LA BANDA DELL’ARANCIA MECCANICA

Un libro di Massimo Lugli

Commento a cura di Erika Basile

Massimo Lugli è stato per molto tempo nerista di “Paese Sera” e de “La Repubblica”. Nella maggiorparte dei suoi libri protagonista è un giornalista che si occupa infatti di cronaca nera a Roma.

L’autore ha romanzato anche alcuni dei casi più efferati di cronaca nera, che in passato hanno tenuto incollati agli schermi della televisione milioni di persone e che hanno occupato per molto tempo le prime pagine dei maggiori quotidiani italiani. Ricordo, per esempio, il delitto di Via Poma, il caso di Emanuela Orlandi, oppure il massacro del Circeo.

Il titolo di questo libro, pubblicato lo scorso anno, richiama alla memoria il famoso film di Stanley Kubrick del 1971, noto a tutti per la violenza gratuita ed esagerata a cui si abbondonano i giovani protagonisti. Se non avete mai visto il film “Arancia meccanica”, recuperatolo su qualsiasi piattaforma o cercate riassunti che spiegano la simbologia usata dal famoso regista.

Anche nel caso del libro il tema centrale è la violenza, sadica e spietata, con cui una gang ha colpito tra il 1979 e il 1983 nei quartieri più ricchi della Capitale: Parioli, Olgiata, Eur, Flaming. Si tratta delle “gesta orrende di due romani provenienti dalla borgata di Torre Angela, Agostino Panetta e Maurizio Verbena”. Questi personaggi, definiti “coatti”, hanno rubato, terrorizzato e stuprato moltissime vittime, nelle loro case, senza che nessuno riuscisse a prenderli o comunque ad individuarli. 

Nel libro gli inquirenti cercano casi simili di aggressioni o di rapine violente nelle ville o negli appartamenti di chi ha un sacco di soldi, ma non sempre tutti denunciano. Inoltre, in quel periodo le donne non hanno il coraggio di denunziare di essere state vittime di aggressione sessuale, per paura di uno scandalo o per la morale dell’epoca che le colpevolizzava. “Spesso chi viene violentata tace, un po’ per vergogna e un po’ perchè fa finta che non sia successo niente con se stessa”. Ricordo altresì che soltanto nel 1996 la violenza sessuale sulle donne diventa un reato contro la persona piuttosto che un reato contro la morale.

Questi romani mettono a segno colpi da milioni di lire e a volto scoperto: rubano pellicce e tappeti preziosi, si fanno aprire le casseforti piene di gioielli e di contanti.

La gang sembra quasi prevedere o addirittura anticipare le mosse delle forze dell’ordine. Gli investigatori si pongono la prima domanda inquietante: è qualcuno che conosce bene le regole della polizia o dei cugini? E’ uno di loro!! 

Viene ritrovato sul luogo di un tentativo fallito di rapina un bossolo di una pistola in dotazione solo alle forze dell’ordine. E poi c’è la questione degli orari: “I banditi escono sempre da casa delle vittime a un’ora precisa, le 6.45. e a quell’ora c’è il cambio delle volanti….Roma è quasi completamente sguarnita.” E’ uno di loro!!: c’è la conferma.

“La verità spesso è più complessa di quello che appare e magari va aggiustata un tantino quando si tratta di fare giustizia.” Queste le parole che concludono il libro e che aprono a tanti e diversi interrogativi.

Se l’argomento vi interessa e vorreste approfondirlo vi consiglio anche la docu-serie “Bande Criminali Italiane” in onda su Sky Crime: uno degli episodi è dedicato a questa gang capitanata da un ex poliziotto, che ha messo a segno oltre 700 rapine.

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