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PANDEMIA E CIBO, I DISTURBI ALIMENTARI SONO IN AUMENTO

Inutile nasconderlo. Lo stato di emergenza, con le relative misure di contenimento dei contagi da Covid-19, dovrebbe concludersi il 30 aprile, ammesso che il Governo non stia pensando ad un’ulteriore proroga dopo quelle che si sono susseguite nel corso dell’ultimo anno. Ma è bene dirsi chiaramente che gli effetti negativi che questa pandemia ha generato, si faranno sentire ancora. E chissà per quanto tempo ancora ce li porteremo dietro. La crisi economica che ha messo in ginocchio un’Italia intera, la perdita di posti di lavoro, il calo occupazionale, l’anno scolastico compromesso.

Ma non dobbiamo sottovalutare lo stato di salute mentale e fisico degli italiani. Non è la prima volta che tocchiamo questo argomento. Anche perché, si sa. Il Lockdown più in generale e tutti i provvedimenti che hanno limitato gli spostamenti e inciso pesantemente sulle abitudini quotidiane degli italiani hanno provocato non pochi effetti negativi. Abbiamo parlato dello stato di salute mentale. Ma un settore che troppo spesso, forse, è stato sottovalutato è quello che riguarda le abitudini a tavola degli italiani.

Il problema c’è. Ed è emerso chiaramente pochi giorni fa quando abbiamo celebrato la Giornata nazionale dei disturbi del comportamento alimentare. Parliamo di anoressia, bulimia, obesità e altre forme ancora. La pandemia e i relativi Lockdown hanno provocato un aumento di questo tipo di patologie nel nostro Paese. Secondo i dati forniti dal Centro Nazionale per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie, nei primi sei mesi del 2020 in Italia si sono registrati 230.458 nuovi casi a fronte dei 163.547 dello stesso periodo del 2019. L’aumento è evidente: parliamo del 30%. Quello che salta subito all’occhio è che si è abbassata la fascia d’età coinvolta. I disturbi alimentari, si è visto, hanno coinvolto pazienti anche fino a 11 anni. Sono tantissimi in Italia i giovani che soffrono di disturbi legati all’alimentazione.

Un’epidemia nell’epidemia. E non è poi così difficile individuare le ragioni che hanno portato a tutto ciò. I giovani, come abbiamo spesso detto, sono quelli che hanno sofferto maggiormente i vari provvedimenti restrittivi che si sono susseguiti con l’obiettivo di ridurre i contagi da Covid-19. Scuole chiuse e didattica a distanza, l’impossibilità a poter vedere i propri coetanei, vita sociale completamente azzerata. La noia, le giornate tutte uguali, il cibo sempre a propria disposizione e spesso in abbondanza. Ma anche la voglia di mettersi alla prova in cucina, con nuove pietanze non solo belle da vedere ma anche buone al palato. Tutto questo non ha fatto altro che aggravare una situazione e una problematica che il nostro Paese conosceva già benissimo.

Irma Annaloro

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