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ISTAT, CI SI SPOSA MENO. MA LA COLPA NON E’ DEL COVID

Sarà la poca fede o la perdita di fiducia nei confronti della Chiesa. Sarà che la precarietà della vita non aiuta quando si tratta di prendere una scelta importante. Sarà che, anche senza, si va avanti lo stesso. Una cosa è certa. La pandemia che sta investendo tutto il mondo e la circolazione del Covid-19 non hanno influito nel dato che certifica la diminuzione dei matrimoni. No, perché i numeri che indicano la drastica riduzione delle nozze (soprattutto quelle religiose) sono dell’Istat e fanno riferimento al 2019. Quando ancora le vite degli italiani non erano ancora state stravolte dalla crisi sanitaria.

Stando alla rilevazione dell’Istituto nazionale di statistica, sono stati celebrati in Italia 184.088 matrimoni, ben oltre 11mila in meno rispetto all’anno precedente. Parliamo di una percentuale che si attesta intorno al 6%. Non poco. Il dato in caduta riguarda, in realtà, anche i divorzi. Parliamo di poco più di 85mila pratiche, il 13,9% in meno rispetto al 2016, anno di massimo relativo). Matrimoni in calo, dunque. A crescere, però, sono le convivenze. Secondo il rapporto Istat, sarebbero più che quadruplicate in dieci anni, passando da circa 340mila a oltre un milione. Aumenta l’età di chi decide di fare il grande passo, pronunciando il fatidico “Sì” all’altare. Per un duplice motivo. Si allungano i tempi delle convivenze prematrimoniali, viste ormai come uno step obbligato prima di convolare definitivamente a nozze, ma soprattutto si protrae il tempo di permanenza dei giovani nelle rispettive famiglie di origine. Colpa della crisi economica, colpa della vita precaria a cui, ormai, sembrano destinate le generazioni dei famosi “1000 euro”. Difficile far quadrare i conti in una società come quella di oggi.

Questa rilevazione dell’Istituto nazionale di statistica sembrerebbe mettere in allarme la Chiesa. Anche perché a preoccupare maggiormente è il drastico calo delle nozze celebrate in chiesa rispetto alle nozze civili. Perché? In realtà, la tendenza è abbastanza evidente già da alcuni anni. La percezione più comune è che il sacramento del matrimonio sia visto, ultimamente, come un peso da sopportare più che come un’opportunità di crescita e un cammino da fare in due. Segno che qualcosa sta cambiando e che i valori trasmessi dalla nostra società stanno perdendo di significato.

Il dato certificato dall’Istat è più che confermato nell’ultimo anno. Quando a influire negativamente è stato il Covid con l’impossibilità a celebrare le nozze a causa del lockdown di primavera, che ha costretto alla chiusura totale anche le Chiese. E chissà se ancora lo sarà nei prossimi anni. A brevissimo la Chiesa sarà impegnata in un percorso che si concluderà nel 2022 con l’Incontro mondiale delle famiglie a Roma. Servirà a riscoprire la bellezza di un sacramento che la nostra società non vede più come un momento fondamentale e irrinunciabile della vita di una persona?

Irma Annaloro

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