesso di gestire l’ emergenza in maniera tale che non fosse appunto una emergenza con interi nuclei famigliari praticamente sequestrati in casa senza alcuna risposta in attesa di quel famoso tampone che ci dice tutto o nulla. E non che se ne facciano pochi: se ne fanno a migliaia. E più se ne fanno e più che guarda caso cresce il numero dei contagiati. Si perché non potendo più trovare i malati si vanno a cercare i positivi asintomatici. Ossia persone che stanno bene ma trattate come dato come se fossero persone malate.  Non sono un virologo ma mi chiedo in questo periodo dell’ anno soltanto l’ ano scorso se avessimo fatto lo stesso numero di tamponi quanti positivi asintomatici al coronavirus del momento avremmo trovato? E se le avessimo davvero contate quante persone ammalate avremmo trovato e, da ultimo e purtroppo alla fine dell’ anno scorso se le avessimo attribuito all’ influenza anziché alle complicanze di cui alla fine poi morivano, quanti anziani deceduti avremmo contato? Già perché difficilmente fino ad oggi un decesso veniva attribuito e quindi conteggiato come influenza e portato a dato statistico da riproporre ad ogni notiziario del giorno tutti i giorni mattina pomeriggio e notte. Il risultato è che tutto il resto è scomparso. Semplicemente non esiste. Di qui la corsa agli ospedali presi d’ assalto nel panico generale, l’ affollamento dei pronti soccorso, e l’ assalto alle Asl alla ricerca di tamponi. Sommersi da dati statistici sempre più allarmanti ma mai notizie sul fatto che più del 90% della popolazione sta bene, mai uno straccio di indicazione(questa si farebbe piacere) di tipo terapeutico.

Ne alcun dato sul fatto che assai probabilmente si sta raggiungendo quella famigerata “immunità di gregge” e che fortunatamente il virus, dati alla mano, è assai meno letale.

Tutelare gli anziani, tutelare i soggetti immuno depressi e le categorie a rischio in genere è ovviamente un dovere giuridico oltre che morale e sociale. Così come è un dovere dare indicazioni su uso di dispositivi e distanziamento oltre che raccomandazioni sulla massima igiene delle mani soprattutto per chi è a contatto con tali soggetti. Ma sarò curioso di vedere ciò che si leggerà fra diversi mesi o fra qualche anno su quel che è accaduto e se davvero furono queste le risposte migliori da darsi anche in termini di diritti e di tutela delle libertà in quella marcata distonia trai principi della nostra Carta Costituzionale e lo scempio dei principi di gerarchia delle fonti normative.

E’ apparso fin troppo evidente infatti di come dagli inizi di quest’ anno anche a seguito delle contraddittorie e tardive dichiarazioni dell’ Ordine Mondiale di Sanità  abbiamo assistito inerti ed impotenti  ad una vera e propria pioggia di provvedimenti, fantasiose soluzioni e le più molteplici versioni delle famigerate autocertificazioni con tanto di raccoglitore omaggio a partire dalla quinta uscita. Una proliferazione di decreti legge, decreti del Presidente del Consiglio, Ordinanze di Presidenti di Regione e ordinanze di sindaci che hanno creato un diritto dell’ emergenza o di emergenza legittimando per tal via una serie di fughe in avanti da parte delle autorità locali, soprattutto regionali, che hanno adottato provvedimenti più restrittivi rispetto a quanto previsto a livello nazionale in barba a quei principi di leale collaborazione Stato regioni. Provvedimenti limitativi in via generale di libertà presi a mezzo di decreto spingendo alla più impensabile desemantizzazione del principio di legalità così come affermato da una consolidata giurisprudenza costituzionale.

Senza nulla giustificare quindi alle inaudite violenze di queste ore in quel di Napoli, appare tuttavia abbastanza chiara che si sta letteralmente abusando della situazione con nervi oramai a fior di pelle e dove basta un nulla per tirare fuori il peggio soffiando sul fuoco (altro che il lanciafiamme del governatore campano).

Lo si è ripetuto più volte: non si tratta di negare l’ esistenza del virus, la sua alta capacità di contagio o quant’ altro. Si tratta piuttosto di restituire il primato della politica (nel senso più nobile) che abbia il coraggio delle sue scelte senza appiattirsi sul mero dato scientifico. La scienza può offrire le spiegazioni di un fenomeno ed i suoi possibili antidoti o terapie di prevenzione e contrasto. Ma le scelte da applicare che sappiano tener conto di tutti i fattori rilevanti e gli interessi in gioco spettano alla politica e solo alla politica con scelte che siano coraggiose, di mediazione e di equilibrio e, e soprattutto condivise attraverso un dialogo costruttivo di maggioranza ed opposizione come è giusto che sia quando in gioco ci siano situazioni comunque emergenziali che riguardano tutti. Non è attraverso il panico diffuso, il bombardamento mediatico a senso unico ed i climi apocalittici che si guida un Paese, che ha semmai bisogno di rassicurazioni pur non nascondendo i termini reali del problema e, e soprattutto, attraverso la dimostrazione reale di una adeguata macchina organizzativa che i problemi li risolva e non che li crei con regole anche contraddittorie e fuori di ogni minima logica, che definire assurde e a dir poco un eufemismo. Il risultato è la mancanza assoluta di credibilità e la sterile diffusione di panico che lungi dal creare consapevolezza e ricerca di soluzioni crea solo nelle fasce sociali più deboli una acritica sottomissione quando al contrario non sfoci in quell’ intollerabile violenze viste ora in Campania.

Come mi facevano notare una situazione che ricorda piuttosto un fantomatico racconto satirico in forma epistolare, “Le lettere di Berlicche”, ad opera dello scrittore Clive Staples Lewis, pubblicato a Londra nel 1942 , ma originariamente apparso sulle pagine del quotidiano The Guardian, in cui un diavolo anziano Berlicche, istruisce suo nipote Malacoda, un giovane diavolo apprendista tentatore. Spulciando così tra l’ epistolario: Come hai fatto a mandare così tante anime all’inferno chiede Malacoda al suo maestro. Con la paura risponde questi. Di cosa avevano paura? la guerra? la carestia chiede ancora il giovane diavolo.  No rispose il maestro, avevano paura di una malattia! Non si sono ammalati? Non stavano morendo? Non c’era una cura? Si c’ era la cura rispose il maestro ma si sono ammalati e sono morti. Non capisco chiese il giovane allievo ed allora il maestro: “hanno accidentalmente creduto che l’unica cosa che dovevano mantenere a tutti i costi era la vita. Non si sono abbracciati, non si sono salutati, si sono allontanati l’uno dall’altro. Hanno rinunciato a tutti i contatti umani e a tutto ciò che era umano. Hanno finito i soldi, hanno perso il loro lavoro ma hanno scelto di temere per la loro vita, anche se non avevano nemmeno il pane. Hanno creduto a tutto quello che hanno sentito, letto i giornali e creduto ciecamente a tutto quello che hanno letto. Hanno rinunciato alla libertà, non hanno mai lasciato casa, non sono andati da nessuna parte. Non hanno visitato parenti e amici. Il mondo si è trasformato in un grande campo di concentramento con prigionieri volontari. Hanno accettato tutto e solo per sopravvivere ad un altro giorno miserabile. Non hanno vissuto, sono morti tutti i giorni. È stato facile prendere le loro miserabili anime…” Ma questo veniva scritto nel 1942…..mica oggi.

Mauro Mancini Proietti