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Elon Musk acquista Twitter: la libertà torna sui social

Il 28 ottobre 2022 Elon Musk ha ufficializzato l’acquisizione di Twitter. L’uomo più ricco del pianeta, ideatore e proprietario di Tesla e SpaceX è diventato azionista di maggioranza ad aprile ed ha chiuso l’accordo per l’intera piattaforma alla modica cifra di 44 miliardi di dollari.

Twitter è un social network nato nel 2006 a San Francisco e, ad oggi, conta circa 300 milioni di utenti. La caratteristica principale del prodotto, che lo differenzia dai suoi competitor, è quella di consentire esclusivamente la pubblicazione di testi molto brevi con un limite massimo di 280 caratteri, oltre a contenuti multimediali come foto e video. È proprio grazie alla brevità e all’immediatezza dei messaggi che il servizio è diventato estremamente popolare. Inoltre, con l’introduzione degli “hashtag”, ossia termini preceduti dal #, ha creato un vero e proprio sistema di indicizzazione social, contrassegnando parole chiave per richiamare l’attenzione degli utenti su temi particolari e diventando uno degli strumenti preferiti da giornalisti e cronisti per diffondere notizie e creare dibattito.

Il primo passo di Musk è stato quello di avviare la società verso il delisting, ossia la fuoriuscita dal mercato azionario, in modo da diventarne l’unico proprietario, non dover rendere conto agli azionisti ed avere più potere decisionale.
Un altro provvedimento annunciato è quello di introdurre un abbonamento di 8 dollari per chiunque abbia un profilo verificato (la spunta blu), garantendo quindi un’entrata alla piattaforma da parte di chi la utilizza per pubblicizzare la propria immagine. Una scelta che ha destato subito scalpore negli ambienti della sinistra americana, tanto che la deputata democratica Alexandria Ocasio Cortez ha tweettato definendo Musk: “un miliardario che cerca di propagandare l’idea che la libera espressione possa essere venduta per 8 dollari”. Secca la replica di Musk: “La tua opinione è apprezzata, adesso sgancia 8 dollari”. Risposta geniale che ha ammutolito la deputata e la sua tesi del tutto infondata. Twitter non chiederà di pagare a tutti i suoi utenti, non limiterà la loro libertà di espressione se non sottoscriveranno l’abbonamento. Gli unici a dover pagare saranno coloro che, attraverso il profilo verificato, utilizzano il social per vendere la propria immagine. Tutti quei personaggi pubblici che sicuramente non avranno problemi a pagare una cifra del genere. All’utente medio non verrà tolto alcun diritto e non subirà alcuna limitazione. Una decisione del genere non intacca la libertà di parola, anzi la esalta. Mentre prima, per ottenere la spunta, chiunque doveva compilare una richiesta che veniva poi visionata dai moderatori e questi, a loro discrezione e in maniera del tutto arbitraria, decidevano se accettarla o meno, ora tutti potranno usufruire del servizio pagando una quota mensile. Un concetto semplice che esiste già da anni su altre piattaforme. Oltre al profilo verificato Twitter garantirà ai suoi utenti premium anche più visibilità, meno pubblicità e numerose altre funzioni che renderanno la versione a pagamento più appetibile ai fruitori.
Al di là delle illazioni, ciò che emerge realmente da questa scelta è che Twitter, al momento, è una società in perdita. Per limitare i danni, Musk, sta cercando di generare nuove entrate e di ridurre le spese. Rientrano in quest’ottica gli oltre 3500 licenziamenti annunciati in questi giorni che dimezzeranno il capitale umano dell’azienda.
Uno degli eventi più rilevanti che ha coinvolto la piattaforma è avvenuto nel gennaio 2021, a seguito dell’assalto a Capitol Hill, quando alcuni facinorosi hanno fatto irruzione nella sede del congresso americano insoddisfatti dei risultati elettorali. In quel contesto Twitter ha deciso di bannare definitivamente Donald Trump, a causa di tweet che secondo loro incitavano alla violenza. Una decisione che fece scalpore ma che, trattandosi di una sito privato, era del tutto legittima. Oggi sarebbe altrettanto legittima la scelta annunciata da Musk di reintegrare l’ex presidente americano. Questa volta la sinistra americana non ci sta e afferma che il reintegro di Trump e l’introduzione di un pensiero libero in un social network avrebbe ritorsioni pericolose e catastrofiche. Un’idea piuttosto inquietante quella dei cosiddetti progressisti che, evidentemente, ritengono la censura un elemento imprescindibile in una democrazia liberale , dimostrando ancora una volta che quello attuale è il periodo storico con la sinistra più reazionaria di sempre.
Ciò che ha ribadito più volte Musk è chiaro: free speech non significa libertà di propagare e incitare odio e violenza, significa garantire il pluralismo del dibattito rispettando le leggi vigenti nei singoli stati. Con questa visione Twitter non si ergerà a legislatore decidendo cosa si può o non si può dire, sarà un campo neutro regolato dalle norme vigenti. A questo proposito una delle proposte di Musk è quella di creare un team di moderazione composto da persone di diverso orientamento ideologico, per garantire il più possibile la neutralità della piattaforma.

Una conseguenza di questa scelta potrebbe essere la fine dei contenuti eliminati perché considerati “fake news”. Prassi disgustosa presente nei principali social occidentali, introdotta per ovviare alla folle confusione mediatica portata dal Covid19. In quest’ottica Facebook ha introdotto un controllo mirato dei post gestito dai cosiddetti “fact-checker indipendenti”, definiti dalla piattaforma come professionisti dell’informazione che hanno il compito di diffondere, verificare e smentire notizie. Paradossali cacciatori di bufale, contraddittori anche nel nome. A che titolo si definiscono “indipendenti”? Per quale motivo si ergono ad organo terzo se anche loro, come tutti i giornalisti, vengono assunti e pagati da un editore?
Al di là delle evidenti ipocrisie intrinseche, negli ultimi anni questi personaggi sono stati smentiti innumerevoli volte dai fatti, a testimonianza che il lavoro di debunking non può essere immediato e che non sempre algoritmi o terze parti sono in grado di smentire una notizia. Solo il tempo può farlo. In democrazia l’istituzione di un minculpop digitale non può essere considerata una soluzione alla disinformazione. Per questo è fondamentale garantire la pluralità del dibattito, provando a smentire la controparte sui contenuti e non censurandola a prescindere.

In uno dei suoi ultimi tweet Musk ha dichiarato: “Il mio impegno per la libertà di parola include anche il non bannare l’account che traccia il mio aereo, anche se ciò rappresenta un rischio diretto per la mia sicurezza personale”. Un concetto semplice che sintetizza al meglio l’idea di libertà che il magnate porterà sulla piattaforma.
Non sappiamo se questo principio sarà mantenuto, né come si evolverà. Quello che sappiamo è che oggi, con Elon Musk, Twitter ha l’occasione di diventare l’unico social network occidentale senza più censori, debunker ideologizzati, arbitri autoproclamati e maestrine. Una piattaforma da 300 milioni di utenti dove il pensiero non sarà condizionato. Dove i veri valori alla base della democrazia torneranno a disposizione di coloro che credono nella libertà.

Francesco Silveri

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