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Il momento delle scelte

Come accade ormai sempre più di frequente ai sondaggisti durante le competizioni elettorali sia amministrative che politiche (quelle recenti per la Presidenza degli Stati Uniti d’America ne sono solo l’ultima prova lampante) ,  anche i virologi che si occupano di covid19 sono stati a più riprese smentiti dai fatti .

Tutte e due le categorie  tendono a essere imprecisi, con margini di errore molto più elevati di quelli realizzate in altre nazioni. Per capire quanto, facciamo il caso delle politiche del 2013 in occasione delle quelli i sondaggisti non avevano affatto previsto il successo del movimento 5 stelle, che ottenne allora circa un quarto dei voti con un errore medio dei sondaggi di circa il 40%. Da un punto di vista statistico, per dare un riferimento, il margine di errore consueto dovrebbe essere invece – a seconda di come viene condotta la rilevazione – intorno al 3-4%. I virologi ancora oggi non hanno saputo fornire una lettura univoca della pandemia da corona virus, così da rendere impossibile una programmazione cautelare programmatica di “chi deve fare cosa” .

Questa inaspettata notorietà, come sempre accade nella società dell’apparire quale è ormai la nostra, ha creato delle vere e proprie star televisive, non tanto o solo in funzione di quello che dicono, ma di come lo dicono, come si vestono e come contrastano quanto detto da altri colleghi. Una vera  e propria perdita di valori  in generale  e di certezze in particolare.

Nessuno è più credibile, nessuno ci ha capito niente. Tutti parlano ma nessuno propone iniziative o soluzioni finalizzate a risolvere i problemi della gente,  e con questa serie di attenuanti generiche, si continua a morire per il virus e per la crisi economica.

Le statistiche che quotidianamente ci vengono propinate da tutti i media , dal Governo centrale e da quelli locali, creano sbigottimento, paura e diffidenza nel prossimo e non è con la paura che si combatte un nemico invisibile ma nel rendere consapevoli i cittadini di cosa sia o si pensa possa essere il virus , di come riconoscerne i sintomi e come intervenire alle prime ipotetiche avvisaglie dei fenomeni sintomatologici.

Ma cosa fare in un momento in cui i pronto soccorso sono di nuovo sotto assedio, le categorie fragili in maggiore difficoltà e le manutenzioni delle aree pubbliche sempre più abbandonate e loro stesse ?

Passiamo ad una analisi sintetica per punti che ebbi già a trattare a puro titolo esemplificativo in un mio intervento precedente proprio  su queste pagine .

Uno dei  punto essenziali  è certamente  l’attivazione di centri sociali diurni a favore delle categorie cosiddette fragili e l’ attivazione di ambulatori pubblici , convenzionando anche quelli privati come centri di “primo soccorso” , dove il cittadino possa ricevere  risposte pressoché immediate, nel caso in cui il proprio medico di famiglia sia impossibilitato ad effettuare una visita senza appuntamento (anche solo perché già impegnato con le visite ambulatoriali prenotate e senza possibilità di inserire appuntamenti nei giorni successivi) e nel caso in cui la problematica non sia tale da demandare il tutto ad un accesso al pronto soccorso e/o ad un intervento della guardia medica perché questa, al momento, non sia ancora di turno. All’interno di questi Ambulatori opereranno giovani medici tirocinanti che avranno un apparato video  telefonico tipo quello in dotazione alle forze di polizia che registri, ove necessario, sia la visita sia ambulatoriale che domiciliare e che gli renda possibile un video contatto con un medico specialista in caso di patologia grave o presunta tale. A tal fine dovrebbero essere attivati dei veri e propri “ centri di ascolto” che integrino i nuovi e sempre più sofisticati sistemi telematici per fissare analisi mediche, visite ed interventi ambulatoriali  che , anche se sembrano velocizzare l’attività per le giovani generazioni , facilmente si allontanano ed isolano le categorie più fragili, gli anziani in modo particolare. Chi pensa e rende operativi questi nuovi sistemi telematici, pare non riesca a comprendere, semplicemente perché magari non ci pensa in occasione dell’analisi preliminare dello studio del sistema, che dall’ultimo rilevamento Istat, realizzato  sull’ età media della popolazione italiana effettuato a metà 2018, risulta che in meno di 30 anni gli ottantenni in Italia sono più che raddoppiati, passando da 1 milione 955 mila a 4 milioni 207 mila, vale a dire il 7 per cento della popolazione residente. Il dato emerge dal confronto tra i dati Istat del Censimento del 1991 e quelli pubblicati nel 2018. L’Istat segnala il forte aumento della popolazione anziana (65 anni e più) in termini sia assoluti (da 8,7 milioni a 13,6 milioni) sia percentuali rispetto al totale di popolazione (dal 15,3% a 22,6%). Nello stesso periodo, diminuisce di quasi un milione di unità la popolazione con meno di 15 anni (da 15,9% a 13,4% del totale della popolazione) e di oltre 300 mila unità quella di 15-64 anni (da 68,8% a 64,1%). L’età media, che alla data del Censimento 1991 era al di sotto dei 40 anni, nel 2018 supera i 45 anni. Al primo gennaio 2018 la popolazione residente in Italia era pari a 60 milioni 484 mila unità. Questi elementi dovrebbero far pensare ad un diverso approccio tra chi organizza le strutture pubbliche ed i potenziali fruitori dei servizi.

Quando si parla di una Italia indietro nell’utilizzo delle apparecchiature tecnologiche rispetto agli altri Paesi europei,  si dovrebbe tenere conto che nei rapporti con la Pubblica Amministrazione (per informazioni, pagamenti e gestione pratiche) i  cittadini italiani che utilizzano Internet sono solo il 23%, rispetto a una media UE del 55%, collocandoci al 27° posto in Europa, precedendo sola la Romania. Dati drammatici, ma le Amministrazioni pare non tenerne debitamente conto quando organizzano nuovi servizi. Il combinato disposto tra questi due rilevamenti statistici, dovrebbe allertare soprattutto la pubblica amministrazione in un necessario cambio di rotta nell’approccio con l’utenza.

 Creare un sistema peraltro di semplice realizzazione che sintetizzo come di seguito. Preliminarmente sarà comunque necessaria la realizzazione di un censimento degli over 70 nell’intero comune di Firenze (comune campione).

Creazione di un apparecchio che collegato alla rete wi – fi del Comune di Firenze consenta all’anziano, al disabile, all’appartenente ad una delle categorie cosiddette “fragili” (persone assoggettate a violenza di genere, ad usura , vittime del gioco di azzardo, cyber bullismo, tossicodipendenza  ed altro ancora) o semplicemente ad un loro familiare o congiunto a qualunque titolo, in caso di necessità o di urgenza di collegarsi con il call center semplicemente appoggiando o inserendo nell’apposita fessura di un apparecchio (tipo quello utilizzato per i pagamenti con la carta di credito) la tessera sanitaria.

Sullo schermo dell’operatore 055055, compaiono gli estremi della tessera sanitaria con i dati dell’utente che richiede la prestazione e la posizione dell’apparecchio utilizzato.  L’accettazione della chiamata consente senza alcun altra operazione da parte dell’utente di avere un collegamento audio in viva voce. L’utente esplicita la richiesta e l’operatore smista la chiamata sulla base della richiesta pervenutagli.

Facciamo l’ipotesi di una richiesta di intervento sanitario.

La chiamata viene smistata ad un medico neo laureato che ha iniziato il periodo di tirocinio il quale sulla base di quanto segnalato dall’utente e dall’esame della cartella clinica dello stesso, reperibile in automatico  dal momento che, per l’attivazione del servizio, si è utilizzata la tessera sanitaria e quindi potrà collegarsi al presidio ASL competente per territorio, per gli accertamenti del caso. Se il medico ritiene opportuno un accesso presso l’abitazione dell’utente lo potrà fare, contando su un’autovettura di servizio, pur continuando a tenersi a disposizione per le risposte telefoniche. Il giovane medico, ove lo ritenga necessario potrà contare su una serie di tutor, docenti universitari o primari, o comunque medici specialisti in funzione della presunta patologia della quale potrebbe essere affetto l’utente. Il collegamento è sintetizzato non solo dal contatto telefonico ma da una mini telecamera con la quale potrebbe essere effettuato un collegamento visivo per agevolare la valutazione da parte dell’esperto al momento della vista domiciliare. Ma il call center potrà effettuare collegamenti con giovani futuri dottori commercialisti all’uopo delegati dal proprio ordine professionale di riferimento, previo stipula di convenzione con l’agenzia delle entrate – riscossione,  la quale rilascerà specifiche password ai giovani futuri dottori commercialisti, con l’accesso esclusivamente finalizzato, sulla base del codice fiscale dell’utente che richiede informazioni al call center per l’accertamento , al fine di poter fornire informazioni, ad esempio su un avviso di accertamento o di una cartella esattoriale. Molto spesso infatti, arrivano ad anziani cartelle esattoriali magari di poche centinaia di euro di non facile interpretazione che vengono pagate “a prescindere” dopo aver valutato il rischio di pagare interessi e sanzioni in caso di ritardato pagamento ed oneri professionali ad un avvocato o ad un commercialista che effettua gli accertamenti del caso, senza magari capire la cartella a cosa si riferisca. In contrasto con i dettami dell’art. 53 della Costituzione.

Supporto sanitario, supporto fiscale, supporto psicologico e possibilità di segnalazione di operazioni illegittime, soprusi e tanto altro ancora.

Si creano i presupposti perché giovani professionisti, acquisiscano “operando sul campo”,  quei punteggi necessari  a poter espletare la libera professione non solo con esami teorici ma prevalentemente con interventi pratici. Si ridurrebbe, conseguentemente,  il carico che quotidianamente va a gravare  sui pronto soccorso dei nostri principali ospedali .

Altro punto potrebbe essere l’attivazione o dove già esistano, il potenziamento degli “orti sociali”, attrezzati a spese dei Comuni e delle Regioni, su terreni opportunamente recintati di loro proprietà o di proprietà dello Stato o di Enti locali ed all’attualità non utilizzati ed incolti. I volontari che ne faranno richiesta si obbligano a consegnare il 30 per cento dei prodotti realizzati alla Caritas diocesana. Il contratto dovrà essere  triennale per consentire una parte di ammortamento degli eventuali acquisti effettuati dal conduttore

Infine, potrebbe essere utile porre in essere, la creazione di un centro regionale per il “volontariato” che coordinerà le varie richieste di collaborazione provenienti da comuni cittadini, così come quelle provenienti da  immigrati regolarmente censiti i quali, su base volontaria, in funzione della propria originaria attività professionale o sulla base della loro disponibilità, andranno ad operare sotto la guida di un tutor inquadrato nella pubblica amministrazione, nei vari settori che vanno dal giardinaggio, all’attività forestale, alla manutenzione edilizia come manovali, idraulici, carpentieri , elettricisti, operatori ecologici ed altro, per il recupero della propria  dignità e per acquisire un punteggio sulla base del proprio corretto operare, sulla base della propria disponibilità . Alla fine del percorso dopo aver frequentato una scuola bilingue (quella della nazione di nascita o provenienza e quella italiana) con lo studio della loro e della nostra Costituzione e con un corso di educazione civica per una convivenza civile e tollerante delle rispettive fedi religiose, otterranno un doppio attestato: quello didattico bilingue e quello della tipologia di lavoro svolto opportunamente rilasciato dalla Regione, che sarà riconosciuto valido come tirocinio per l’iscrizione all’anagrafe temporanea “speciale” oltre che per il riconoscimento del permesso di percorso temporaneo. Così l’obbligo della volontarietà e l’opportunità della proposta da parte degli uffici competenti verrà segnalata sulla scheda informatica del soggetto. Dopo tre proposte di collaborazione, ripeto ancora, su base volontaria, in assenza di adesione, la posizione verrà segnalata alle competenti autorità per  gli adempimenti del caso. Un po’ alla stregua del cosiddetto reddito di cittadinanza. Non possiamo più permetterci di  “mantenere” persone che dopo una prima doverosa assistenza, non restituiscano un seppur minimo contributo in termini di lavoro e di rispetto per chi li ha accolti.  

Non è più il momento di titubare. E’ il momento delle scelte. E’ importante dire no e dire si al momento opportuno e quel momento è oggi.

Mahatma Gandhi diceva: “Un no pronunciato con convinzione è molto migliore di un sì pronunciato unicamente per compiacere o, ancora peggio, per evitare problemi.”

Riflettiamoci su.

Giorgio Fiorenza