
A cura di Erika Basile
Sembra il Far West: ma siamo soltanto in una scuola media a Roma. Protagonisti di questa assurda vicenda un ragazzo di soli 12 anni, un insegnante e un cellulare.
Lunedì 8 giugno è l’ultimo giorno di scuola per uno studente, già con gravi carenze didattiche e con precedenti richiami disciplinari. Questo ragazzo ha pensato bene, in barba a qualunque normativa scolastica in vigore, di non consegnare all’insegnante il proprio cellulare, di non spegnerlo, anzi di iniziare a fare video a scuola ed in classe e di iniziare a pubblicare questi stessi video. L’insegnante curriculare presente giustamente ha sequestrato il cellulare allo studente, dopo continui richiami, e di consegnarlo al vicepreside affinchè venisse portato in presidenza per custodirlo in attesa dell’arrivo dei genitori del ragazzo indisciplinato.
Ma il padre del ragazzo, supportato da un figlio più grande, ha pensato bene di sfogare tutto il suo disappunto per essere stato convocato in presidenza quella mattina non sul proprio figlio minorenne ma sul povero vicepreside, reo soltanto di avere tra le mani l’ultimo modello di cellulare del proprio ragazzo.
Questo disappunto non è stato soltanto verbale, con insulti pesanti e con minacce di morte, ma anche fisico, con una vera e propria aggressione sull’insegnante pacifico. Dimenticavo che tutto questo è avvenuto all’interno della scuola: quindi anche il padre, l’adulto che dovrebbe con il proprio comportamento essere da esempio ai propri figli, è refrattario al rispetto delle regole del vivere civile.
Sono arrivate prontamente le forze dell’ordine perchè il genitore, richiamato più volte, non voleva neanche allontanarsi dalla stessa scuola. Coraggiosamente il padre, al suono delle sirene delle volanti, si è prontamente dileguato. Dopo denunzia-querela sporta dal vicepreside aggredito, il nostro povero insegnante, che voleva tornare in bicicletta alla propria abitazione al termine di una giornata sopra le righe, è stato scortato dalle forze dell’ordine perchè il padre dello studente “modello dell’anno” circolava a bordo della sua automobile nei paraggi, impedendo un ritorno sereno a casa del vicepreside.
Nessun giudizio morale sul comportamento del genitore, il quale prima della stessa scuola dovrebbe in teoria insegnare il rispetto delle regole di base della vita quotidiana. Ma bisogna smetterla di dare la colpa sempre e soltanto ai ragazzi: qui manca proprio la famiglia, qui c’è solo la regola della prepotenza e del farsi ragione da sè con l’uso della forza fisica.
Si auspica sempre la piena e proficua sinergia tra le famiglie e la scuola per forgiare i cittadini del domani. Ma poi si verificano puntualmente episodi di questo genere a danno degli insegnanti, quasi fossero il bersaglio delle frustrazioni non degli studenti ma dei genitori che ancora non hanno appieno compreso le regole della vita civile.
La scuola non serve solo a riempire di nozioni le menti delle nuove generazioni, ma deve servire sempre ad abituarli al rispetto delle regole della vita di gruppo, a condividere le proprie idee, a rispettare anche le idee degli altri civilmente, alla collaborazione e all’inclusione.
Concludo con una amara considerazione: basta inasprire le norme affinchè questi episodi non si verifichino più o per tutte le generazioni (quelle dei genitori e quelle degli studenti) è aumentato un senso di impunità diffuso a causa dei social dove possiamo sfogare sempre la nostra rabbia e la nostra frustrazione senza pagarne mai le conseguenze?




