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La dipendenza tecnologica e la sovranità digitale (part.2)

A questo punto una domanda è lecita in tema di sovranità digitale : l’autarchia digitale non è un’idea semplicemente desueta e utopistica nel mondo dei confini abbattuti dalla tecnologia e dalla globalizzazione economica e dei costumi ? E ancora : come si può chiedere all’informatica, che è la prima attrice di quel film immaginifico che potremmo titolare “L’estinzione delle distanze”, di tradire la sua natura e quello che si potrebbe definire, abusando di un’immagine antropomorfa, il suo stesso senso di esistere ? Quello che appare un paradosso logico quanto storico è bensì l’unica soluzione ragionevole, ed è la strada che tutte le nazioni più evolute sul piano tecnologico stanno cercando di percorrere. Non bisogna però confondere l’autarchia digitale in materia di cyber sicurezza con l’autarchia di guerra. Non e’ possibile per farla breve vendere la cicoria per caffè come nel periodo fascista in nome dell’indipendenza  alimentare. Non funziona così.

Dunque che cosa occorre fare nella pratica ? Chiedo perdono al lettore se abuserò ancora della sua pazienza ma, prima di provare a illustrare una piattaforma di idee per raggiungere l’agognata autarchia digitale, mi devo soffermare sullo stato dell’arte di alcuni Paesi in materia di sicurezza. E’ un esercizio indispensabile poiché le altrui soluzioni possono regalare degli spunti interessanti o, ancor più, un vero e proprio sentiero tracciato da seguire seppure con circospezione. Inizierei con il Paese che registra le migliori performance da un quarto di secolo a questa parte: Israele. Una premessa è oltremodo doverosa. Dire quanto una Nazione sia avanzata in materia di sicurezza informatica è sempre un esercizio di approssimazione: si conosce qualcosa , si intuisce molto , ma si ignora il tutto. La ragione è ovvia. I motivi dei successi Israeliani nella cyber Security qualcuno potrebbe pensare di attribuirli alla particolare situazione geopolitica, storica e militare di questa Nazione. Oppure nella sua vicinanza, che si potrebbe definire più una sorta di fratellanza elettiva, con gli Stati Uniti. Tutto vero, ma questi elementi non sono condizioni necessarie e sufficienti a spiegare l’alto grado di efficienza dei sistemi Israeliani. I veri motivi sono altri, e sono il risultato di una politica lungimirante e pragmatica e di un approccio diverso al mercato stesso della sicurezza. A quelle latitudini, ad esempio, si parla di “Cyber Defence” oppure di “Cyber Intelligence”. E le accezioni sono spesso rivelatrici di una visione altra. Un ulteriore dato significativo è il numero enorme di imprese digitali. La notevole proliferazione di queste piccole e medie imprese che propongono servizi e soluzioni in materia di cyber security e intelligence è da imputare all’originale sinergia esistente tra gli organi militari, politici e civili del paese. Questo meccanismo sinergico si concretizza con lo stretto rapporto tra università e organi militari. E’ inevitabile citare ad esempio l’università Ben Gurion a Be’er Sheva, un’istituzione di alta formazione tecnologica con sede in questa piccola città con meno di 200mila abitanti e costruita nel bel mezzo del deserto del Negev. Da qui escono avanzatissime figure professionali che creano start-up efficienti ed innovative, non di rado supportate da incentivi governativi, che si rivolgono al mercato senza dimenticare il loro dovere verso la Nazione. Il destino delle tecnologie sviluppate da queste aziende, quindi, è spesso quello di servire ancora una volta gli organi militari. Comunque la si pensi non si deve dimenticare che siamo nella terra del popolo eletto ; Eretz YIsrael viene prima di tutto. Ma questa vocazione primigenia non impedisce alle aziende israeliane di farla da padrone anche nelle soluzioni commerciali e di essere tra i principali fornitori delle imprese e degli Stati stranieri.

L’autarchia tecnologica Israeliana ha avuto pertanto anche una ricaduta importante sul piano della competitività delle imprese tecnologiche e del sistema Paese tutto. E si capisce bene il motivo di questo fatale meccanismo dalle parole pronunciate nel 2019 da Benjamin Netanyahu: “Cyber is a great business. It’s growing geometrically because there is never a permanent solution, it’s a never-ending business”. Ancora una volta il successo è il figlio naturale di una visione. ( Continua )

Andrea Cortona

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