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PANDEMIA: FRA L’INCUBO VARIANTI ED I RITARDI NELLA VACCINAZIONE AGLI OVER 80

Un esperto, l’altro giorno, ha affermato che, se tenessimo gli attuali ritmi di vaccinazione, in Italia si andrebbe avanti fino all’autunno del 2023. Un’ipotesi che, ovviamente, ci auguriamo non si avveri, anche se visto il quotidiano numero di vaccini somministrati, il tutto non ci rende particolarmente ottimisti. A creare ulteriori problemi e forti preoccupazioni, vi sono, pure, le cosiddette varianti del virus; quella inglese pare essere la più temibile e complicata nel poterla gestire. Era, comunque, noto fin dall’inizio che il Covid-19 potesse, nel corso del tempo, mutare e quindi eravamo in qualche senso preparati a questa eventualità.

Riguardo ai vaccini, è pure normale che essendo stata fatta una lotta contro il tempo, gli sforzi si siano naturalmente concentrati sulla prima versione del Coronavirus, anche perchè, allora, non si parlava ancora di varianti ed adesso si nutre qualche ragionevole dubbio sulla totale efficacia dello stesso vaccino. Insomma, un problema non da poco, ma, purtroppo, vi è un’altra criticità per nulla minimale. Stiamo parlando del programma di vaccinazione riservato agli over 80, sicuramente, com’è ormai risaputo, i più a rischio in caso di contagio. Ebbene, almeno nel momento in cui scriviamo, vi è una notevole scarsità di dosi che mette in dubbio, purtroppo, la possibilità di vaccinare in tempi ragionevoli un buon numero di anziani. Pochi vaccini ed ancora linee guida per i medici di famiglia, quantomeno da oliare, specialmente sui luoghi deputati ad accogliere le persone e sul fatto che, almeno quello Pfizer, necessita, come noto, di essere conservato a temperature bassissime. Problemi su problemi che, certamente, anche dal punto di vista psicologico non aiutano, ad ormai un anno dal drammatico avvento del Covid-19. La scienza si è mossa con grande impegno e determinazione e ben pochi di noi avrebbero scommesso sul fatto che, in così pochi mesi, potessimo contare su un antidoto che, scarsità di dosi a parte, sembra, fortunatamente, molto efficace. Era, ahimè, invece inevitabile che, essendo principalmente, almeno all’inizio, una sola l’azienda a produrlo, numericamente, in quanto a dosi, saremmo andati in affanno, anche perchè qualche Stato si è mosso in completa autonomia, riservandosi, a scapito di altri, un cospicuo “tesoretto” di vaccini. Insomma, abbiamo di fronte, purtroppo, ancora un periodo piuttosto incerto, anche se, più passano i giorni e più dovremmo essere in grado di fronteggiare adeguatamente il Coronavirus. In compenso, probabilmente per un uso quotidiano della mascherina, unita ad altre importanti attenzioni, l’influenza tradizionale non appare così presente e dannosa come solitamente succede in inverno. Una buona notizia in un mare di preoccupazioni che ancora ci attanagliano. Non bisogna, però, a nostro parere cadere in uno sfrenato pessimismo, ma essere il più possibile realisti, con la speranza che, alla fine, le cose via via si sistemino, facendoci diventare addirittura ottimisti!

Maurizio Filippini

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