A cura dell’Avv. Erika Basile

Questa è la domanda che riguarda milioni di italiani: insegnanti, alunni e genitori.
Ogni pomeriggio tanti studenti, dai più piccoli della primaria a quelli più grandi delle superiori,
trascorrono il loro tempo chini sui libri per svolgere i famigerati compiti per il giorno dopo.
Spesso tuttavia questa noiosa e talvolta inutile attività pomeridiana toglie del tempo ai ragazzi per coltivare le
proprie passioni, quali sport, danza, musica o al semplice non far niente dopo ore e ore trascorse in
classe la mattina seduti ad ascoltare gli insegnanti che spiegano.
I compiti dati per casa dovrebbero servire agli insegnanti per due motivi: da un lato gli studenti
dovrebbero essere in grado di trasformare l’ascolto passivo della mattinata in classe in
apprendimento attivo, vale a dire saper svolgere i compiti; dall’altro dovrebbero essere aiutare a capire le eventuali difficoltà degli studenti . Tale lettura presuppone che i professori il giorno dopo controllino se e come i compiti per casa siano stati effettivamente svolti, ma spesso ciò non avviene.
I compiti per casa dovrebbero servire agli studenti per consolidare il metodo di studio, l’autonomia, la capacità di fare collegamenti e, soprattutto a sviluppare il senso di responsabilità e di gestione del proprio tempo. Anche questa lettura ha un suo presupposto: che gli insegnanti abbiano, negli anni, spiegato un valido metodo di studio, quale ad es. l’uso delle mappe concettuali, le sottolineature, l’utilizzo di colori , gli schemi, etc.
Diversamente, lo studio fatto a casa diventa un semplice esercizio di memoria e le nozioni apprese si
perdono facilmente quando si passa all’argomento successivo: il c.d. apprendimento difensivo.
Dare i compiti per casa è dunque un compito molto delicato che rischia di creare o evidenziare soltanto disparità tra gli studenti.
E’ evidente che non sempre ci sono dei genitori in grado di supportare il lavoro dei propri figli; non
sempre il metodo indicato per uno studente si rivela adatto per un altro; un compito troppo
difficile potrebbe incrinare l’autostima di chi semplicemente con termini diversi avrebbe compreso. Si potrebbe non
assegnare compiti in fotocopia, ma individuare esercizi calibrati sulle reali esigenze di ogni singolo studente e , perché no, puntare sulla cosiddetta didattica cooperativa, vale a dire la capacità di lavorare in gruppo perchè un compagno
può suggerire e aiutare con la propria strategia chi invece non riesce a trovarne una propria.
La scuola, però, per come è strutturata, ignora gli stili cognitivi dei ragazzi: ogni persona usa
strategie ed espedienti mentali differenti per affrontare gli stessi compiti.
In conclusione, la scuola deve fare il massimo sforzo per valorizzare e favorire l’apprendimento, facendo del dare i compiti per casa uno strumento realmente utile e non un ostacolo al sereno progresso di ciascun studente, affinché nessuno rimanga indietro.

