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QUANDO LA RIVINCITA DELLE DONNE PARTE DALLO SPORT

Il calcio si tinge di rosa. Le donne scendono in campo e segnano un goal importante. Un goal che fa storia. Un goal di quelli che difficilmente te ne dimenticherai. Anche perché, a volere usare le ultime parole di Paolo Rossi, l’eroe dell’Italia campione del mondo del 1982, venuto a mancare nelle scorse ore a 64 anni (stroncato da un male incurabile), “le donne sono attente, diligenti, determinate e quando scelgono di fare una cosa la fanno al meglio”. E così il 2020, tra emergenza sanitaria e crisi economica, si chiude con una bella vittoria a livello sociale. Con due donne che vanno ad occupare due posti chiave nel mondo calcistico.

La prima, Stephanie Frappart, primo arbitro donna con fischietto al seguito in un incontro della manifestazione calcistica più importante d’Europa. Master in Scienze motorie, già giudice di gara nel massimo campionato francese, dopo la finale di Supercoppa nel 2019 tra Chelsea e Liverpool, Frappart è scesa in campo qualche giorno fa per dirigere Juventus-Dinamo Kiev a Torino, incontro valido per la quinta giornata della fase a gironi. La seconda, Sara Gama, capitano della Juventus e della Nazionale italiana di calcio femminile, va ad occupare la poltrona di vice-presidente dell’AIC, Associazione Italiana calciatori.

E chissà che questa doppia notizia non possa tirare la volata ad una rivincita delle donne in una società che, tendenzialmente, ha sempre affidato agli uomini i ruoli chiave e di vertice della società. Proprio un mese fa Antonella Polimeni, medico con alle spalle oltre 470 pubblicazioni su riviste internazionali e nazionali, era stata nominata primo rettore donna all’Università Sapienza di Roma, segnando una tappa fondamentale nei 700 anni di storia dell’ateneo. Così come fece molto discutere, lo scorso anno, il nome di Roula Khala, primo direttore donna del Financial Times, dopo 131 anni dalla sua fondazione, e quello di Marta Cartabia, prima donna Presidente della Corte Costituzionale.

Certo, questo mondo, probabilmente, non rende giustizia al gentil sesso. Se consideriamo che solo il 14,4% delle donne occupa posti di comando nelle istituzioni, è facile intuire come l’Italia fatica ancora ad abbattere quei muri invisibili che ci separano da una concreta applicazione di quella parità di genere da sempre al centro del dibattito pubblico e politico. Perché? Ce lo chiediamo troppo spesso, senza riuscire a dare una spiegazione plausibile. Probabilmente per colpa di uno stupido pregiudizio che ha sempre assegnato agli uomini il comando di società ed istituzioni. Come se il posto delle donne fosse solo in casa, ai fornelli o dietro alle faccende di casa. Come se le donne non fossero in grado di assumersi la responsabilità di prendere decisioni importanti in ambito lavorativo. Ecco, se prima non proviamo a squarciare questo velo, sarà difficile cogliere la grande opportunità che ci viene offerta dal mondo del calcio e continuare a percorrere la strada del cambiamento. Con buona pace di chi pensa che il “potere” spetti agli uomini, il Bel Paese può ripartire da qui, affidando il suo destino nelle mani delle donne. Proprio…”una bella svolta”, direbbe ancora il buon caro Paolo Rossi.

Irma Annaloro