Una nuova indagine per il commissario Balistreri
Un libro di Roberto Costantini

Commento a cura di Erika Basile
Si tratta del settimo libro sul commissario Michele Balistreri, che “voleva cambiare il mondo e il mondo ha cambiato lui”. “Il più controverso e tormentato detective italiano, l’uomo che nessuna donna vorrebbe accanto per tutta la vita e tutte per una notte, e che ogni altro uomo vorrebbe essere ma solo per un giorno.”
Oramai Balistreri è anziano e si trova a Lampedusa per il matrimonio della figlia, ritrovata per caso dopo tanto tempo. E si ricorda di avvenimenti accaduti circa quarantanni prima, in Sardegna, dove lui fu inviato per punizione in quanto non era un poliziotto facilmente controllabile e tranquillo. Addirittura era soprannominato Callaghan: si può intuire il perchè.
Presso la questura di Nuoro deve occuparsi dei sequestri di persona, una piaga che affligge l’isola e disonora le persone perbene.
Prima si occupa del rapimento di Sara, una bambina di sei anni, figlia di ricchi imprenditori della zona, ma che verrà ritrovata morta nonostante sia stato pagato tutto il riscatto. “Un polso era bloccato da una catena lunga un metro, collegata a un anello di ferro incastrato nella parete di cemento” sottoterra. “E la vita era già finita.”
In Sardegna “ vige il codice barbaricino, dove la vendetta è consentita, anzi è obbligatoria”
E poi viene rapito da Villa Paradiso Billy, il figlio di un anno di costruttori romani senza scrupoli.
Passato e presente si mescolano nelle riflessioni di questo uomo “dall’animo tormentato e dal passato oscuro, ma con un inflessibile senso dell’onore e della giustizia”.
Si intrecciano la sua storia, quella di un giovane poliziotto con grandi ideali, le trame di una famiglia sarda malavitosa, la corruzione di un giudice e la voglia di riscatto di una giovane e bella donna sarda. .
Ma anche in questo caso niente è come sembra: le persone vogliono cambiare la propria vita, vogliono riscattarsi dalla loro condizione.
“Il destino da le carte all’inizio, ed è meglio giocare con quelle piuttosto che cercare di cambiare gioco”.
Balistreri ancora una volta mette in evidenzia “il dilemma tra rimpianto e rimorso, tra verità e giustizia”.




