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Sarà un Governo delle Pari Opportunità?

Nascerà questo nuovo Governo Draghi. Nasce dopo giorni di tensioni all’interno dei partiti politici e ore di incognite. Una fra tutte, la composizione e l’area di competenza del tanto discusso ministero della Transizione ecologica (che è una realtà in altri paesi europei e non solo) e che lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi ha già chiarito che assumerà alcune materie di competenza di altri ministeri di peso in tema di energia.

E poi, i nomi. Volti e profili dei nuovi componenti del Consiglio dei Ministri, annunciati dal presidente del consiglio subito dopo aver sciolto la riserva. Ma al di là delle incertezze sui tempi di formazione e durata del nuovo esecutivo (una delle novità assolute sarà anche la procedura del giuramento che seguirà tutte le disposizioni in tema di Covid) il dibattito pubblico si è concentrato sulla composizione del Governo Draghi. Ci sono le conferme, ci sono dei segnali di continuità rispetto al passato. Ci sono le novità. Non solo il ministero della Transizione ecologica, ma anche quello per la Disabilità (così come il segretario della Lega aveva suggerito al presidente Draghi). Ma c’è anche una luce di speranza, forse. Le donne. Sarà un Governo delle Pari Opportunità?

Il dato ci riporta a otto ministeri guidati da donne. Due in più rispetto al Governo Conte. Il dibattito sulle pari opportunità si era intensificato nelle ultime ore, con un gruppo di manager, economiste, accademiche, giornaliste e parlamentari che avevano chiesto a Draghi un cambio di passo per vincere la sfida e avviarsi verso la trasformazione in un ministero con portafoglio. D’altronde, le donne sono quelle che forse più di tutti hanno sofferto il momento di forte crisi economica e sanitaria che stiamo vivendo ormai da un anno. Lo dicono i numeri forniti dall’Istat sull’occupazione. Soltanto a dicembre, su 101mila posti di lavoro persi, 99mila sono quelli femminili. In un anno l’occupazione è scesa di 440mila unità, di cui 312mila donne. Segnali allarmanti per il Bel Paese, già segnato da un tasso di occupazione femminile che ci racconta di una percentuale scesa sotto la soglia del 50% (siamo al 48,5%).

Dall’altra parte, l’emergenza femminicidi. Ed è sempre l’Istat a renderlo noto, rilevando come siano cresciuti, o comunque costanti, i casi delle donne uccise in ambito familiare da mariti, fidanzati o ex conviventi. Da inizio anno, sono sette le vittime nel nostro Paese. Settantadue sono le vittime di femminicidio in Italia nel 2020. Stando ai dati Istat, nei primi sei mesi dello scorso anno si è registrato un numero di delitti contro le donne pari al 45% del totale degli omicidi, contro il 35% dei primi sei mesi del 2019.
Insomma, è bene che il nostro Paese inizi a pensare e a riflettere su questo. E’ una sfida che dobbiamo vincere. E non è colpa del Covid se le donne stiano pagando il prezzo più alto di una crisi economica e sanitaria che ha stravolto le nostre vite. No, perché la realtà è che questa situazione è figlia di una società che stenta a cambiare e a non riconoscere alle donne tutto quello che a loro è dovuto.

Irma Annaloro

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