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PANDEMIA: OVVERO LA DIDATTICA NEGATA?

E’ purtroppo evidente e risaputo che la pandemia abbia letteralmente travolto e quindi pesantemente condizionato anche il mondo della scuola. Come per molti lavoratori costretti all’inusuale smart-working, così milioni di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, si sono ritrovati, magari a turno, a vivere l’inconsueta e complessa esperienza di seguire le lezioni da casa. Il tutto, condito da vari problemi, non ultimo quello di una connessione internet talvolta discontinua e tale da non consentire di svolgere al meglio l’orario scolastico. Molte e ripetute, pertanto, le proteste da parte di studenti, famiglie e degli stessi insegnanti che si sono trovati, improvvisamente, a gestire una situazione, senza il doveroso e concreto apporto delle Istituzioni e privi di fondamentali linee guida. Si è quindi molto dibattuto e tuttora la questione è di stretta attualità sull’opportunità o meno di reiterare questa tipologia di didattica. L’emergenza, ahinoi non ancora conclusa, ha comportato, in alcune occasioni, scelte molto drastiche e controverse, ma è palese come sia estremamente difficile generalizzare. Vero è che, comunque, da marzo dell’anno scorso, anche il settore della scuola ha subito forti ripercussioni, tanto che ragazzi e ragazze hanno visto pesantemente ridimensionato, in più occasioni, il loro consueto approccio con la normale didattica. Un plauso, dunque, ai professori che, pur tra mille criticità, alcune prevedibili, altre un pò meno, sono riusciti a fornire, ugualmente, una buona assistenza educativa ai propri allievi. Salti mortali, poi, sono stati sovente richiesti a quei genitori che, lavorando, hanno dovuto trovare soluzioni alternative per non lasciare da soli i figli a casa. Insomma, il Covid-19, oltre ai drammatici effetti diretti per la salute e l’economia, ha grandemente danneggiato pure la cultura, intesa, in questo caso, nella didattica. Anche l’anno scolastico in corso, quindi, è destinato a concludersi, ad esempio, con un esame di maturità rivisto e con tanti studenti sempre più disorientati e psicologicamente provati. Il nostro auspicio, dunque, che poi è quello di tutti, punta, su questo tema, ad uno specifico e chiaro obiettivo: da settembre, si possa tornare tutti regolarmente ed in modo continuativo sui banchi. Ciò vorrebbe dire che il Coronavirus non è più cosi capillarmente presente e che, finalmente, si possa intravedere la fatidica e salvifica luce in fondo al tunnel. Ne abbiamo, studenti o meno, terribilmente tanto bisogno!

Manuel Vescovi

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