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Questa è la nostra visione del futuro. Tu che visione hai per il futuro del nostro Paese?

Querelle di partito o querelle di Governo? Ne l’ una ne l’ altra: solo un cortocircuito ideologico tra il dire ed il fare ed il fare quel che si dice.

Se si volevano vedere i segni della discontinuità rispetto al precedente Governo, ebbene questi segni iniziano a darsi e lo stesso stop alla esportazione dei vaccini verso Paesi extra UE né è di sicuro la plastica dimostrazione ben oltre l’ intervenuto avvicendamento registrato nei confronti di Cimabue Arcuri.

E l’ urlo significativo del suddetto cambio di passo sta tutto nel profondo silenzio reverenziale dell’ Europa che non solo non interferisce, ma addirittura plaude, con il risultato che, a parte la prudenza della Germania, vede altri Paesi, Francia in primis, indirizzati ad emularne l’ iniziativa.

Detto cambio di passo o discontinuità si chiama infatti autorevolezza e non è certo una novità: si era da tempo abituati al fatto che una semplice alzata di sopracciglio dell’ allora Governatore della Banca Centrale bastasse a muovere milioni di euro, così come del fatto che anche la riluttante Germania ed il suo Governatore della Banca Centrale, si erano alla fine allineati al volere di Super Mario ai tempi del Quantitative Easing.

Il problema semmai rimane un altro,  e per superarlo occorreranno  tempo e pazienza, come tempo e pazienza occorreranno per superare questa crisi, pandemica prima  ed economica poi, che sta in questi giorni sferrando il suo feroce colpo di coda.

E questo sta tutto semmai nel necessario superamento della doppia anima del Governo e nella sua necessità di ricercare comunque i voti in questo Parlamento,  la cui attuale composizione irreale e poco rappresentativa dell’ attuale maggioranza della volontà dei cittadini, è sotto gli occhi di tutti.

Come è evidente, infatti, la necessaria spartizione dei compiti che si è dovuta effettuare obtorto collo, richiedeva al Premier di dover riservare a se il governo dell’ economia e tutti i relativi dicasteri, dovendo tuttavia lasciare  all’ altra anima del precedente Governo Conte  il compito del contrasto all’ epidemia da Corona virus. Di qui la reiterazione della fallimentare politica di quest’ ultimo ed i consequenziali provvedimenti assurdi con i quali ci si continua confrontare.

Ma sempre come in amore non  è necessariamente per sempre e l’ avvicendamento del Commissario straordinario, così come le dichiarazioni tombali del Presidente del Consiglio sull’ultimo DCPM nella misura in cui questo decreto sarà il primo e l’ ultimo del suo Governo sono assai eloquenti. E non servirà attendere i suoi futuri disastrosi effetti per intuire come simili provvedimenti (certamente non più di necessità ed urgenza) vadano restituiti alla centralità del Parlamento e non a fittizi decreti legge ed atti consequenziali. Draghi lo sa bene e non lo manda a dire all’ altra parte dei cavalieri della sua tavola rotonda che verrà messa drammaticamente di fronte all’ evidenza dei fatti e che finirà quindi per affondare di nuovo nei suoi stessi errori per finire di accettare il suo relativo “commissariamento”.

Il problema prima ancora che economico, continua infatti ad essere politico e le dimissioni del Segretario PD Zingaretti a seguito di una crisi interna al suo partito (come sempre più preoccupato di poltrone che di problemi veri),  così come analogamente nelle crisi isteriche nell’ altro campo dei Cinque stelle (questi ultimi prima ancora delle poltrone preoccupati piuttosto della loro stessa sopravvivenza), stanno del tutto a dimostrarlo.

E su tutto, e non a  caso, il vero silente nocciolo duro della querelle interna ai partiti, la quinta colonna, o, se preferite,  il grande conviviato di pietra, rappresentato dalla riforma della legge elettorale in gestazione e del criterio maggioritario di cui la si vuole dotare atteso il fatto che più che rappresentatività i fatti dimostrano occorra selettività. 

Di qui le guerre in atto, come è stato scritto, fra grandi identità o grandi partiti contendibili: due approcci culturali appunto molto diversi tra loro ideologicamente, politicamente e strategicamente, e che si dividono su tutto a partire dalla famiglia, al lavoro, all’ economia assistita o meno, alla geopolitica. 

Si parte quindi dal concetto tradizionale di famiglia, di parità di genere, fino ai grandi temi delle privatizzazioni o del recente ritorno di fiamma delle nazionalizzazioni (Caso Montepaschi, Alitalia, Autostrade, Ilva di Taranto ecc. docet), passando per la guerra in atto fra il parassitario assistenzialismo di cui il reddito di cittadinanza è il vero e proprio  capolavoro, e i fautori della competitività, della meritocrazia e dello sviluppo economico e sostenibile.  

Hai voglia a rilasciare proclami e richiami all’ unità se non si finisce per comprendere come la governabilità e la stabilità dei governi  passa necessariamente per la governabilità e la stabilità dei partiti che dovrebbero davvero muoversi verso quel bipolarismo che maggiormente contrassegna i sistemi anglosassoni, sia pure permettendo all’ interno di ciascuna coalizione la coabitazione di diverse sensibilità destinate tuttavia a ricomporsi e compattarsi a seconda della leadership del momento.

Come si può comprendere il lavoro da farsi in termini politici e culturali è quindi enorme: ma questo deve prima necessariamente svolgersi all’ interno degli stessi partiti sia di maggioranza che di opposizione. E se è vero che di tempo ce n’ è, è altrettanto vero che non ce n’ è poi così tanto, visto che i tempi dell’ economia non sono certo quelli della politica e mentre gli altri discutono, come i capponi di manzoniana memoria,  l’ Italia affonda.

Mauro Mancini Proietti

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