
A cura di Federica Castellini
L’accostamento analogico tra letteratura e pittura è una costante del mondo occidentale.
Il greco Simonide di Ceo, come ci riferisce Plutarco, definisce la pittura “poesia muta” e la poesia “pittura che parla”. Un concetto sul quale insistono tanto il pensiero estetico che la trattatistica retorica di Grecia e Roma. Aristotele ne parla nella “Poetica” e Cicerone nelle “Tusculanae disputationes”. Concetto che successivamente verrà rielaborato da Orazio, che lo fissa nella fortunata formula “ut pictura poesis” (Ars poetica,361). La poesia è come la pittura dunque da questa asserzione si dipaneranno le riflessioni di molti artisti e pensatori.
Letteratura e pittura non solo hanno condiviso un lungo “connubio storico” ma hanno anche esercitato una forte “influenza reciproca l’una sull’altra nel corso delle diverse epoche culturali”.
Ad esempio l’opera di Dante Alighieri, “La Divina Commedia” è stata fonte di ispirazioni per numerosi artisti. Le visioni del poeta sono state interpretate e raffigurate in diverse opere d’arte, come nel caso delle celebri illustrazioni di Gustave Dorè.
Anche il romanzo di Fedor Dostoevsky “I Demoni” ha influenzato l’arte visiva ispirando l’omonimo dipinto di Mikhail Vrubel.
Altro esempio notevole è l’opera di Oscar Wilde, “Il ritratto di Dorian Gray”, che non solo presenta riferimenti diretti all’arte pittorica, ma anche riflette temi e problemi dell’estetica e della critica d’arte del suo tempo.
“I racconti su tela” nascono da questo dialogo intimo e secolare. Ogni autore ha scelto un dipinto pubblicato in “Congiunzioni” di Arte & Anima e si è lasciato ispirare. Ne sono usciti nove racconti che ho avuto il piacere di curare, ognuno con peculiarità differenti: a volte gli autori si sono fatti trasportare dalle atmosfere dei dipinti, a volte dai concetti espressi attraverso le tele, altre volte ancora sono bastati i colori a definire degli ambienti. Si tratta di racconti brevi, dove la fusione diventa ancora più intensa e specifica per via della necessità di concentrare l’azione e le emozioni in uno spazio ridotto.
Nel primo racconto di Luigi Panzardi “All’improvviso una luce abbagliante” è ispirato al dipinto di Orietta Blasizza “Una luce tra il bene e il male”. In questo dipinto si vedono raggi luminosi che filtrano tra le fronde scure di alberi al limitare del bosco, la luce così diviene per l’autore l’eterna lotta tra la vita e la morte, tra il bene e il male.
Ignazio con sguardo pietoso e profondo osserva i pazienti del pronto soccorso, le loro miserie e i loro dolori che diventano lo specchio della propria solitudine e della propria sofferenza.
Il protagonista stanco di vivere da solo, dopo la morte della moglie e l’abbandono da parte dei due figli, si affida alla luce, che filtra da una porta semiaperta nel corridoio dell’ospedale, dove è stato ricoverato. Seguirà la luce e una voce conosciuta per andare “nel luogo dove il male non esiste più”.
Il secondo racconto di Emanuele Aliotta “La vendetta del moro” ispirato a “Sguardi mediterranei” della pittrice Ylenia Sgarlata, ci parla della Sicilia, anticamente chiamata Trinacria, tanto amata dallo scrittore, e delle leggende riguardanti la sua nascita.
Il protagonista Jamal parte dall’Algeria alla ricerca di suo fratello che sarebbe dovuto tornare in patria.
Arrivato a Palermo, sulle tracce del fratello, incontrerà una donna bellissima della quale si innamorerà perdutamente, ma sorprese amare e sconvolgenti lo porteranno a dover accettare il suo destino.
Il terzo racconto “Trasparenza ovvero la cronaca di un passaggio” di Francesco Bagliani, ispirato all’opera pittorica “The door- L’incubo” della pittrice Brio, è inquietante come i racconti di Edgar Allan Poe.
Il protagonista vive una realtà che non esiste, non è più umano, vive in un limbo tra la vita e la morte, e dovrà accettare il suo stato percorrendo una difficile scala verso l’oscurità e il nulla.
Il ritmo incalzante e la paura crescente del personaggio saranno un’esperienza indimenticabile per il lettore.
Nel quarto racconto di Anna Maria Zoppi “Tutta una vita”, ispirato al quadro “Femmina” della pittrice Brio “Quando arriva la sera”, l’autrice si pone due domande fondamentali: “Esiste l’amore incondizionato? L’amore che dura tutta la vita?”
Siamo di fronte a un racconto sensuale, quasi irreale che ci fa entrare nel mondo dei ricordi di Corrado. Un racconto ispirato a un corpo abbandonato su una poltrona, segnato dalla vita, dalla passione, dagli anni vissuti ascoltando il mare e la propria ossessione per l’altra.
Un amore assoluto che non aveva bisogno di parole, ma solo del rumore delle onde per potersi rinnovare e crescere.
Il quinto racconto “Jone” di bruno gabriel lalìa ispirato al dipinto “Mare” di Alessandra Candriella, nasce dall’interpretazione del quadro astratto che diventa l’anima del protagonista: un uomo rimasto solo quand’era molto giovane, solitario, e inaridito dall’isolamento, che dialoga con il mare, suo unico amico.
Le onde un giorno gli porteranno una sorpresa per trasformare la sua vita, e lui sarà pronto ad accoglierla senza timori.
Le descrizioni poetiche di lalìa ci trasportano sulle spiagge del mar Ionio in compagnia di Rocco, che rimane incantato dal Sole, che lentamente, si tuffa nel mare, e sparisce.
Il sesto racconto di Andrea Girolami che porta il titolo dell’opera della pittrice Flora Balzani “Uno spazio tra i pensieri”, ci invita tra le colline toscane in cerca di pace e di quello “Spazio tra i pensieri” che solo il contatto con madre natura può donarci.
Il protagonista per ritrovare sé stesso ricerca il contatto originario con la natura, anche animale, per collegarsi al Divino. Un piccolo miracolo, per fuggire dai pensieri quotidiani e ritrovare la pace dell’anima.
Il settimo racconto intitolato “Il viaggio di Rosa” di Adriana d’Amico, è ispirato al dipinto “Il giornale ha catturato il cactus” di Elena Malakhova.
Il racconto rappresenta un viaggio simbolico e introspettivo, un’esperienza vissuta attraverso i ricordi, i sogni e l’arte intesa come processo creativo- esplorativo del sé.
La protagonista Rosa, compirà un viaggio fantastico che la porterà alla propria rinascita, e alla riconquista della fiducia nel prossimo e in un futuro luminoso.
Nell’ottavo racconto di Giovanni Tortelli “Il loto e la sua ombra” ispirato anch’esso ad un quadro di Brio “Double face”, il tema è la dualità della nostra anima.
Qui l’autore ci porta nei giardini incantati della Venezia d’Oriente, Sozhou, durante il medio evo. In questa piccola città vivono due bambini da sempre innamorati uno dell’altra, due anime gemelle, destinate ad amarsi per sempre. Purtroppo un destino crudele vorrebbe separarli, ma la bella Lian fugge dal padre per seguire il suo amato.
Dopo anni di separazione dalla sua famiglia Lian sente di avere l’anima divisa, è felice insieme al suo amato, ma una “nostalgia sottile” la richiama verso casa.
Feng e Liang tornano a Sozhou e scoprono che un’altra Liang non aveva mai potuto abbandonare il padre e giaceva, come addormentata, in un letto dal momento della separazione.
Succederà qualcosa di straordinario e inspiegabile: Liang scoprirà che “alcune anime sono abbastanza forti da vivere più di un destino” per poi riunirsi e diventare nuovamente un’anima sola.
L’ultimo e nono racconto s’intitola “Il pranzo della tregua” che mi è stato ispirato dal dipinto “Il contadino a riposo” di Roberto Brandolin.
L’immagine del quadro mi ha riportato all’infanzia e alla mitezza del mio bisnonno paterno. Per questo motivo ho creato un personaggio rurale proprio come il vecchio contadino di Brandolin.
Beppe vive in un piccolo paese della campagna friulana, e passa le sue giornate seduto nell’aia a guardare le nuvole che passano e a scambiare quattro chiacchere con gli abitanti del luogo, che spesso gli chiedono consigli, conoscendo e apprezzando la sua saggezza. Qui è rispettato e amato e spesso interviene con la sua mitezza a dirimere controversie e conflitti, secondo una morale e un’etica che oggi non esistono più.
Ho creato un personaggio che ha fatto della mitezza la sua forza contro l’arroganza e la temerarietà che imperversa nei nostri giorni.
La saggezza degli anziani potrebbe rappresentare un punto di partenza per ricostruire la nostra società ormai corrotta dal denaro e dalla ricerca del potere.
In questi nove racconti che ho avuto il piacere di curare con umiltà, la pittura non è solo un elemento decorativo o un completamento della trama. E’ un modo potente per esprimere idee, sentimenti ed emozioni, contribuendo a creare atmosfere, a delineare personaggi e perché no, anche a sviluppare le trame.
Così l’arte visiva e la scrittura si fondono, creando un’opera che allarga i suoi confini per arricchirsi di una visione più sfaccettata del mondo, favorendo una comprensione più completa delle due opere, in quanto esse, si arricchiscono a vicenda, offrendo al lettore una visione d’insieme più completa e stimolante.
Ringrazio tutti gli autori e i pittori che hanno voluto compiere questo cammino insieme ad Arte & Anima e a me.

Hai dipinto con le parole un quadro pieno di storie e anime in continuo viaggio per ritrovare il proprio nucleo nel cuore pulsante di Arte&Anima. Grazie Federica per aver raccolto in poche pennellate le storie che costituiscono Racconti su tela.
GRAZIE