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L’ATTUALITA’ DELLA RIFORMA DELLA LEGISLAZIONE CRIMINALE TOSCANA DEL 30 NOVEMBRE 1786 DI CUI FU ARTEFICE IL GRANDUCA LEOPOLDO

ll 30 novembre il Consiglio Regionale della Toscana ha festeggiato la  ricorrenza della pubblicazione del testo della Riforma della Legislazione Criminale Toscana del 30 novembre 1786, con la quale il Granduca Pietro Leopoldo decretava l’abolizione della pena di morte, una scelta assolutamente innovativa per tutta l’Europa, certamente influenzata dall’elaborazione culturale dell’Accademia dei Pugni, particolarmente  vitale negli anni 1763-1766, elaborazione di cui erano eccellenti artefici il giovane Cesare Beccaria ed i fratelli Pietro e Alessandro Verri.

In realtà, la definitiva abolizione della pena di morte non può essere ricondotta semplicisticamente a detta Riforma, risultando  l’abolizione per “massima costante” originata da un percorso culturale seguito e da una sensibilità maturata nel tempo all’interno del Granducato, preceduta infatti da “ordini ed indicazioni” date ai Tribunali nonché da “editti”, come si evince chiaramente dalla lettura del testo della Riforma che sul punto  recita “fin dal nostro avvenimento al trono di Toscana riguardammo come uno dei nostri principali doveri l’esame e la riforma della legislazione  criminale, ed avendola ben presto riconosciuta come troppo severa…e specialmente non adatta al dolce e mansueto carattere della nazione, procurammo provvisionalmente temperarne il rigore con istruzioni ed ordini ai nostri Tribunali, e con particolari editti con i quali vennero abolite la pena di morte, la tortura e le pene immoderate… finchè non ci fossimo posti in grado, mediante un serio e maturo esame, e con soccorso dell’esperimento di tali nuove disposizioni di riformare intieramente la detta legislazione”.