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IN ITALIA CI SONO POCHI LAUREATI E SENZA LAVORO

Pochi laureati e senza lavoro. La situazione è drammatica. Ma, in fondo, il sentore che le cose non stessero andando proprio nel verso giusto lo avevamo già. Questa è solo l’ultima fotografia che i dati Eurostat ci restituiscono, certificando con il nostro Paese sia addirittura fanalino di coda tra gli Stati dell’Unione Europa per la quota di laureati. Siamo al 29%, con fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Un percentuale molto lontana, almeno per il momento e si spera ancora per poco, dagli obiettivi che Bruxelles si è prefissato. E cioè toccare quota 45% entro 2030. Dietro di noi c’è solo la Romania.

Insomma, non è certamente confortante sapere che l’Italia si tiene a distanza dalla media Europa di giovani che ha completato l’istruzione universitaria. E il dato ancora più drammatico è che anche chi studia fa fatica a trovare occupazione e ad inserirsi nel mondo del lavoro. Come dire, anche per quei pochi che studiano e che portano a termine il loro percorso formativo la situazione è piuttosto preoccupante. Verrebbe da chiedersi come mai. Ma le risposte non sono mai così scontate. Sarà che l’offerta formativa non trova abbastanza riscontro nella domanda del mercato. Sarà che il percorso universitario del nostro Paese non si è ancora uniformato completamente a quelle che sono le figure più richieste dal mondo del lavoro. Sarà. I dati però parlano chiaro. E ci restituiscono l’immagine di un Paese che fa fatica a investire sui giovani.

Certo, la didattica a distanza che la crisi sanitaria ha praticamente imposto non aiuta. Ma è necessario fare una riflessione su questo. Capire dove intervenire ma soprattutto in che modo. Perché l’Italia non può permettersi di non essere all’altezza degli altri Paesi europei. Sempre stando ai dati Eurostat, in testa alla classifica stilata in base alle quote di laureati registrati c’è il Lussemburgo (con una percentuale che si attesta sul 61%). Segue l’Irlanda, Cipro, Lituania e Paesi Bassi. Tutti pienamente in linea con gli obiettivi stabiliti da Bruxelles. Così come lo sono anche Belgio, Danimarca, Spagna, Francia, Slovenia e Svezia.

Irma Annaloro

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