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SCANDALO PALAMARA: SESSANTASETTE MAGISTRATI CHIEDONO L’INTERVENTO DEL GARANTE DELLA COSTITUZIONE

Mi sono chiesto in più occasioni se la radiazione del dott. Luca Palamara da parte del Consiglio Superiore della Magistratura rappresentasse per una parte della Magistratura un modo per porre nel dimenticatoio i gravi fatti che lo stesso Palamara ha reso pubblici, o se, in tale ipotesi,  si sarebbe comunque levata dall’interno della stessa Magistratura, quantomeno da parte di quei magistrati, la maggioranza, posizionati al di fuori delle logiche correntizie, la richiesta di un esame approfondito di quanto  accaduto nel corso degli anni, ciò per amore della verità e per riportare anche all’interno delle carriere dei magistrati il principio meritocratico. Mi ero espresso affermando che l’eventuale, da me temuto, tentativo di insabbiare ciò che stava emergendo, avrebbe costituito una ferita profonda inferta alla Giustizia, alla società civile ed a quei magistrati che onestamente progrediscono nella loro carriera in forza della loro professionalità e della loro serietà (del curriculum!), senza prescindere dall’etica. Quanto accaduto anche negli ultimi giorni dà prova che detto mio timore era fondato. Di pochi giorni fa infatti la pubblicazione da parte di un cospicuo numero di magistrati di un vero e proprio appello rivolto al Presidente della Repubblica, quale garante della Costituzione, per chiedergli di assumere provvedimenti urgenti al cospetto di un “quadro complessivo sempre più inquietante e inaccettabile”. In particolare, così si esprimono detti magistrati, preso atto che pochi tra i tanti  individuati come “unti” dal Sistema hanno  liberato l’Istituzione che rappresentavano “dal peso di una situazione divenuta oggettivamente insostenibile, facendo un passo indietro, con le dimissioni da taluni incarichi ricoperti” e che  in relazione ai comportamenti dagli stessi tenuti “difettano le doverose iniziative delle autorità competenti ma, sotto il profilo disciplinare, si è anche registrata l’adozione di una generale direttiva assolutoria, col conseguente rischio che comportamenti di tale genere, anziché essere sanzionati, siano avallati e ulteriormente incentivati”, diventa improcrastinabile  non soltanto l’intervento del Presidente della Repubblica ma anche della Politica, mediate l’istituzione di una commissione di inchiesta, così da fare chiarezza sulle  responsabilità dei singoli all’interno di un Sistema capace di condizionare la vita anche politica del nostro Paese. Vedremo adesso se finalmente le Istituzioni  chiamate in causa da un numero sempre maggiore di magistrati,  – ai quali va il nostro più sincero ringraziamento  anche soltanto per il coraggio mostrato nel prendere una posizione netta contro quel Sistema delineato da Luca Palamara, la cui esistenza ed il cui modus operandi sono stati certificati di recente da alcuni provvedimenti della  Corte dei Conti e di alcuni Tribunali Amministrativi, – sappiano farsi doverosamente portatrici delle suindicate istanze o se le “doverose iniziative” continueranno a languire.  La Politica al cospetto di un’occasione unica, forse irripetibile, per riportare il principio meritocratico in ogni settore del nostro Paese.

Silvio Pittori

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