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FAQ E GREEN PASS NELLE MENSE AZIENDALI, MENTRE LE “FONTI DEL DIRITTO” STANNO A GUARDARE SCONCERTATE

Cosa insegniamo a fare nelle aule universitarie le fonti del diritto se poi vengono disattese dalle somme autorità dello Stato?

Mai si era visto un tale tsunami sul diritto come in questi ultimi due anni!

In questi mesi del diritto è stato sovvertito tutto, da ultimo anche la gerarchia delle fonti normative, che indicano gli strumenti grazie ai quali si producono norme che, per essere tali, devono essere generali, astratte ed innovative dell’ordinamento giuridico. La struttura delle fonti è gerarchica procedendo dalla più “alta in grado”, ossia la Costituzione, ai mezzi intermedi (leggi statali e regionali, decreti legge e decreti legislativi), per terminare con quelli secondari (regolamenti nelle loro varie articolazioni).

Libertà e diritti costituzionalmente riconosciuti e garantiti possono essere temporalmente circoscritti per ragioni determinate soltanto in forza di legge o atti ad essa equiparati (decreto legge o decreto legislativo).

In palese violazione di ciò, durante il Governo Conte 2 i Decreti del Presidente del Consiglio (DPCM) –  provvedimenti amministrativi monocratici del tutto alieni alla normazione prevista dalla Carta – hanno gravemente limitato libertà e diritti in tema di mobilità, domicilio, lavoro, riunione, professione della fede e iniziativa economica privata, anche se previsti in decreti leggi che fungevano da cortina fumogena.

Invero non ci si è fermati qui, ma si è andati ben oltre.

Prescrizioni, obblighi, divieti, facoltà, non sono stati più nemmeno codificati in DPCM (per fortuna dal Governo Draghi abbandonati e trasposti in decreti legge), o in “raccomandazioni” (che non hanno alcuna cittadinanza nell’ordinamento giuridico nazionale), bensì nelle FAQ (Frequently Asked Questions), ossia nelle risposte approntate dal Governo, sul proprio sito istituzionale, per chiarire quanto disposto nelle pieghe della normativa: si puntualizza (o si dovrebbe puntualizzare) al meglio locuzioni presenti in un testo. Un giurista, anche mediocre, dovrebbe rimanere basito nel constatare che alcune FAQ, in realtà, non chiariscono affatto quanto scritto in un articolo ma lo integrano in tutto e per tutto sostituendosi al Legislatore. La FAQ dovrebbe limitarsi a spiegare il contenuto o il significato di una parola o di una frase rigorosamente dentro il loro perimetro, non potendo aggiungere alcunché, in modo artato e surrettizio, ad un articolato.

L’art. 9 bis, comma 1, lett. a), decreto-legge 22.4. 2021, n.  52, convertito nella legge 17.6.2021, n. 87, aggiunto dall’art. 3, comma 1, decreto legge 23.7. 2021, n. 105 (che ha compiuto una prima applicazione del c.d. Green Pass in Italia, poi seguita da una seconda ad opera del decreto legge 111/2021 e, in questi giorni, da una terza dopo l’approvazione nel Consiglio dei ministri del 9 settembre di un altro provvedimento di urgenza), ha imposto l’uso del c.d. “certificato verde” ai servizi di ristorazione per il consumo al tavolo e al chiuso.

Alla domanda di un privato “Per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati è necessario esibire la certificazione verde COVID-19?”, il Governo, con una FAQ del 15 agosto, ha risposto affermativamente, equiparando il regime previsto per i ristoranti anche alla consumazione al tavolo al chiuso nelle mense aziendali o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti.

Le mense per dipendenti pubblici e privati trattate come ristoranti, come pub o come bar?

Atteso che i codici ATECO sono diversi, recarsi al ristorante è una opzione, una facoltà, una scelta che si fa per diletto, mentre accedere alle mense spesso, per motivi logistici e temporali, risulta essere una situazione necessitata: è un dato esperienziale che se il lavoratore non si nutre alla mensa non mangia,  perché non ha tempo o intorno alla sede di lavoro non vi sono altri luoghi di ristorazione (o, se presenti, possono essere solo al chiuso sottoposti, quindi, allo specifico obbligo previsto per essi, senza calcolare eventuali eventi climatici infausti).

La mensa aziendale o pubblica può costituire una tipologia di salario reale che integra quello pecuniario, o essere sovvenzionata, seppur con un costo sociale minimale, con una parte della retribuzione del lavoratore stesso: per poterne usufruire questi deve farsi un vaccino, ossia per nutrirsi (atto “essenziale”) deve assumersi come controprestazione l’inoculazione di un farmaco con un margine di rischio?

La mensa è funzionale al lavoro, non è un optional cui si può rinunciare e, ancora di più, costituisce il supporto e lo spazio materiale per consentire al lavoratore-essere umano di praticare le due attività primarie della persona: cibarsi e bere.

Il Green Pass nei locali seduti al chiuso potrebbe incidere sulla iniziativa economica privata (art. 41 Cost.), ma esteso per FAQ alle mense pubbliche e private, oltre a scardinare il sistema delle fonti di produzioni del diritto e il principio di ragionevolezza che informa la Costituzione,  rischia di ledere, e gravemente, gli artt. 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 3 (principio di eguaglianza e non discriminazione) e 4 (diritto al lavoro) della Carta, volendo omettere il diritto unionale ed internazionale.

Il presente dubbio di ordine giuridico, logico ed umano mi auguro non mi comporti l’automatica, quanto fatale, fatwā di essere un No-Vax, accusa – di sapore medioeval-caccia alle streghe –  oramai ricorrente nei confronti di chiunque osi sollevare quesiti, anche banali, in ordine al mondo circostante ai vaccini anti Covid-19.

Prof. Fabrizio Giulimondi

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