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Immigrazione e dintorni: quella insostenibile leggerezza dell’ apparire a dispetto dell’ essere

So che alla fine si finisce per essere quasi ripetitivi, ma i conti tra quanto continuamente enunciato e quanto realmente possibile continuano a non tornare e quindi vale davvero la pena di affermare che repetita juvant rispetto a quanto già detto su queste pagine virtuali.

Appartiene alla  cronaca di questi giorni la recente ennesima tragedia del mare laddove ancora alcuni migranti a seguito dell’ incendio della loro imbarcazione hanno perso la loro vita ed ancora due nostri militari sono rimasti gravemente feriti uno dei quali con la gamba spezzata. Troppo facile si direbbe fare della demagogia politica a fronte di questi episodi da alcuni definita addirittura sciacallaggio. Eppure onestà intellettuale vuole che non ci si debba solo per questo tirare indietro e provare quindi a superare con il giudizio l’ antico pregiudizio e la vulgata buonista a senso unico o nel segno del politically correct.

Giusto comunque porre la premessa che non si possa affrontare un problema complesso e per un verso quasi inevitabile come la grande immigrazione di massa dal sud del pianeta, e segnatamente dall’ Africa sub sahariana, con una risposta se vogliamo semplicistica. Ma è anche vero che i conti non tornano e non ci si possa non interrogare sul perché il Governo continui così ottusamente ad insistere nella sua fallimentare gestione del fenomeno quando anche la più elementare evidenza dei fatti, numeri alla mano, ha dimostrato la correlazione diretta tra la decisione politica dei porti chiusi ed il calo pari quasi allo zero del numero di vite umane perse in mare.

Sia detto per inciso e con altrettanta onestà che quella misura da sola così come i contenuti dei pacchetti sicurezza che follemente si vogliono demolire erano solo una parte della risposta perché veniva ancora a mancare l’ altrettanto complessa effettiva gestione dei rimpatri così come quella di trovare un ineludibile accordo internazionale a farvi fronte, ivi compresa la non più rinviabile rinegoziazione della Convenzione di Dublino in materia di asilo e quindi l’ ancoraggio della spettanza a farvi fronte da parte del solo Paese in cui era avvenuto l’ ingresso.

Ma a questa premessa corre obbligo di farne altre tenendo fermi alcuni punti altrettanto incontrovertibili.

Il primo aspetto è che contrariamente a quanto si voglia far credere praticamente quasi nessuno delle migliaia di clandestini con cui  la criminalità organizzata internazionale complici le ONLUS sta invadendo il nostro Paese sta fuggendo da alcuna guerra ne rischia in concreto ed in loco la propria vita. Si tratta nella quasi totalità dei casi di migranti cosiddetti nella migliore delle ipotesi economici che pagano pegno economico ai gestori del relativo traffico vuoi saldando all’ atto della partenza vuoi impegnandosi ad alimentare e ad asservirsi alla criminalità organizzata per le attività di spaccio e prostituzione. In ragione di ciò i loro passaporti vengono da questi sequestrati e detenuti fino a quando detto impegno venga completamente onorato. Per il resto vanno bene la vendita delle loro donne e dei loro bambini in chiave di finanziamento delle attività più inconfessabili di terrorismo o di traffico di organi. E questo, sia chiaro, chi tollera tutto questo non può far finta di non saperlo anche perché basterebbe solo leggersi le tante segnalazioni in tal senso da parte della nostra intelligence di cui è stata così gelosamente tenuta la delega.

Il secondo aspetto è che, fatto salvo il numero pianificato di donne e bambini utili a giustificare le messe in scena e a mascherare di senso umanitario le operazioni, si tratta per la stragrande maggioranza dei casi di soggetti relativamente giovani ed in età fertile con un marcato rapporto sfavorevole tra uomini e donne a testimonianza delle loro reali intenzioni. La storia dell’ umanità insegna che se si trattasse davvero di mettersi in salvo un minimo di dignità vorrebbe che si cercherebbe di mettere al sicuro dalla guerra le loro donne ed i loro bambini rimanendo gli uomini a combattere e non viceversa.

Il terzo aspetto è che una volta sbarcati al di la del ricollocamento farlocco presso altri Stati il problema rimane esclusivamente sulle spalle e sulla fragile economia del nostro Paese in quanto nonostante gli incredibili sforzi delle nostre Commissioni che si riuniscono onde giudicare la sussistenza o meno di un diritto d’ asilo, l’ esito negativo di tale procedura oltre la farraginosa macchina della giustizia altrettanto a senso unico sconta le immaginabili lungaggini burocratiche ed anche nei rari casi in cui si possa giudicare definitivamente rimane il problema irrisolto del rimpatrio in quanto per poterlo effettuare occorre disporre per ciascuno di un passaporto valido di cui nessuno di loro è in possesso. E ottenerlo da parte della relativa ambasciata è pressoché impossibile in quanto difficilmente riconoscerà nei clandestini  i propri connazionali, vuoi perché la loro dichiarata cittadinanza è spesso falsa vuoi ancora infine perché detti Paesi, in mancanza di un accordo con il nostro paese (leggi pagamento di enormi contributi economici al loro Stato) hanno tutto l’ interesse al reciproco non riconoscimento.

Il risultato è che scaduto il termine massimo di intrattenimento nei centri di raccolta ed espulsione rimane  il mero “invito ad allontanarsi” nei prossimi 15 giorni da parte dei questori della repubblica. Inviti ovviamente che, una volta notificati nelle forme di rito  finiscono nel primo cestino utile ed il soggetto interessato tramite alias di fantasia sarà libero di circolare e delinquere per il nostro Paese fino a quando non verrà rintracciato in occasione dei vari servizi di controllo del territorio da parte delle forze di polizia a competenza generale o particolare. In tale malaugurato caso la “sfortunata” pattuglia che si ritroverà il clandestino tra le mani (molto spesso l’ unica pattuglia disponibile sul territorio) verrà definitivamente sottratta per le prossime 48/72 ore al relativo servizio di pubblica necessità a tutela dei cittadini. Detta pattuglia dovrà infatti attendere le risultanze del sistema AFIS che mediante i cartellini foto segnaletici e le relative impronte digitali permetterà di disvelare la reale identità del soggetto che andrà questa volta notificato di un provvedimento di espulsione a firma dei prefetti della repubblica. In tal caso due eventualità. Nella migliore delle ipotesi non vi è alcun posto disponibile nei centri di espulsione e quindi il soggetto espulso viene lasciato libero e invitato nuovamente a lasciare il nostro territorio (verrebbe da ridere se non fosse una tragica verità); nella peggiore delle ipotesi si trova un posto disponibile per cui la medesima “sfortunata pattuglia” dovrà farsi caro di accompagnarlo (frequentemente in servizio straordinario)  presso quel centro spesso distante centinaia e centinaia di chilometri dal luogo del loro servizio con buona pace della preziosa attività di controllo del territorio che andrà definitivamente a farsi friggere. Si dirà allora che quantomeno uno verrà allora definitivamente espulso. Peccato che anche questa affermazione pecca di ottimismo in quanto molto più semplicemente si inizierà ex novo il percorso utile al rilascio del passaporto che non avverrà praticamente quasi mai con il risultato di non poter procedere ad alcun rimpatrio e, scaduti ancora una volta i termini massimi di ospitalità nei centri,  costui potrà tornare nuovamente in libertà. Avete allora presente la classica notizia di cronaca nei casi di omicidi stradali, stupri o arresti di spacciatori, ladri rapinatori ecc.,  allorchè sia pure anche la stampa più riluttante  è desolatamente costretta ad ammettere tra le righe,  che si tratta di soggetti più volte espulsi o arrestati e rimessi immediatamente in libertà come da prassi quasi sempre ordinato dai magistrati anche causa sovraffollamento nelle carceri? Ecco sarebbe da tenere presente.

Fatte allora queste premesse, senza volere tenere presente il notevole incremento della criminalità (come candidamente indicato in una ordinanza di scarcerazione di un soggetto più volte arrestato per spaccio, questi non poteva che spacciare per guadagnarsi da vivere e quindi giustificato e rimesso in libertà), senza tenere ancora conto del potenziale numero oscuro di potenziali lupi solitari arruolati in rete e affiliati al terrorismo internazionale (nella maggioranza dei casi soggetti disperati ed emarginati e comunque senza lavoro)e senza infine voler calcolare il numero di arruolati alla criminalità organizzata o da ultimo dai possibili rischi pandemici, ci si chiede allora perché venga accettata passivamente questa follia.

E qui allora verrebbe bene il celebre aforisma andreottiano che a pensare male si fa male ma spesso ci si azzecca: vediamo allora di fare una (non tanto) fantasiosa ipotesi.

Atteso che è palese l’ assurdità di questa tragicommedia dei salvataggi organizzati in mare da parte delle più che riccamente finanziate onlus da parte della finanza speculativa, dei vari  Soros  e di tutti coloro del tanto peggio tanto meglio, a spese soprattutto dell’ Italia,  non possono non farsi due conti a cavallo di politica e di economia e soprattutto sul perché si voglia inevitabilmente un Italia sotto ricatto Europeo e soprattutto sul perché l’ attuale governo Conte insista sui famigerati Recovery fund quasi fossero la panacea di tutti i mali senza nemmeno prendere in considerazione la possibilità di finanziarsi sul mercato interno anziché indebitarsi ulteriormente con l’ Europa.

I dati economici  disponibili  confermano infatti come in tutti i casi di crisi siano percentualmente elevati i risparmi e quindi i depositi bancari rispetto agli investimenti ritenuti al momento fortemente a rischio. Ma è un altrettanta costante economica che l’ aumento del risparmio rispetto agli investimenti porti inevitabilmente ad un decremento del costo del denaro con una forte diminuzione dei relativi rendimenti. Un aspetto questo che inevitabilmente spingerebbe agli investimenti quantomeno i più sicuri. Ed ecco allora apparire ragionevole che eventuali aste di collocamento di buoni dello Stato a medio e lungo periodo, complice un attuale acquietamento dello Spread letteralmente drogato dalle operazioni di quantitative easing della Banca Centrale (che non durerà ancora a lungo), non andrebbero sicuramente deserte con il risultato che il finanziamento del deficit potrebbe avvenire attraverso il ricorso al mercato interno piuttosto che andando a contrarre debiti all’ estero anche perché apparirebbe sicuramente una operazione più lungimirante pagare i relativi interessi in sede nazionale visto il ristoro alla domanda interna piuttosto che arricchire i soliti noti oltr’alpe.

E allora perché questa follia che tra l’ altro nelle migliore delle ipotesi non si concretizzerà prima della primavera 2021 previo passaggio delle forche caudine della troika che detterà le sue regole in sede di manovra finanziaria di ottobre e del prossimo anno e soprattutto alle relative loro condizioni tra le quali anche quelle di continuare ovviamente  a prendersi il peso dell’ onda immigratoria.

Tra l’ altro un onda immigratoria che finisce per arricchire il business interno di tutte le cooperative e le varie organizzazioni che proprio su tali emergenze stanno lucrando senza contare l’ accesso agli SPRAR ed ai relativi finanziamenti da parte di quei comuni non a caso amministrati da forze politiche che si riconoscono nell’ attuale Governo.

Ma è soprattutto un altro il cosiddetto “legittimo sospetto” che induce ancora a pensare male. Contrarre un debito estero significa anche esserne garanti in ordine alle restituzioni. Ed esserne garanti sottoscrittori significa anche munirsi di uno scudo politico ed una copertura europea acchè il garante resti effettivamente al potere e possa onorare i suoi impegni nel migliore dei modi. Un cambio della guardia ed eventuali rinegoziazioni del credito certo non sarebbero viste di buon occhio in Europa. Ecco allora spiegarsi ancora una volta quell’ odioso do ut des che vuole il pagamento di lauti interessi in cambio di maggiore benevolenza da parte della Commissione UE allorchè dovrà analizzare il documento di economia e finanza necessariamente fortemente in deficit.

Ma oltre ai notevoli danni quel che è peggio è che vi è anche la peggiore delle beffe. Una già concreta data dall’ emergente invasione immigratoria e centri di raccolta che esplodono (Musumeci si metta l’ anima in pace), l’ altra che si sta invece già materializzando nei prossimi decreti cosiddetti Salva Italia (sic): non contraiamo debiti per pagare il mutuo della casa o pagare gli studi dei nostri figli o acquisto di beni di produzione e sviluppo o ricerca, o in ultima analisi in riforme strutturali,  quanto piuttosto per comprare caramelle e sussidi vari alla disoccupazione. Del resto se lo Stato mi paga se resto disoccupato e mi tassa pesantemente se lavoro….scusate la banalità….. ma se il messaggio è questo chi me lo fa fare?

E’ vero sono solo retro e brutti pensieri per carità però come nella socratica grotta oscura non si vede solo quello che non si vuole vedere. Diversamente se solo si volesse vedere basterebbe accendere la luce ed ecco allora che la realtà apparirebbe a tutti manifesta salvo che si è altrettanto sicuri che non piacerebbe a nessuno che abbia buon senso. E questo il sedicente avvocato del popolo lo sa benissimo.

Mauro Mancini Proietti